Quotidiano di Cultura diretto e fondato da Stefano Duranti Poccetti nel 2011

Peter Pan è volato via

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La notizia è piombata all’improvviso, come un fulmine nel cielo sereno di una tiepida domenica mattina, a turbarne irrimediabilmente la serenità. Manuel Frattini non c’è più, il volo di Peter Pan si era interrotto poche ore prima, in quel di Milano, a soli 54 anni. Incredulità, stupore, la ricerca spasmodica di una fonte sicura per non incorrere nelle solite fake news. Niente, tutto vero, il comunicato della Compagnia della Rancia non lasciava più quel filo di speranza in una burla di cattivo gusto. Io non ti conoscevo di persona, Manuel. Non posso raccontare aneddoti o vivere lo stesso dolore di chi ha lavorato con te, con chi ha diviso gli onori e gli oneri di una vita sul palcoscenico. Eppure la notizia mi ha lacerato, turbato, fatto piangere come se fossi stato un mio parente. Ti ho visto diverse volte in scena, quando c’era un musical da vedere la prima domanda era sempre: chi c’è? Frattini. Allora andiamo! Ho visto l’emozione di tanti bambini nel vederti volare sulla platea del Sistina, tu eterno Peter Pan, tu così delicato anche nelle tue interviste, dispensatore di sorrisi e di entusiasmo, con quella venatura di malinconia che mi sembrava di cogliere nei tuoi occhi. Si vedeva che amavi il tuo lavoro, grandissimo professionista, che fossi Pinocchio o Peter Pan, Robin Hood, Aladin o il ciambellano di corte in Cercasi Cenerentola, l’ultima volta che ti ho visto dal vivo, bravissimo, divertente, con quel tip tap indimenticabile.

Ci hai lasciati basiti, sei andato via e il bambino che in me reclama i suoi diritti piange, ti immagina danzare leggero sulle nuvole e trova insopportabile l’idea di non poterti più applaudire in qualche teatro. Sarà infantile, ma tu ci hai insegnato a sognare, a credere nelle favole, a crederci ostinatamente. “Io credo nelle fate”, ci facevi urlare dalla platea col tuo (tuo, tuo, tuo!) Peter Pan. Non voglio smettere di gridarlo, anche oggi che le lacrime si fanno prepotenti mentre ti sto scrivendo queste quattro righe. Grazie Manuel per averci accompagnato in questi anni. Ti voglio bene.

Seconda stella a destra

questo è il cammino

e poi dritto, fino al mattino

poi la strada la trovi da te

porta all’isola che non c’è.

Paolo Leone

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