“Iphigénie en Tauride” al Grande di Brescia

Al Teatro Grande di Brescia, il 5 e 7 novembre 2021

È con Iphigénie en Tauride, summa degli ideali artisti perseguiti da Christoph Willibald Gluck, che il Circuito OperaLombardia dimostra quanto possano essere virtuose e coraggiose le scelte artistiche dei Teatri di provincia. Iphigénie en Tauride, penultima opera del compositore di Erasbach e mai rappresentata al Teatro di Brescia, oltre a rappresentare l’esemplificazione della cultura neoclassica nella razionale semplicità narrativa euripidea e per i temi eroici, è meravigliosa e compiuta espressione della riforma gluckiana del Teatro melodrammatico.

Diego Fasolis, attendo studioso del repertorio, si approccia alla partitura e pone attenzione alla parola quale espressione dell’uomo e della Verità, trovando nella musica il conseguente completamento. In un ricercato equilibrio tra phatos e ratio, il direttore svizzero, maestro riconosciuto a livello internazionale della cosiddetta esecuzione informata, ha fatto cantare (lui pure, in godibile mimica facciale) con freschezza di suoni l’orchestra dei Pomeriggi Musicali, compagine orchestrale non sempre rispondente alla tensione drammatica ricercata da Fasolis, soprattutto lungo il terzo e il quarto atto. La compagnia di canto combinava nomi di cantanti affermati con elementi giovani, offrendo un’esecuzione vocale abbastanza affiatata e godibile. A spiccare su tutti è stata Anna Caterina Antonacci nelle vesti della protagonista. Il soprano ferrarese ha eseguito Iphigénie en Tauride con coraggio, facendo valere l’arte di Melpomene appresa negli anni di carriera, compensando il materiale vocale non più omogeneo nei registri, pur ancora penetrante nell’ottava alta, con un’interpretazione partecipe e commossa. La sua Iphigénie è una donna classica, nel senso ellenico del termine, consapevole che è il fato a governare la vita dell’uomo mitico e che, se colto al momento opportuno, questo diventa propizio per la vita.

Accanto a lei, nel ruolo di Oreste, Bruno Taddia, il cui strumento vocale pur mostrando limiti di qualità e omogeneità, ha tratteggiato una figura tesa tra tormenti delle Furie, visioni e affetto amicale, quasi fraterno per Pylade. Uno scavo interpretativo sostenuto dalle migliori intenzioni, non sempre eseguite tuttavia in maniera elegante, causa forzature, sbiancature della voce e afflati eccessivi interpretativi. Mert Süngü impersonava il giovane re Pylade, e della giovinezza ne rimandava la baldanza nel fresco timbro, seppur non di tenore contraltino come previsto nell’edizione del 1779 dell’opera. Voce di facile e curata emissione, squillante, risolve in acuto con disinvoltura e brillantezza, raggiungendo con facilità le intenzioni espressive ricercate. Michele Patti era Toante, re dei Tauridi, efficace interpretativamente ma non altrettanto per l’esecuzione vocale, inficiata dall’incompleto controllo degli acuti che suonavano “aperti” e non immascherati.  Bel personale quello di Marta Leung, fascinosa Diana, vocalmente preferibile quale Donna greca. La regia dello spettacolo era di Emma Dante, che si è avvalsa della collaborazione di Carmine Maringola per le scene, di Vanessa Sannino per i costumi, di Cristian Zucaro per le luci e di Sandro Campagna per le coreografie. Lo spazio scenico, privo di ogni orpello decorativo era delimitato, a mo’ di skené greca, da un fondale in tessuto opalino: tramite il ricollocamento di monumentali colonne ioniche bianche, si caratterizzava di momento in momento. La lettura della tragedia da parte della Dante si soffermava sui topoi del rito di cui la cultura classica è ricca – la profezia, il sacrificio, la sepoltura -, ed è proprio con questa lente che vanno letti i pochi oggetti di scena presenti: il tableau vivant del primo atto, la coppa del secondo, l’altare del terzo, la cerva del quarto. Sulla scena, oltre ai protagonisti della tragedia, troviamo la presenza costante del coro femminile, in abiti neri, che si muoveva e agiva con le stesse funzioni di quello previsto dal Teatro Classico. Al termine dello spettacolo, in un teatro riempito non più di metà, il pubblico ha decretato una calorosa accoglienza a tutta la compagnia di canto, con punte di vivo entusiasmo per Caterina Antonacci e il Direttore Fasolis. Dopo le due recite bresciane lo spettacolo concluderà la tournée nei Teatri del Circuito OperaLombardia il 19 e 21 novembre al Teatro Sociale di Como e nei giorni 3 e 5 dicembre al Teatro Ponchielli di Cremona. Recita del 5 novembre.

gF. Previtali Rosti

Ph_Alessia_Santambrogio
Al Teatro Grande di Brescia, il 5 e 7 novembre 2021 È con Iphigénie en Tauride, summa degli ideali artisti perseguiti da Christoph Willibald Gluck, che il Circuito OperaLombardia dimostra quanto possano essere virtuose e coraggiose le scelte artistiche dei Teatri di provincia. Iphigénie en Tauride, penultima opera del compositore di Erasbach e mai rappresentata al Teatro di Brescia, oltre a rappresentare l’esemplificazione della cultura neoclassica nella razionale semplicità narrativa euripidea e per i temi eroici, è meravigliosa e compiuta espressione della riforma gluckiana del Teatro melodrammatico. Diego Fasolis, attendo studioso del repertorio, si approccia alla partitura e pone attenzione…

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