Roberto Cecchetti apre nuove frontiere di indagine con il suo saggio Il ritmo del desiderio. Da Jung alle pratiche filosofiche

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Quella che Roberto Cecchetti compie nel suo ultimo saggio è una indagine che in qualche mondo apre una nuova finestra speculativa sul tema del desiderio a partire dalle soluzioni proposte da Gustav Jung. Il saggio in questione è intitolato Il ritmo del desiderio. Da Jung alle pratiche filosofiche ed è stato pubblicato dai tipi di Mimesis Edizioni. Il volume è anticipato da una introduzione del filosofo Massimo Donà, che ci fornisce una serie di elementi per leggere l’opera: «L’incipit di questo bellissimo volume è decisamente autobiografico; d’altro canto, ogni esercizio autenticamente filosofico (ossia rigoroso e speculativo come ha da essere) è quintessenzialmente autobiografico. Potrà sembrare strano, ma è proprio così. Sì, perché siamo sempre “noi” – noi che scriviamo e speculiamo, noi che pensiamo e stendiamo sulla carta i nostri ragionamenti –, sì, siamo sempre noi che ci ritroviamo attraversati da determinate intuizioni, da determinate idee, da forme che reclamano appunto la “nostra” dedizione, la “nostra” massima concentrazione, affidandosi sempre e solamente a “noi” per trovare il loro giusto ritmo». Massimo Donà ci dice, dunque, che per Cecchetti è stato necessario partire dall’autobiografia, da un ricordo d’infanzia, per poter proporre e “dimostrare” le sue teorie filosofiche. Ma di cosa stiamo parlando? L’indagine di Cecchetti prende l’avvio dal pensiero del filosofo svizzero Jung e proponendo una nuova chiave di lettura dei concetti di libertà, di desiderio e di libido. La sua analisi non finisce qui e approda alla teoria dello sviluppo della coscienza individuale, che risulta strettamente intrecciata all’inconscio collettivo elaborato nell’interpretazione di Erich Neumann.

Quest’ultimo rappresenta il cardine della riflessione di Cecchetti: «È quindi merito di Erich Neumann quello di aver portato alle dovute conseguenze ciò che rimaneva ancora implicitamente contenuto in Simboli della trasformazione, andando alle modalità attraverso le quali l’inconscio individuale, intrecciandosi con l’inconscio collettivo, ovvero con la dimensione profonda dell’umanità andata formandosi in senso storico e aperta alla trascendenza dell’alterità cioè dal luogo dalla pòlis, riesce a raggiungere una propria configurazione, secondo lo sviluppo luminoso della coscienza». Il tema del desiderio e dell’inconscio collettivo rappresentano gli esiti finali della ricerca di Cecchetti, che tuttavia non sono conclusi ma aprono la strada a nuovi ed interessanti campi di indagine. In chiusura, infatti, si legge che questo saggio ha il pregio «di aver dato un impulso per ulteriori sviluppi e ricerche in tal senso, ricerche che certamente dovrebbero avere come fine ulteriore la cura dell’uomo contemporaneo. Potremmo pensare a un impiego della ritualità a scopi terapeutici, una ritualità capace di far superare i tipici scogli dello sviluppo dell’individualità, magari unendosi alla tecnologia della realtà virtuale per riproporre anche in modo esperienziale contesti e situazioni altrimenti impossibili da realizzare. Se davvero Jung aveva ragione a ritenere che l’inconscio che genera il reale può essere diretto dal rituale e dal simbolo ci troviamo difronte a una scoperta fra le più rilevanti».

Contatti
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Link di vendita
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Titolo: Il ritmo del desiderio. Da Jung alle pratiche filosofiche
Autore: Roberto Cecchetti
Genere: Saggio – Filosofia occidentale moderna
Casa Editrice: Mimesis Edizioni
Collana: Philo – Pratiche filosofiche
Pagine: 208
Prezzo: 22,00 €
Codice ISBN: 978-88-5755-493-8

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