Il ricorso storico pittorico, l’arte come interpretazione del mondo in Giuseppe Alletto talentuoso artista geniale nella capacità di fare dialogare il passato con il presente e con il futuro leggendo il mito come attualità

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Giuseppe Alletto è un giovane pittore con studio a Torino mia città d’origine di cui ho avuto l’occasione di godere con gli occhi e il cuore e la mente la pregevole produzione -se si puo’ parlare di produzione – pittorica che mi ricorda un misto di Hieromonimus Bosch ,El Greco con una chiave di lettura il cui tratto diventa indagine psicologica e antropologica votata al nostro presente .
Particolarmente sublime è la sua opera “How to become a king” il cui soggetto è ricavato dall’opera di Pieter Paul Rubens in Saturno che divora I suoi figli (1637-1638) , il cui tema è ripreso poi da Goya..
La mitologia greca è l’eterno ritorno ma forse non se n’è mai andato, del conflitto interiore dell’uomo dove il potere e la supremazia, figli del non tempo della storia ritornano prepotentemente in auge a rappresentare la miseria che il potere induce sulla nostra umanità allorquando ci piega a sacrificare anche I nostri figli.
Plastica rappresentazione della storia mitologica di Crono figlio di Urano (che è il cielo simbolo non plastico di volatilità , leggerezza e mistica dell’esistenza ) e di Gea(la madre terra) che e’ materia da plasmare e da addomesticare dove l’uomo vuole adeguare la terra alle proprie esigenze sin dai tempi piu’ antichi, la riedizione di Giuseppe Alletto focalizza la famelica crudeltà che Saturno esercita senza sensi di colpa sacrificando I propri figli. Per il senso di colpa interverrà poi Sigmund Freud molto tempo dopo..
Il tema del sacrificio ha molti attori nella storia dell’Umanità pensiamo per esempio al popolo dei Maya che dovevano dare un tributo agli Dei per la fertilità dei raccolti e per restare in armonia con loro fino ad arrivare ai giorni nostri dove I figli sono neonati che diventano bambini e poi uomini e donne…
Bene il tema di Saturno padre che sacrifica I propri figli in una rappresentazione molto cruenta ma vera nell’opera di Alletto ricorda I nostri tempi bui che noi chiamiamo moderni…
Ricorre il tema dei padri che per vendicarsi delle mogli che vogliono separarsi arrivano ad uccidere la prole per poi suicidarsi per punire la consorte ..
La punizione diventa un sacrificio non dichiarato dove il sangue è nient’altro che un atto finale di delirio di onnipotenza in cui chi ha dato la vita ad altro essere decide di toglierla…
L’arte interviene con urgenza in tale contesto grazie all’eloquenza pittorica di Alletto che con una rielaborazione concettuale del potere, dell’amore , del sacrificio e della crudeltà come pegno per diventare un re (per parafrasare il medesimo titolo dell’opera che riprende le opera di Rubens prima e di Goya dopo facendo del tratto pittorico cifra unica di passione e delirio ) ci fa conoscere il senso dell’amore che è divinazione come sequenza generazionale in cui I figli ,e non importa che siano figli degli dei o figli in carne ossa , sono l’ostacolo del genitore a diventare un re , come lo fu Erode che quando seppe che altro re bambino lo poteva soppiantare mise in atto una caccia senza sosta per eliminare il rivale…
Dunque rivalità e non genitorialità e forse ancora oggi nella drammaticità dei disvalori che ci vengono propinati dai media dove si giustifica la follia omicida , l’arte interviene per svelarci la irragionevolezza di uccidere in nome della supremazia dove il sangue conta soltanto per dimostrare chi vince , chi perde
Il chiaro scuro del dipinto dove I lampi di luce cono distribuiti con maestria per illuminare il pathos del momento ricorda a parere di chi scrive la ieraticità e il dramma , l’oscurità del dogma cari a giganti come El Greco e Hieronumus Bosch che fecero del colore un dramma evocativo (modernissimi per I loro tempi )come una fiamma che non si spegne , una fiamma che è disegno divino come sospensione della ratio.
La fenomenologia dell’esserci con se stessi e con l’ideazione che e’ arte in itinere ,consente ai fruitori dell’opera di Alletto “How to become a king” di immedesimarsi nella modernità dei nostri tempi che non sono nostri ma di chi ci ha preceduto, Alletto compie un salto temporale dove la mitologia e l’arte come rappresentazione del nostro “se” sono AUTENTICITA’ visto che il tema del sacrificio percorre la storia della nostra Umanità e in epoche differenti ha avuto il plauso degli dei ( se per plauso intendiamo il sacrificare parte di noi come carnalità per un fine più alto ,considerando che il potere a cui ci sacrifichiamo è un delirio dove l’uomo vuole imitare Dio che e’ Saturno, Giove e tutti gli altri facenti parte della famiglia che si chiama mitologia di cui noi siamo figli ).
Fatte queste premesse chi umilmente scrive sull’artista Giuseppe Alletto , vuole fissare attraverso quest’opera che lui ha rieditato per riesumare la nostra “umanità bestiale nel frattempo cresciuta con il progresso )un momento eterno dove amore, sopraffazione del più forte sul più debole , crudeltà cieca annientano I valori di filiazione e fratellanza per esaltare il peggio di noi stessi ,figli degli dei che ci hanno insegnato il sacrificio come annientamento della nostra anima lusingandoci con l’ambizione mentre noi che siamo figli prodighi e meno prodighi non sempre ritorniamo sui nostri passi e così arriviamo a giustificare legalizzando la pena di morte, la guerra santa, l’addestramento dei soldati bambini nelle zone ad alto tasso di guerra nel mondo, “OW TO BECOME A KING” geniale il titolo è questo, l’umanità itinerante che insegue se stessa e perdendosi dentro il proprio delirio di potenza diventa un’ombra che divora il mondo circostante.
Rubens e Goya sarebbero felici di quest’opera ,”How to become a king” è il mondo che mette l’uomo al centro per mettere alla prova il suo famelico senso animale di sopraffazione che il progresso tecnico e non etico pare non riesca a sedare, in questo l’opera di Alletto è storica e contemporanea, in quanto figlia del proprio passato ripreso dal mito e dalla fatalità del destino come caso e caos ha trasmesso al presente l’immortalità del processo artistico che immedesimandosi in essa vuole rendere eterno il fine dell’amore.

Barbara Appiano

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