“La bastarda di Instanbul”. Storia d’una civiltà

Data:

Al Teatro Sala Umberto di Roma, fino al 25 marzo 2018

Compito dei filologi e degli storici d’un Paese è quello di ricostruire l’origini civili e tramandarne i valori fondamentali etico-sociali e politico-religiosi per osservarne lo sviluppo nel corso dei secoli e la sua situazione ai nostri giorni per darne un giudizio di miglioramento od apprezzamento.Questo è proprio quello che fa letterariamente Elif Shafak nel suo romanzo ”La bastarda di Instambul”, meravigliosa ricapitolazione storica e genealogica di due famiglie: una turca ”kazanik” a cui è dato più ampio spazio narrativo intorno ad un desco o tavola inbandita e l’altra Armena dei Stamboulian,che saranno rievocati da Amy in cerca dei resti della casa avita sul Bosforo. Nel testo, adattato teatralmente da Angelo Savelli, si parte dall’impero Ottomano,che conquistò Costantinopoli nel 1453,per arrivare alla nascita della repubblica Turca con ”Ataturk”, ovvero Mustafà Kamal il cui mausoleo è ad Ankara che tolse il fondamento religioso statale e proclamò la forma costituzionale democratica, dando i diritti pure alle donne tra cui quello di non portare il velo come ricorda la libera e trasgressiva Zeliha, incarnata dalla bella e sensuale Valentina Chico,alla sorella visionaria Riabanu, rappresentata da Serra Yilmaz impegnata fino a poco tempo fa nel dialogo ”Diario di una prostituta”. L’altre due sorelle, figlie di Gursum data da Marcella Ermini, sono la professoressa di storia Cetriye e la stravagante feride, rispettivamente Fiorella Sciarretta e Monica Bauco,che si sdoppia anche nella parte dell’armena Rose, divorziata dall’armeno Barsam da cui ha avuto la figlia Amy, che si sposa in seconde nozze con il giovane Mustafa, impersonato da un timido ed inetto Riccardo Aldini. Intanto Zelinha ha voluto dare alla luce la figlia illegittima Asya divenuta una ribelle teen ager nella moderna Istanbul, autentico crocevia di minoranze religiose, con complesse trasformazioni edilizie,in cui il tessuto sociale è integralista musulmano guidato da Erdogan. Dunque la Turchia è il ponte tra l’Oriente e l’Occidente,ma è pure la responsabile del primo genocidio della storia,quello Armeno del 1915, di cui si discute tra intellettuali revisionisti o meno nel Caffè Kundera. Amy è voluta venire sul mar di marmara per ritrovare la casa della nonna materna Sushan figlia del poeta Hovhannes ucciso dopo una lunga marcia dai Turchi, (ricordiamo il film”la fattoria delle allodole”), per cui si scontra dialetticamente con orgoglio patrio di Asya, ma poi le due si abbracceranno e baceranno nella speranza d’una futura,per ora impossibile per il diniego di colpe della mezzaluna,riconciliazione spirituale e culturale. Tuttavia alla fine non c’è pace n’è luce nella famiglia dei Kazanci in quanto Mustafa,tornato per recuperare la figliastra; per seguire una funerea linea maschile di mezz’età, si condanna ad un drammatico epilogo esistenziale, con il marchio d’una sfrenata dannazione sessuale. Si replica al teatro sala Umberto fino al 25/03.

Susanna  Donatelli

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