LA RINASCITA DI UNA “CICERCHIA”

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Il Cilento, regione dichiarata Patrimonio dell’Unesco (1998) è riuscita con un legume ridare orgoglio all’unica frazione del comune di Stio (ri)creando un’economia locale del piccolo borgo di Gorga Cilento.
Un altro tassello si è aggiunto con la Condotta Slow Food presidiando il – fagiolo della regina – di cui la leggenda narra che Maria Carolina d’Asburgo regina di Napoli, era ammaliata dal gusto di quel bacello, portandoci a ritrosi sino all’epoca borbonica.
La fatica, congiunta al fascino della riuscita, unisce tre giovani produttori e un insegnante in pensione a non far disperdere una coltura che potrebbe essere risorsa per il paese e i suoi abitanti che già coltivavano questa cicerchia a uso casalingo.


L’obiettivo dei Presidi Slow Food è – cercare di mantenere in vita questi particolari ecotipi in modo da tutelarne per così dire la sua rifioritura prima che siano totalmente abbandonati e mai più coltivati, perdendo un patrimonio antico, riconoscendo l’impegno della popolazione locale e quelle piccole realtà favorendo un cambiamento ambientale, sociale ed economico per il territorio. Il lettore arguto troverà certo delle ricette per assaporare la squisitezza di questo legume… magari facendo una deviazione nella sua tabella di marcia durante il suo percorso vacanziero, oppure in quei negozi specializzati, senza spostarsi troppo da casa. In Europa esisteva già una specie affine al fagiolo, difficile da coltivare, prese il nome dello scopritore Domenico Vigna, anche su questi preziosi – principi della tavola – troviamo una curiosità.
Per la realtà agreste, quest’alimento dopo le castagne, rappresenta il fabbisogno nutrizionale di ogni famiglia, anche se per anni i fagioli furono considerati nocivi a causa di un particolare acido contenuto nel bacello, provocando disturbi neurologici in speciale modo durante i periodi di carestia, per ovviare la causa (scoperta in seguito)… bastava, dopo averli messi a bagno una notte, farli bollire un poco di più del necessario…a saperlo!
Ci sono voluti anni per poterlo reintegrare riconoscendo le sue proprietà sostanziose enumerando il prodotto in cucina come alimento sano, ponendo un’attenzione verso le ricette estive o invernali, da quelle povere a quelle di tendenza vegetariana, accreditandolo come Prodotto agroalimentare tradizionale (Pat), a differenza dei sette anni di duro lavoro per riportare in vita quello di Gorga.

Daniele Giordano

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