Quotidiano di Cultura diretto e fondato da Stefano Duranti Poccetti nel 2011

ORIONE COMEDY PARK con ANDREA RIVERA. La voce profonda e “fuori campo” di RIVERA per le riflessioni sociali sul covid cede poi il passo ad una sfrenata sciarada alla chitarra contro il sistema 

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Un vero e proprio show entusiasmante ed irresistibile è stato il secondo appuntamento della rassegna dell’Orione comico con il trasgressivo ed anticonformista chansonnier Andrea Rivera,che ha diviso il suo spettacolo travolgente linguisticamente in due parti ben distinte.Nella prima al buio,simbolo dell’oscurità socio-sanitaria in cui siamo stati durante la coazione forzata in casa cui siamo stati costretti per l’esplosione del virus da marzo a maggio con le terapie intensive insufficenti come le prevenzioni sanitarie,tanto che ora vi è lo scandalo della regione Lombardia.IL bravo Andrea ha parlato da scrupoloso e fine sociologo dello scioglimento dei ghiacciai,la crisi di sussistenza degli orsi polari e delle foche,ma pure della rigenerazione dell’ambiente non toccato dall’uomo e deturpato,così da permettere la ricomparsa di pesci ed animali da tempo.I Cinesi hanno pagato pegno nel nostro paese con la rimozione di espressioni idiomatiche della nazione del dragone,negozi e ristoranti vuoti o spinti a rivedere all’occidentale i loro menù.Discoteche,biblioteche e spazi culturali,quali cinema ,teatri e scuole,chiusi con il pericolo che vi restino ancora a lungo per evitare pericolosi assembramenti,adesso che pare che il morbo stia risalendo un po’ ovunque.Nel pieno dell’inverno le piste da sci rimasero deserte ed egli con funambolismo oratorio passa in sequenza tutte quelle Italiane andate incontro al disastro economico.Tuttavia non si può vivere sempre nascosti ed allora in lui ora prevale l’ottimismo ed accompagnato dal coro della gente:”io non ho paura”;esce fuori per ricontattare i suoi fans e misurare l’indice di gradimento conservato,sfidando nel contempo gli spettatori a sintonizzarsi sulla sua lunghezza d’onda ed a cogliere le sue sibilline e vorticose battute al volo,con un tema dominante che guida tutte le sue sfrenate e sarcastiche parodie della plurisettoriale realtà. La sua sfrenata ed irresistibile”cavalcata anarchica” contro l’etica,la politica e la cultura,il mondo sportivo odierno è un’irresistibile ritmica in crescendo alla chitarra,sottolineata dal duo con Matteo D’incà rivelatosi una pregevole spalla.Non si può allentare un attimo la tensione mentale se non si vuole perdere qualcosa dell’allusiva e velenosa sciarada,divisa in vari quadri argomentativi a partire dalla lucidità sull’intessute patologie di cui soffriamo all’istrionismo sui nomi dei più insigni artisti,stando con la testa in una cornice ed avendo sullo sfondo la medusa o gorgone del maestro del colore acceso Caravaggio.S’è passati dalle violente stoccate contro Salvini,ora a processo a Palermo,e la Meloni all’attacco alla sinistra prima di Renzi e Zingaretti,senza più legame con il mondo del lavoro,per proseguire con i “vip e stars” della finanza,quali Briatore,Lapo ELKANN,Luca Cordero di Montezemolo,per finire con l’intellettualità,di Rutelli e della moglie Palombelli,di Brunetta e del cabarettista Grillo datosi alla dialettica civile e visionario di Roma ben tenuta.Altre frecciate sono venute usando la terminologia identitaria dei supermercati,dolci e gelati,medicine di rito in tempi oscuri.IL suo elogio l’ha riservato ad uno scrittore e regista irregolare come lui,ovvero il saggista critico P.Paolo Pasolini,oltre al geniale musicista Trasteverino maestro E.Morricone cui è stato intestato unanimente l’auditorium.La suggestiva scenetta con la sua fida cagnolina ha suggellato una bella serata in cui l’artista ha rinverdito al meglio i suoi 20 anni di carriera.Dopo A. Costa ed il suo revival di tante macchiette consolidate.La prossima settimana sono attesi:”i gemelli di Guidonia” e Max Giusti.

Giancarlo Lungarini

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