CRISTIANO CREMONINI, SCOPRITORE DI TALENTI COME PIPPO BAUDO. Quando scende dai palcoscenici il noto tenore bolognese diventa organizzatore di eventi di successo e promotore di giovani talenti. Ecco la sua intervista

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Qualche anno fa vi ho parlato di lui, raccontandovi della sua esperienza come autore per Sanremo. Infatti Cristiano Cremonini, classe 1974, ha scritto il testo di “Voce”, canzone interpretata dalla celebre cantante internazionale Lara Fabian al 65° Festival della Canzone Italiana. Nato a Bologna (città che ama) Cristiano sin dall’infanzia manifesta singolari doti per il disegno, la pittura e la musica. Comincia privatamente lo studio del pianoforte e a diciassette anni viene ammesso ai corsi di canto lirico come tenore presso il Conservatorio Martini. Dopo il Liceo prosegue privatamente la sua formazione vocale; contemporaneamente si iscrive al DAMS Musica e viene ammesso a Scenografia presso l’Accademia di Belle Arti.
Il “Don Carlo” di Verdi al Teatro Sociale di Mantova segna l’inizio della sua ventennale carriera lirica, che in breve tempo lo porterà, alternando ruoli principali a quelli di carattere, a esibirsi in alcune fra le più prestigiose istituzioni teatrali e concertistiche italiane ed estere e a collaborare con direttori d’orchestra, registi e cantanti di chiara fama, divenendo lo stimato tenore che conosciamo. È autore di una raccolta di poesie intitolata “L’Ultima Rosa”, premiata al “1° Concorso Nazionale di Poesia e Narrativa Guido Gozzano” di Acqui Terme, e di un volume di racconti di stampo surreale dal titolo “Il Visconte Del Deserto, eccetera, eccetera…” che diventa subito spettacolo teatrale. È ideatore e curatore de “L’ora delle fantasie”, un ciclo di incontri sul mondo dell’Opera lirica, progetto, che, dopo il successo della prima edizione, viene confermato per quattro anni consecutivi.
Le sue abilità di divulgatore della storia del melodramma non passano inosservate; la casa editrice “Pendragon” gli propone di raccogliere le sue esperienze in un libro. Nasce così il fortunato volume “Tenore all’Opera – Profili seri e divertenti di grandi maestri del Melodramma”, che verrà presentato presso il Teatro Comunale di Bologna, accanto ai musicologi Marco Beghelli e Piero Mioli, e al 60° Festival Puccini di Torre del Lago. Due anni dopo, visto il successo del primo volume, la stessa casa editrice gli commissiona un secondo progetto, più ampio e approfondito: “Opera d’amore – Donne del melodramma fra letteratura, storia e mito” (con prefazione di Fabrizio Festa). Ma ecco la svolta nel suo percorso artistico. Durante un concerto incontra il celebre chitarrista dei “Pooh” Dodi Battaglia che, rimasto colpito dalla sua vocalità, lo sprona a cantare sul palco con lui il grande successo sanremese “Uomini soli”: il pubblico impazzisce. La fortunata esperienza, che si ripeterà in numerose altre occasioni, convince Cristiano a sperimentare il repertorio pop. Grazie a Dodi conosce l’arrangiatore e produttore Fio Zanotti, con il quale instaura una stretta collaborazione artistica per quasi cinque anni, cantando con la sua big band come special guest in importanti manifestazioni di rilievo nazionale. Nel dicembre 2017 al Teatro Il Celebrazioni e all’Auditorium Santa Cristina di Bologna presenta il suo primo album pop intitolato “Tempo presente”, prodotto e arrangiato da Roberto Costa, in collaborazione con il compositore Paolo Zavallone, che scrive per Cristiano tre nuove canzoni, Antonella Maggio (autrice di “Un amore così grande”) e Frank Nemola (chitarrista di Vasco Rossi); feat. Barbara Cola e i Dallabanda (storici musicisti di Lucio Dalla). L’uscita del disco è preceduta dal singolo “Libertà”, lanciato da un bellissimo videoclip curato dal regista e produttore Mimmo Verduci, dove ancora una volta è la sua Bologna, ad essere protagonista, la città dei diritti e simbolo di accoglienza (non a caso, forse, il titolo dalla canzone ricalca il motto del suo stemma, ovvero “Libertas”!?).
Capirete che è davvero difficile riassumere in poche righe la lunga e poliedrica carriera artistica di Cristiano Cremonini. Cristiano non è “solo” cantante lirico e crossover, poeta, scrittore, divulgatore e autore di canzoni… Cristiano è anche ideatore e organizzatore di importanti progetti culturali, nonché promotore di giovani talenti… ma facciamocelo raccontare direttamente da lui:

Ciao Cristiano, seguendo la tua attività artistica ho appreso che sei stato il fondatore e presidente del “Progetto Cultura Teatro Guardassoni”, un’associazione culturale no profit a cui si deve la riapertura di un antico teatro da camera bolognese. Parlaci di questo teatro e del tuo progetto, nonché dell’associazione…

Con grande piacere, Giuseppe. Il progetto di recupero delle tradizioni culturali ed artistiche legate al Teatro “Alessandro Guardassoni” (dal nome del pregevole pittore bolognese che ne dipinse il soffitto, stucchi e sipario) si concretizzò nel 2006 quando costituimmo l’associazione, nata dall’incontro fra le professionalità di un gruppo di artisti bolognesi, altre figure del settore l’Istituto scolastico San Luigi, desideroso di riaprire al pubblico lo storico teatro nato nel 1879.

In breve tempo, grazie al prezioso contributo di tantissimi amici facoltosi e di alcune fra le principali istituzioni locali siamo riusciti ad inserirci con successo nel tessuto sociale della città.
Pensa che per sette anni consecutivi abbiamo dato vita ad una piccola, ma ricca stagione teatrale intitolata “I Trattenimenti Accademici”: una sorta di contenitore trasversale in cui convivevano musica classica e pop, prosa, danza e cinema; tutti spettacoli di alta qualità… Avevamo pure fondato una compagnia teatrale stabile, formata da giovani e bravissimi attori del DAMS, diretti da Dario Turrini, grazie alla quale allestimmo pregevoli spettacoli, come un fortunatissimo “Barbiere di Siviglia” di Beaumarchais, il “Dies irae – Requiem per Mozart e Salieri”, tratto dalla tragedia di Puskin e dal film “Amadeus” di Shaffer, e “Will Shakespeare – L’opera completa… in breve”.
Ma abbiamo anche ‘ospitato’ spettacoli importanti… ricordo un bell’allestimento di “Delirio a due” di Ionesco, con regia e scene del grande Gabbris Ferrari e “La Fabbrica dei Sogni”, di e con Paolo Valerio, Direttore artistico del Teatro Stabile di Verona, spettacolo che vinse il “Premio ETI” e fece una lunga tournée sia in Italia che all’estero.
Il settore musica fu invece affidato al baritono Paolo Coni, con il quale fondammo il “Concorso Lirico Internazionale Città di Bologna”, e successivamente al soprano Cinzia Forte; un’esperienza molto bella ed intensa, anch’essa durata sette anni…
Ma forse pochissimi sanno che il Guardassoni è stata una delle primissime sale italiane che nel 1896 ha ospitato il cinematografo… per celebrare il 110° anno dalla prima proiezione, grazie alla collaborazione con la Cineteca Nazionale di Bologna, abbiamo deciso di riproporre uno dei massimi capolavori del cinema muto, “La passione di Giovanna D’Arco” di Carl Theodor Dreyer, del 1928, utilizzando una macchina da proiezione dell’epoca e commenti musicali dal vivo composti per l’occasione da Cristiano Alberghini.

Il teatro Guardassoni ha rivisto la luce con la prima ripresa moderna del dramma giocoso “Il Macco” di Ferdinando Ranuzzi (regia di Paolo Valerio, direzione Massimiliano Caldi). Tra l’altro in quell’occasione – correggimi se sbaglio – hai messo in pratica la tua esperienza nell’ambito delle scenografie. Ci parli di quest’opera e di come è nata l’idea e la scelta di portalo in scena?

Pensa che l’idea di partire col nostro progetto culturale è nata proprio da questa opera! Un’estate, consultando l’archivio storico del San Luigi, mi imbattei in alcuni vecchi spartiti musicali, uno dei quali suscitò la mia attenzione perché era manoscritto. Spinto da curiosità feci alcune ricerche presso la Biblioteca Comunale dell’Archiginnasio di Bologna. Fui baciato dalla fortuna perché in breve tempo reperii il libretto a stampa e addirittura una recensione della prima rappresentazione teatrale. In sostanza scoprii che cento anni prima “Il Macco” (il nome deriva da una delle maschere delle Atellane latine) era stato eseguito al teatro Guardassoni: Quale migliore spettacolo per riaprire una storica sala!?… Il conte Ferdinando Ranuzzi (1859-1939) era uno stimato compositore bolognese, diplomatosi a 21 anni presso la gloriosa Accademia Filarmonica (istituzione musicale seicentesca che vanta fra i suoi membri musicisti più illustri: Rossini, Verdi, Wagner, Liszt, Boito, Puccini, Brahms…). Successivamente, ovvero dal 1904 al 1915, ricoprii l’alto incarico di rappresentante del fondatore della stessa istituzione musicale.
La ripresa in tempi moderni della suo dramma giocoso, ispirato alla migliore verve stilistica donizettiana, ebbe grande successo, tanto che replicammo in altri teatri, sia in provincia che in regione… Tanti furono anche gli apprezzamenti per la riapertura del teatro da parte di vari rappresentanti istituzionali: ricordo con piacere le lettere ricevute dal Sindaco Sergio Cofferati, da Beatrice Draghetti, Presidente della Provincia, e da Vincenzo De Vivo, che in quegli anni era Direttore Artistico del Teatro Comunale… L’inaugurazione ebbe risonanza nazionale… ricordo bellissime recensioni di alcune importanti riviste del settore, come il magazine “Musica”, con lo stesso direttore Stephen Hastings presente alla prima, e “Il Giornale della Musica”.

Come accennavi sei stato fondatore e presidente – per sette edizioni – del “Concorso lirico internazionale città di Bologna”, un progetto creato dalla vostra associazione grazie alla preziosa collaborazione di Comune, Teatro Comunale, Scuola dell’Opera e Lions Club del capoluogo di Regione. Dagli articoli che ho letto il concorso è stato un crescendo di anno in anno, sia per qualità che per numero di concorrenti… La formula prevedeva anche uno stage di perfezionamento, vero?

Sì, proprio così, vado molto fiero di questo progetto. Lo stage formativo gratuito di una settimana per tutti i finalisti abbinato alla concorso fu un’idea vincente, pionieristica, che in seguito altri premi internazionali hanno adottato… (fra l’altro sottolineo che erano gratuiti pure gli alloggi dei finalisti per tutto il periodo). La media dei partecipanti superava abbondantemente il centinaio… All’ultima edizione stilammo l’Albo d’Oro di tutti e sette gli anni… Oggi, con grande orgoglio, ripercorrendo i nomi dei vincitori mi sono reso conto che buona parte di essi sta facendo una strepitosa carriera… tanto per citarne alcuni: i tenori Enea Scala e Giorgio Misseri, i soprani Claudia Pavone e Julija Samsonova, i mezzosoprani Silvia Beltrami e Teresa Iervolino, i contralti Adriana di Paola e Agostina Smimmero, il controtenore Carlo Vistoli, i baritoni Mattia Olivieri, Biagio Pizzuti, Matteo D’Apolito, Paolo Ingrasciotta… il basso Masashi Mori…
Lo stage non offriva solo un approfondimento stilistico vocale ma anche drammaturgico e scenico… ricordo ad esempio le fantastiche lezioni del baritono Pietro Spagnoli, del regista Davide Livermore, che ha appena inaugurato la nuova stagione scaligera con “Attila”, e di Francesco Micheli, oggi Direttore del “Festival Donizetti Opera” di Bergamo… Tantissime poi le figure di spicco del teatro e della musica che hanno fatto parte della giuria delle sette edizioni… ad esempio: Gloria Banditelli, Giuseppe Sabbatini, Bruno Praticò, Gianni Tangucci, Fulvio Macciardi, Cristina Ferrari, Angelo Gabrielli, Michele Mirabella, Walter Vergnano, Alberto Triola, Piero Mioli, Marco Beghelli… e la presentazione del Galà dei finalisti del 2013 affidata a Enrico Stinchelli, storico conduttore de La Barcaccia su Rai Radio 3…
Grazie al talento di questi giovani vincitori organizzammo anche piccole produzioni operistiche in forma scenica e semiscenica; ricordo due bellissimi “Elisir d’amore” (uno dei quali con ospite d’eccezione il basso Michele Pertusi) una “Traviata”, un “Barbiere” (con la partecipazione straordinaria del baritono Mario Cassi)… e un bellissimo allestimento in prima nazionale moderna della rarissima opera da camera “Savitri” di Gustav Holst, in collaborazione con il Consolato Generale dell’India. Lo spettacolo rientrava nel progetto “Festa indiana a Bologna – A woman profile, La Donna nell’opera di Rabindranath Tagore”, con cui inaugurammo la stagione 2008/2009, alla presenza del Console generale dell’India Sarvajit Chakravarti (anche per l’occasione disegnai le scene…). Per questo evento ricordo l’apprezzamento di Virginio Merola, Sindaco di Bologna.
Devo infine citare la bellissima collaborazione con la Scuola dell’Opera Italiana del Teatro Comunale di Bologna, che ci permise di portare al Guardassoni alcune recite degli spettacoli: “Aida – di come la guerra seppellisce l’amore” dal capolavoro verdiano, “La Voix Humaine” di Poulenc , “Phaedra” di Britten con gli allievi della scuola, nonché di ospitare la masterclass del grande soprano romeno Ileana Cotrubaș.

Per i tuoi meriti artistici e il tuo impegno sociale sul territorio la CNA nel 2012 ti assegna il premio “Eccellenza bolognese per la Creatività e la Cultura” (assieme a te ricevono il riconoscimento dalle mani di Philippe Daverio: Francesco Guccini, Giorgio Diritti, il flautista Massimo Mercelli, Patrizio Roversi e Syusy Blady). L’esperienza della promozione di giovani talenti, inizialmente incentrata sul settore lirico, ha di recente fatto spazio alla musica strumentale e alla composizione… infatti dal 2015 sei Direttore artistico del “Premio Giuseppe Alberghini”, un progetto da te ideato, ora divenuto regionale, istituito dall’Unione Intercomunale Reno Galliera con la partnership del Teatro Comunale Bologna e il supporto di Fondazione Musica Insieme e Accademia Pianistica Internazionale di Imola. Una grande iniziativa molto ammirevole devo dire. Quanto è importante attivarsi per la valorizzazione e la promozione dei giovani artisti e l’impegno di supportarli nel loro percorso? E soprattutto quanto è importante per un artista impegnarsi per i giovani?

Dopo i sette anni del concorso lirico internazionale capii che sul nostro territorio mancava un grande progetto musicale unitario rivolto a tutti gli strumentisti e ai compositori… ne parlai con la Presidente dell’Unione Reno Galliera Belinda Gottardi che subito si dimostrò interessata a sostenerlo. È significativo che un ente pubblico abbia deciso di offrire alla comunità un progetto così importante come ‘servizio totalmente gratuito’!… Credo sia un segnale forte scommettere concretamente sulla ‘cultura’, soprattutto in questo periodo di incertezze… Dobbiamo ripartire sostenendo e valorizzando il grande lavoro che quotidianamente viene svolto all’interno degli istituti e delle scuole di musica, e che troppo spesso passa inosservato. Sul territorio abbiamo docenti fantastici che donano la propria competenza ed esperienza con grande passione, ben al di fuori degli orari di lezione… Di conseguenza ci sono giovani straordinariamente preparati e desiderosi di dimostrare il proprio talento in pubblico. Il nostro concorso è diventato un’importante vetrina. Tutti questi ragazzi possono misurarsi gli uni con gli altri in una sana competizione… Il clima che si respira durante le selezioni è amichevole, e, grazie alle istituzioni musicali coinvolte, spesso nascono per loro ulteriori opportunità di crescita artistica e professionale, come ad esempio lo stage di alto perfezionamento al Conservatorio Čajkovskij di Mosca e alla Gnessin Russian Academy of Music alle quali quattro dei nostri vincitori hanno potuto accedere in seguito ad uno scambio culturale fra le ambasciate italo-russe e l’Accademia del Maggio Musicale Fiorentino diretta da Luca Ioseffini.

Il tuo impegno verso i giovani è davvero lodevole. Significa supportarli nel compiere i primi, importanti passi verso la realizzazione dei propri sogni. È come se tu ti impegnassi a realizzare i loro sogni!?

Beh, essendo musicista anche io, ed essendo stato ragazzo, posso comprendere il grande impegno che c’è dietro la loro/nostra scelta. Una scelta coraggiosa quella di abbracciare il mondo dell’Arte: una vita fatta di rinunce, di studio costante, di ricerca della perfezione… di grande solitudine! Per scegliere questo mondo bisogna essere portati, avere una sorta di “vocazione”…di chiamata.
In ognuno di loro è come se vedessi me stesso… soprattutto in quelli più timidi e introversi… Al liceo avevo spesso problemi di esposizione durante le interrogazioni… balbettavo e a volte facevo scena muta! Tanto che i miei professori quando hanno saputo che avevo fatto carriera come tenore calcando i palcoscenici internazionali rimasero tutti stupiti. Mai lo avrebbero pensato!… Stando sul palco ho vinto tutte le mie timidezze! Per questo è estremamente importante che un giovane artista si misuri subito con il pubblico… per temprarsi!

Quanto è importante e quanto conta essere un personaggio pubblico per far qualcosa di concreto a livello sociale e nello specifico per i giovani?

Indubbiamente la popolarità è un grande “motore”… Spesso però, quando la si raggiunge, ci si bea di quella condizione e si diventa improvvisamente smargiassi e insensibili a quel che succede intorno… In sostanza ci si dimentica di quanto bene con il minimo sforzo si potrebbe fare per migliorare la nostra società. Mi riferisco a tutti i settori dell’arte, ma una piccola frecciatina va a chi lavora nel mio, il “bel mondo dorato” della musica classica. È alle sue élite che mi rivolgo, ovviamente: cari colleghi, vi prego, basta con i panegirici e le lamentazioni… è giunto il momento di fare qualcosa di concreto. Scendete dal podio!

In conclusione, cosa dice Cristiano Cremonini ai giovani artisti?

Dico che purtroppo prima o poi, dovranno scontrarsi con quella parte di società ottusa che non comprende che ‘fare arte’ significhi lavorare a tutti gli effetti, e alla nostra pronta affermazione “Sono cantante o pianista” seguirà puntuale la domanda “Sì, ma di lavoro cosa fai??”.
Ciò nonostante, non dovranno mai lasciarsi scoraggiare: “Ricordate, ragazzi, per noi artisti esiste sempre l’undicesimo comandamento: Non arrendersi mai!”

Giuseppe Sanfilippo

Foto Luca Bolognese

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