A tu per tu con Maurizio Rapiti, il pittore della calma e la quiete

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Maurizio Rapiti è un giovane pittore nato nel 1985 a Sansepolcro (AR). Vive e lavora nella vicina Città di Castello (PG). Dopo aver conseguito il diploma di scuola superiore si dedica alla pittura nello studio del padre Giovanni. Grazie al proprio stile e alla tecnica conseguita riesce subito a farsi apprezzare nel settore ottenendo diversi riconoscimenti nei concorsi di pittura. Conosciamolo più da vicino attraverso la seguente intervista…

Buongiorno Maurizio, inizio con una domanda che sicuramente ti avranno fatto tanti colleghi: come nasce la tua passione per l’arte, ma soprattutto il bisogno di esprimerti?

Avendo il padre pittore, penso che sia abbastanza scontato come sia giunto a maturare questa passione.  Il profumo dei colori ad olio, i cavalletti, le tele artigianali, i pennelli consumati, le pareti piene di quadri ed i libri di arte che riempiono librerie, questo è ciò che mi ha circondato da sempre. respiro arte sin dalla mia infanzia.  E la cosa più curiosa è che la passione per la pittura è arrivata postuma, le mie prime grandi passioni (da fruitore) sono state la musica ed il cinema, solo ad un certo punto della mia vita mi sono reso conto che dovevo cogliere questa opportunità di imparare uno strumento che mi avrebbe permesso di esprimere il mio estro, quindi intorno ai 25 anni chiesi a mio padre di insegnarmi a dipingere…

Quale è stata la reazione di tuo padre? 

Reazione positiva ovviamente.

Nelle tue opere usi molto il colore blu. Cosa rappresenta per Maurizio questo colore?

Il blu è il colore che più di ogni altro richiama la calma e la quiete. Per osservare un dipinto ci vuole tranquillità, così da poterlo comprendere, decifrare e farsi coinvolgere dalle suggestioni che l’opera evoca. Inoltre, Le atmosfere che cerco di richiamare in molti miei quadri sono incantate, sognanti, a tratti oniriche, quindi il blu di conseguenza aiuta molto ad evocare questo tipo di suggestioni.

La tua pittura colpisce per l’assoluto realismo delle pennellate, lo stesso realismo che come indicato nella tua bibliografia è costellato di simboli che rimandano all’esperienza surrealista di pittori come Magritte. Come si è sviluppato questo realismo nella tua opera? Ti sei ispirato a un artista o è nato in modo spontaneo?

Il realismo nelle mie opere è legato alla tecnica ed allo stile “importato” da mio padre, anche tutti gli esperimenti postumi che ho fatto in pittura sono comunque ancorati a questa formazione che è decisamente “ingombrante” nel mio approccio ai pennelli.  Per quanto riguarda i soggetti ed i temi dei miei quadri le fonti di ispirazione invece sono innumerevoli, cerco sempre di guardarmi intorno e contaminarmi il più possibile da tutto ciò che mi circonda. Ovviamente ci sono generi e pittori che hanno avuto un’influenza più visibile rispetto ad altri. Per esempio i pittori preraffaelliti. I loro dipinti contengono un bagaglio di nozioni enorme sulla tecnica pittorica, e sono sempre un punto di riferimento per un approccio alla pittura realista. Nei miei quadri sono visibili anche contaminazioni di Balthus, Magritte, ma spesso l’ispirazione nasce da suggestioni di altra natura, che possono essere legate ad altre forme d’arte o alla vita di tutti i giorni.

Nella tua opera il reale si esprime nelle forme e nei giochi di luci e ombre, la componente onirica è lasciata alla scenografia delle opere e agli elementi ivi disposti allo scopo di interagire con l’osservatore chiamato spesso a individuare rimandi e citazioni. Nelle tue opere mi sembra che ci sia un mondo vivente (forse molto autobiografico), ma fatto di gioia, serenità, pieno di luce e amore (questo al contrario di molti artisti). È come se la tua opera raffiguri un mondo opposto a quello descritto nel nostro quotidiano. Addirittura ho avuto la sensazione che i personaggi stessi della tua opera siano in qualche modo legati alla tua persona, in un contesto in cui rappresenti rapporti interpersonali sani fatti di rispetto e affetti. Questo è l’impatto che ho avuto con la tua opera. Per questo ti chiedo: come vede Maurizio la realtà e il quotidiano? Come vede i rapporti umani dei giorni nostri?

Con lo strumento pittorico si possono dare tanti messaggi che non necessariamente rappresentano il proprio pensiero nella sua completezza. Spesso si vuole mostrare solo un aspetto della realtà, magari quella a cui teniamo di più e che preferiamo rappresentare. Mi rimane più semplice dare un messaggio positivo, lavorare con soggetti che evocano serenità in chi li osserva, probabilmente perché sono molto pacifico e sereno di mio, ma non saprei dirti con certezza se questa è la mia realtà. Il fatto è che mi pongo più spesso la domanda del “come lo dipingo”piuttosto della domanda “perché lo sto dipingendo”, i miei dubbi di solito sono su come realizzare un soggetto, mai sul perché l’ho scelto, penso che il processo creativo debba essere spontaneo ed estraneo dai “perché”.
I rapporti umani vengono affrontati molto marginalmente nelle mie opere, solo in qualche rara eccezione hanno un ruolo protagonista. Non saprei dirti cosa ne penso senza rischiare di semplificare o banalizzare un tema che avrebbe bisogno di tanto spazio per essere approfondito, Posso giusto dirti che I rapporti umani sono fatti di compromessi e necessità indispensabili per ottenere una stabilità che da soli si fatica a trovare. Per vivere al meglio il rapporto con il prossimo, specialmente quello sentimentale devi trovare un equilibrio tra empatia, ego, capacità di dedicarsi al prossimo e di tutelare se stessi.

Chi sono i personaggi delle tue opere, come li scegli o cosa ti spinge a sceglierli e dipingerli?

Il soggetto maschile nei miei quadri è nella maggior parte dei casi mio fratello, scelta di comodità, ma anche legata al fatto che il legame di sangue lo rende il surrogato perfetto di me stesso, il soggetto più adatto a rappresentarmi senza ricorrere all’espediente dell’autoritratto.

Quali progetti hai per tuo futuro?

In questa intervista abbiamo parlato della serie di dipinti che in realtà avrei abbandonato da poco più di un anno a questa parte per dedicarmi alla serie di “classici rivisitati”, copie di dipinti famosi con inserimenti e modifiche per dare all’opera una rilettura in chiave ironica. Questo per spiegare che per il futuro prossimo l’intenzione è di proseguire quest’ultima serie. A Settembre sono previste due mostre: una mostra personale a Cortona, curata da Massimo Magurano di ArtAdoption dove presenterò i miei ultimi lavori ed una collettiva a Sansepolcro, un progetto site-specific dentro l’ex chiesa ora auditorium di Santa Chiara.

Giuseppe Sanfilippo

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