”AFGHANISTAN”. La storia dell’Impero Inglese rivisitata attraverso due secoli di guerre

Data:

Al Teatro Argentina di Roma, fino al 21 ottobre 2018

Nella riforma dell’ordinamento scolastico dell’istruzione superiore è prevista la riduzione delle ore dell’insegnamento di storia di cui molti ritengono di poter fare minor uso, a cuor leggero; niente di più in quanto quello che siamo ed il mondo in cui viviamo sono frutto del passato del suo retaggio mentale ed etologico. Se ce ne fosse stato bisogno ne abbiamo avuto conferma dalla visione dell’opera completa, divisa in 11 quadri, per la durata di circa 6h e mezza ”AFGHANISTAN” composta da storiografi e sociologi eminenti contemporanei, sul genere del film: 11/09/2001, dopo l’attentato alle torri gemelle,messo in correlazione con l’assassinio del capo tribale e Mujadin del Pamir e Panjshir il ”leone” feroce e spietato MASUD. Il capolavoro, che ci ha fatto intendere come la lezione frontale in classe ed i seminari all’università possano essere più utilmente sostituiti da un dossier acutamente e con intelligente silenzio meditato in presa diretta o live,era diviso in due parti ben calibrate come durata:il grande gioco,in cui si partiva dallo scontro iniziato nell’agosto del 1842 sul suolo asiatico contro l’impero vittoriano e proseguito con tre guerre per riconquistare l’indipendenza. Poi nella seconda parte con”ENDURING freedom” s’è vista la stabilità della libertà repubblicana sostenuta dagli AMERICANI.Domenica,l’occasione della rappresentazione è stata appositamente studiata,si sono svolte le votazioni politiche in AFGHNISTAN, e gli integralisti islamici hanno seminato morti per impedire la libera partecipazione elettorale. Ecco perché il dramma finisce con un’utopistica speranza disperata e tradita in questo polittico bifocale su due continenti; ragazze che volevano partire per il nostro mondo prima d’essere uccise con la valigia in mano da un cecchino. Una voleva restare nel caos privo di luce vitalema l’AFGHANISTAN resta tribolato dalla lotta senza fine politica e religiosa.

Susanna Donatelli e Giancarlo Lungarini

Foto Laila Pozzo

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