“Trilogia d’amore e Teatro Civile”. Presentato a Roma il libro di Melania Fiore. Intervista con l’autrice e attrice

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Melania Fiore è stata spesso ospite delle nostre pagine in questi ultimi anni. Interviste, recensioni di suoi spettacoli, consuntivi di stagione. La seguiamo con simpatia da tempo. Melania è una ragazza innamorata pazza del teatro, ma non è un modo di dire. Dovreste parlarci dal vivo e guardarla negli occhi per capire che in lei arde veramente il sacro fuoco. Sprigiona entusiasmo, voglia di fare, propositi sempre nuovi, progettualità, impegno severissimo.

 Nella giornata di giovedì 14 dicembre, nella cornice del Caffè Letterario in via Ostiense a Roma, è stato presentato il suo primo libro, edito da La Mongolfiera editrice di Giovanni Spedicati: Trilogia d’amore e Teatro Civile. Tre testi scritti da lei, con tante repliche all’attivo e riconoscimenti raccolti in tutta Italia: L’amore in guerra, Partigiana e Tutto il mio amore. La serata è stata introdotta dall’editore Spedicati ed hanno dialogato con l’autrice Enrico Bernard (scrittore, drammaturgo, regista, autore del Manifesto del Teatro Snaturalista illustrato e pubblicato da Dario Fo, prof. Presso Università negli Stati Uniti e in Canada) e Giuseppe Manfridi, celebre drammaturgo (il più rappresentato in assoluto), regista, attore e sceneggiatore. Nel corso della presentazione, hanno letto alcuni brani, tratti dai testi pubblicati, lo stesso Manfridi, Andrea Giuliano (attore, regista e insegnante all’Accademia Nazionale Silvio d’Amico di Roma), Aldo E. Castellani, attore, regista e autore e l’attrice Elisabetta Raoli. Alla fine dell’evento, è il momento di intervistarla

Melania, ti seguiamo da tempo qui al Corriere dello Spettacolo. Ora è il momento di un bilancio credo, se hai deciso di pubblicare un libro contenente tre tuoi testi tra i più rappresentati e che tanta soddisfazione ti hanno dato.

E’ vero, ci seguiamo entrambi da tanto tempo! Sicuramente questo libro è stato per me un punto d’approdo, coronamento naturale di quella fusione tra una me stessa attrice e un’altra me stessa scrittrice che da tempo cerco di operare. Ho sempre scritto immaginando come stare in scena e come io o gli attori coi quali lavoravo avrebbero “vestito” quei personaggi rendendoli vivi, e viceversa, nell’atto dell’interpretazione, a come quelle parole potessero diventare carne, sangue, respiro. Dopo dieci anni di studio e lavoro a fianco del Maestro M. Scaccia nella sua compagnia di prosa Molière, ho sentito l’esigenza, da lui stesso incoraggiata, di creare storie, le mie, rispondendo ad un impulso creativo che ho fin dalle origini. Sono partita da “La Terrazza”, commedia corale approdata anche al Teatro Vittoria nell’ambito del Premio Attilio Corsini, per arrivare a L’amore in Guerra, ideato con il Maestro e a lui dedicato, vincitore del Premio Calcante 2014 alla Miglior Drammaturgia conferitomi dal SIAD, a Tutto il Mio Amore, vincitore di 6 premi nazionali, tra cui Miglior Attrice Protagonista e Miglior Spettacolo, con 100 repliche all’attivo e più di 3500 spettatori, fino a Partigiana, vincitore del Premio alla Cultura “come pregevole testimonianza di libertà” conferitomi dalla Sabina Universitas in scena presso il prestigioso Teatro Flavio Vespasiano di Rieti. Questi tre testi, composti con grande amore ma anche tanto sudore e fatica, in continua evoluzione, sono diventati tre spettacoli importanti, che sono tuttora fondamentali pezzi del mio repertorio e cieli in divenire. Non mi aspettavo una risposta così travolgente per testi che indagano sulle pieghe (e le piaghe) della nostra società e della nostra storia partendo da un tenero e spesso ironico punto di vista femminile. Ecco perché ho deciso di farne un libro: Trilogia d’amore e Teatro Civile.

Il tuo, in questo caso, non è  un teatro di narrazione tout court. Sia in Tutto il mio amore, ne L’amore in guerra, sia in Partigiana, l’interpretazione di personaggi è fondamentale nei tuoi spettacoli. E questi, lo ricordiamo, sono testi tuoi. Scritti, diretti e interpretati da te. Perché proprio questi tre titoli?

Forse perché in parte sono risposte alle mie domande. “L’amore in guerra” lo pensai con Mario, entrambi convinti che fosse un ossimoro interessante e adatto al disperato bisogno d’amare e di essere amate  delle protagoniste, creature di viva poesia nell’apocalittico scenario della Germania nazista. “Partigiana” non è solo la storia di una ragazza romana divenuta per necessità e desiderio staffetta partigiana dei GAP in una “Roma città Aperta”: si riferisce più alla scelta di questa ragazza, per dirla alla Gramsci, di parteggiare, di non essere indifferente e prendere una posizione, drammaturgicamente resa con una marionetta che in scena diventa viva. “Tutto il mio amore” per una terra bellissima e piena di sole, ma anche per un piccolo mondo antico di affetti familiari e di cose semplici è la risposta più evidente al Nulla creato da una società sparente, a causa della perdita d’identità, della mancanza di futuro per i giovani, delle speculazioni ambientali. Della Calabria, in questo caso, terra d’origine della protagonista, ma dell’Italia, in senso più ampio. Qui l’amore è tutto nell’avere il coraggio di restare seduti su una vecchia sedia di paglia davanti ad un muro. E davanti a voi.

In Tutto il mio amore affronti la tematica dell’ecomafia in terra di Calabria, quando quasi tutti conoscono solo quella in Campania. Come nacque in te questa esigenza?

Sono d’origine calabrese anch’io e avevo assoluta necessità interiore di sapere, di capire. Tutti i miei testi partono da un forte desiderio di comprendere certi aspetti della nostra società, attraverso uno studio intenso e rigoroso, partendo dalla drammaturgia, dal teatro vivo e pulsante. Nel caso di Tutto il mio Amore, sono partita dal mio Paese delle Fate, come lo chiama Carla, la protagonista della storia, da una terra che sembra stia sparendo, inghiottita da un misterioso Nulla. C’entra la Storia Infinita, geniale film fantasy degli anni ’80 tratto dal libro di Michael Ende , c’entra l’abbandono coatto di rifiuti tossici e radioattivi che hanno, secondo comprovati studi medici, determinato un aumento della percentuale di tumori, c’entra una ragazza che ama un ragazzo che improvvisamente muore, una nonna straordinaria e depositaria della memoria di una famiglia, un bambino che sta per nascere ed una sedia, che sono mille anni che è lì.

6Credi molto nella capacità del teatro di scuotere le coscienze?

Credo che il teatro sia un mezzo di comunicazione molto potente, senza filtri, che si nutre della capacità dell’attore di creare un mondo di senso e renderlo vivo agli occhi dello spettatore. Quest’ultimo, parte integrante di un atto d’amore totale, ne viene intimamente coinvolto e spesso si sorprende a commuoversi, a ridere, a piangere, a pensare, a prendere consapevolezza. Uno dei ricordi più belli che ho è una rappresentazione di Tutto il mio Amore in cui alla fine tutto il pubblico che gremiva il teatro, tra cui c’erano tantissimi ragazzi, si è alzato, applaudendo talmente forte e talmente a lungo che sono rimasta immobile, pietrificata dall’emozione. La forza del teatro.

Allieva del grande Scaccia, tanta gavetta, tanto studio (ricordi sempre l’aneddoto di lui ottantenne che col libricino sotto braccio diceva “devo andare a studiare”). Che idea ti sei fatta del teatro italiano, è come lo sognavi all’inizio?

Il teatro è stato per me un amore corrisposto fin dall’inizio. A circa vent’anni  sono diventata allieva del Maestro Scaccia, col quale ho studiato i grandi classici e recitato fianco a fianco in molti spettacoli. Per citarne alcuni: l’Alcyone  di Gabriele D’Annunzio coi due primi ballerini del Teatro dell’Opera Laura Comi e Mario Marozzi, Teatro Comico e no di Maria Luisa Spaziani, Questacosavivente detta Guido Gozzano (dove in entrambi ero attrice e pianista). Studiare e lavorare con Mario, questo attore intelligente e fine, dalla geniale ironia, che in sé racchiudeva il ventesimo secolo e che ERA il Teatro, è stato un sogno realizzato, un atto d’amore portato a sublime compimento. Come tutti gli amori intensi e profondi, tuttavia,  quello per il teatro non mi ha risparmiato sacrifici, delusioni, paura del futuro. Il mondo del teatro italiano oggi, per citare proprio il Maestro, “quando è vero Teatro, ha un sapore di dilettevole anacronismo”, ed è spesso un teatro cosiddetto “di nicchia”, fuori dai circuiti più commerciali, un’impresa quasi donchisciottesca. Fuori dalla cerchia delle grandi compagnie di giro c’è tutto un sottobosco di autori e attori di talento, che raramente si trovano nei cosiddetti “teatri importanti”. E’ stato terribilmente difficile per un’autrice-attrice come me, un po’ outsider, come lo era in fondo anche Mario, con una sua propria originale poetica, farsi strada. Ad ogni modo, oltre l’esperienza con Scaccia della quale ho ampiamente spiegato l’importanza, ho avuto la fortuna d’incontrare anche altri grandi autori e registi coi quali ho collaborato, e in qualche caso stretto interessanti sodalizi artistici che ancora proseguono, come con Enrico Bernard o con Giuseppe Manfridi, e come autrice-attrice-regista, con studio incessante e continuo lavoro su me stessa, partecipando a festival, residenze, o proponendo il mio lavoro a vari teatri italiani, sono riuscita in modo autonomo a tracciare poco a poco la mia strada.

Ho appena iniziato a volare. E’ vero, quindici anni di teatro senza soluzione di continuità non sono pochi, e ho raggiunto alcuni traguardi importanti dei quali sono orgogliosa, anche a livello autoriale: ma vorrei recitare di nuovo in una compagnia di prosa, fare tournèe, lavorare con tanti attori, cimentarmi, dopo tanto teatro contemporaneo, in una grande opera shakesperiana o col teatro di Ionesco, studiati a fondo con il Maestro. A questo proposito ho delle belle novità. Ma le lascio prima succedere!

Alla presentazione del libro c’erano due grandi autori come Enrico Bernard e Giuseppe Manfridi, coi quali hai collaborato molto in questi anni. Cosa significa lavorare con drammaturghi e registi così importanti?

Come ho detto prima loro sono per me, oltre che drammaturghi e registi di un grande rilievo, anche e soprattutto amici: ho collaborato con loro in molte produzioni, e ogni esperienza è stata intensamente formativa, fortemente umana. Con Enrico, drammaturgo e regista figlio del grande Carlo Bernari, autore del famoso Manifesto del Teatro Snaturalista illustrato e pubblicato da Dario Fo, docente di corsi presso università negli Stati Uniti e in Canada, ho iniziato a lavorare nel 2012, fondendo il teatro col comune impegno civile, spesso mettendo in scena anche  suoi bellissimi poemi drammatici, come Mary Shelley e Frankestein e Donne d’Amore e di Lotta. Nel 2018 saremo in scena a Roma e poi in tournèe in Italia con “Beatrice risponde a Dante per le rime”, undivertentissimo e a tratti struggente dialogo della “donna del paradiso” con Dante, che ci mostra l’aspetto umano e spogliato di ogni agiografia nella sua solitudine creativa, coi suoi dubbi ed angosce immancabilmente terrene. Con Giuseppe, apprezzatissimo drammaturgo, regista e attore, autore di opere come “Giacomo, il prepotente” che nel ‘98 ha debuttato al ‘Théatre des Champs Eliséés’ di Parigi, mentre ‘Zozòs’ nel 2000 è stato allestito al ‘Gate Theatre’ di Londra con la regia di Peter Hall, e ripreso con successo al Barbican nel 2003, è stato un incontro molto particolare: dopo aver assistito alla prima di Mary Shelley, nel 2015, mi scrisse un messaggio ricco di stima, in cui manifestò il suo desiderio che io interpretassi i suoi scritti, alcuni dei quali, disse, sembravano calzarmi su misura. Da allora interpretai due suoi testi, La Castellana, un noir ed Intervista ai parenti delle vittime, che hanno avuto un bel successo di critica e pubblico. Di lui ho amato subito la grande consapevolezza della scena, la potente carnalità della parola, e il suo vivere il teatro in modo totale e appassionato.

Il cinema rimane sempre un tuo sogno?

Assolutamente si. Dopo la Grande Bellezza di Sorrentino sogno di recitare in un altro grande film…. Dopo tutto il cinema è stato il mio primo amore, a quattordici anni.

Cosa pensi che emerga maggiormente in questa tua prima pubblicazione? Quale parte di te?

Credo che emerga il mio essere una persona che riflette sulla storia e sulla società, su tematiche importanti come la libertà, il coraggio d’opporsi a qualsiasi tipo di sopruso, la consapevolezza dei diritti civili come strumento per determinare il proprio futuro, l’importanza e la bellezza dell’essere donna. Le mie eroine sono forti, tenaci, non mollano, un po’ come me: sanno essere leggere come farfalle nella loro dolcezza, ma non indietreggiano mai di fronte al pericolo, e soprattutto, cosa indispensabile, non si prendono mai sul serio.

Sei felice?

Bella domanda! Risponderò con una citazione da Ombre e nebbie di Woody Allen: “Siamo tutti felici…. Se solo lo sapessimo”.

Paolo Leone

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