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“VIKTOR UND VIKTORIA”, LA RIVELAZIONE VERONICA PIVETTI

Data:

Al Teatro Nuovo di Milano. Fino al 24 marzo 2019

Ha debuttato a Milano, al Teatro Nuovo, la commedia musicale Viktor Und Viktoria, diretto da Emanuele Gamba, liberamente ispirata al film del 1983 con l’inarrivabile Julie Andrews, che lo portò anche a Broadway.

Ambientato a Berlino, come Cabaret, nella metà degli anni ’30, un’attrice di provincia, Susanne Weber (Viktoria Grant nell’orginale), qui interpretata da Veronica Pivetti, approda in città spinta dalla fame ed in cerca di lavoro: incontra un collega attore, Vito Esposito, immigrato italiano, che cerca di tirare a campare, e la sua vita ha una svolta. Susanne sacrifica la sua femminilità e diventa Viktor und Viktoria, ufficialmente un uomo che si esibisce facendo credere di essere una donna, un en travesti. Acclamato in tutti i teatri d’Europa, Viktor diventa la stella della compagnia diretta dalla Baronessa Ellinor Von Punkertin, dove la ballerina Lilli Shultz, buffa e biondissima, fa perdere la testa a Vito. Il fascinoso Conte Frederich Von Stein, da subito sospettoso riguardo l’identità di Viktor, alla fine scoprirà il segreto di Susanne per un bel lieto fine.
Veronica Pivetti è una rivelazione: bravissima, perfettamente nel ruolo, canta anche molto bene scoprendo una voce inedita; non dimentichiamo che il confronto con Julie Andrews non è per nulla facile! Di solito chi viene dalla televisione o dal cinema fatica in teatro, dove non si possono ripetere le scene finché non riescono come vuole il regista: lei invece è meravigliosamente a suo agio sul palco. Vito, interpretato da un simpatico Yari Gugliucci, è il prototipo del napoletano emigrato all’estero, di come gli stranieri ci vedono: se ne inventa di tutti i colori per sopravvivere, ma non rinnega mai le sue origini. Nell’originale, il personaggio era Toddy, un omosessuale che riusciva sempre a mettersi nei guai, interpretato da Robert Preston. Giorgio Borghetti nel ruolo del Conte si rivela sempre professionale ma poco comunicativo, un po’ freddo: certo il personaggio del nobile tutto d’un pezzo non lo aiuta, ma arriva poco al cuore del pubblico: King Marchand nel film era decisamente un’altra cosa. Pia Engleberth è la Baronessa Ellinor, acida e solo preoccupata di fare soldi con gli spettacoli: perfetta. Roberta Cartocci è Lilli, ed incarna quello che per anni è stato l’idea della ballerina: bella, bionda e stupida. Risulta molto simpatica, peccato che non balli praticamente nulla. Completa il cast Nicola Sorrenti, Gerhardt, l’attrezzista del gruppo, che si lascia poi influenzare dalle idee naziste che stanno prendendo piede, per cui l’omosessualità era un crimine, e crede di aver fatto il suo dovere arrestando Viktor e Frederich sospettando una relazione fra i due.
Un tema difficile, specialmente se pensiamo a quando è uscita la prima versione, ma che affronta argomenti molto attuali: la diversità, la lotta per sopravvivere nelle grandi città, il successo che può dare alla testa, l’apparenza che inganna. Un cast di buon livello ma con una produzione un po’ povera: belle le scene di Alesandro Chiti ed i costumi di Valter Azzini, la regia però è un po’ lenta e vecchio stampo, tanti bui, specialmente per consentire i cambi scena, come si usava una volta. Non c’è corpo di ballo, il tutto è fatto dai sei attori, a cui va riconosciuto di aver fatto un grande lavoro. Da vedere.

Chiara Pedretti

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