A tu per tu con Marco Terenziani, scopritore dei meandri dell’anima

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Pubblichiamo questa intervista apparsa su Selfie Made Girl di Debora Cattoni a firma Marianna Gianna Ferrenti, focalizzata sull’artista Marco Terenziani, amante del disegno sia manuale che digitale, capace di unire nelle sue opere realtà e immaginazione, sapendo scavare nei meandri più profondi dell’anima. Terenziani vive e lavora nella provincia di Reggio Emilia dal 1984, dove ha partorito molte delle sue idee. Ascoltiamolo.

Quando e come nasce la tua passione per l’arte?

La mia passione per l’arte nasce da piccolo, ricordo, come fosse ieri, che i miei primi giocattoli erano tutti decorati da me con pennarelli, adesivi, ogni cosa che mi circondava dovevo colorarla, renderla mia. Da lì non ho mai smesso di guardare il mondo con gli stessi occhi di quel bambino.

Come si è evoluto il tuo percorso artistico?

Fino a qualche anno fa, non avevo mai pensato di rendere pubblici i disegni a cui tenevo di più, pensavo davvero che fossero una cosa intima e personale e che lo sguardo delle altre persone potesse in qualche modo corrompere ciò che erano per me. Fino ad allora avevo pubblicato solo esecuzioni per lavoro, poi maturando ma soprattutto grazie all’incontro con Monica (la mia compagna), che mi ha motivato ed ha creduto in me, ho trovato il coraggio di esporre i miei quadri e di rendere accessibile una parte così profonda di me stesso.

Cosa significa per te trasferire un’emozione in un dipinto illustrativo?

Per me l’emozione è tutto, è il centro di ogni cosa. Nella ricerca di un’espressione, di un colore, di un tratto devo io per primo sentire qualcosa dentro, altrimenti non nascerà nulla di buono. Quando mi dicono che “leggo dentro alle persone e ne esprimo la personalità” io mi sento davvero di aver fatto e comunicato proprio ciò che volevo.

Riesci a spiegare a parole cos’è per te la spontaneità e come riesci a coglierla e a rappresentarla attraverso l’arte?

Io vivo di spontaneità, non riesco a ragionare nella mia arte, tutto nasce quasi per caso ed esce senza essere filtrato, senza nessuna disciplina. Non correggo quasi mai un disegno seppur imperfetto, perchè penso che dentro ad ogni imperfezione si nasconda qualcosa di vero e puro che è inestimabile.

Da dove ha origine la tua ispirazione?

Essendo curioso di natura non smetto mai di guardarmi intorno, sul tram, sul treno, dal benzinaio, al supermercato. Per me ogni sguardo, ogni viso è fonte di ispirazione e magari una nuova sfida.
Mi piace pensare che attraverso i miei disegni le persone “vedano ciò che sentono”, nel senso che se un viso sorridente mette loro malinconia perché gli ricorda un amore lontano, una persona cara che non c’è più, voglio che si lascino avvolgere dall’emozione, qualunque essa sia.

A quali dei tuoi dipinti sei maggiormente legato e quali rappresentano al meglio ciò che intendi esprimere?

Ogni mio disegno racchiude in sé un pezzo di me. In ogni linea e colore c’è un po’ della mia personalità, del mio vissuto. E’ innegabile però che io sia legato a quelli che ritraggono la mia compagna, perché dentro di essi ho messo quanto più amore mi fosse possibile.

Esiste qualche maestro del presente o del passato che ha assunto un ruolo guida nella tua maturazione artistica?

Io e la mia compagna amiamo viaggiare e ritagliarci un po’ di tempo per visitare mostre ed esposizioni in ogni città che visitiamo. Ogni artista ha influenzato la mia formazione, chi per il colore, chi per il tratto eccetera. Posso dire in modo certo che l’autore che mi affascina da sempre è Van Gogh, sia dal lato artistico, ma ancor di più dal lato umano, una personalità tormentata e complessa che racchiude in sé tantissime sfaccettature.

Come hai conosciuto Debora Cattoni e quali progetti avete insieme?

Debora è stato un piacevole incontro, casuale, su Instagram. Ha visto un ritratto che ho realizzato per il regista Paolo Genovese, affascinata, incuriosita ed interessata è venuta a visitare il mio profilo, è rimasta piacevolmente sorpresa da ciò che ha visto e da lì abbiamo iniziato a parlare. Dalle nostre prime chiacchiere siamo passati a parlare di collaborare e di realizzare un progetto davvero ambizioso che potrà coinvolgere personalità di spicco del panorama cinematografico e non solo.

Come mai l’idea di realizzare il ritratto di Robert Davi che, peraltro, ha partecipato al Gala Dinner Show “In Memory of Ferruccio Lamborghini” organizzato dalla manager umbra?

L’ idea è venuta a Debora ed è stata un successo. Robert è stato gentilissimo e molto disponibile, come solo chi ha un certo tipo di sensibilità verso l’arte sa essere. Speriamo davvero siano i primi passi di una lunga passeggiata nel mondo dell’arte.

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