Il Balletto di Benevento, uno spiraglio di luce in un anno buio

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Ormai è tempo di bilanci di questo incredibile 2020, un anno solare che, a quanto pare, non coincide con l’anno artistico per il susseguirsi di DPCM che ne anticiperanno la fine della stagione. Un anno duro per molte categorie ma ancor di più per quelle legate allo spettacolo dal vivo, falcidiate come non mai dal Covid e dalle sue nefaste conseguenze. Per fortuna, però, ci sono stati vari spiragli di luce nei quali si è inserita senz’altro la prolifica programmazione del Balletto di Benevento e della sua direttrice artistica Carmen Castiello. Coreografa che ha saputo lanciare giovani emergenti nonostante l’oggettiva crisi di questo 2020 e le poche occasioni di scena scovate qua e là in Italia, salvo l’esperienza fruttuosa ed applaudita del suo Balletto di Benevento in questi ultimi mesi. A cominciare dall’esperienza “Rosso. Storie di tango” con l’idea dell’amore casalingo e quotidiano dei tangueri della compagnia Infintango con i maestri Mercedes Quilici, Alejandro Nievas e Paola Cabrera. Qui si è pensato di rilanciare il tango per lo spettacolo della rinascita nello scorso luglio, con le interpretazioni di Giselle Marucci, Ilaria Mandato, Francesca Grimieri, Sara Scuderi, Mirko Melandri, Mario Genovese, Angelo Riccio e Giuseppe Miraglia del Balletto di Benevento. “È uno spettacolo che parla dell’amore – chiarisce Carmen Castiello – e nasce dal luogo e dal tempo in cui siamo stati fermi ed il Tango è una meravigliosa metafora di quel momento in cui siamo stati obbligati allo stallo, spiati, pesati. Proprio quando qualcosa si è fermato e la nostra vita era in un quadrato, lo stesso quadrato che racchiude la coppia del tango ed i danzatori lasciano il mondo alle loro spalle. Disperatamente abbiamo cercato di vivere e provare ad affermarci, a dire qualcosa, a metterci in ascolto con la vita e in quell’assenza ci siamo orientati attraverso i ricordi di un passato che è il luogo di tutti: la malinconia.” Corsi e ricorsi storici evidentemente di un nuovo lockdown sempre più alle porte! Ma ci piace scrivere della danza in scena, non di quella che potrebbe non esserci più per qualche tempo. E dunque pensiamo al suggestivo appuntamento con la notte di San Lorenzo proposto dall’Area Archeologica del Teatro Romano di Benevento, su indicazione della dottoressa Marta Ragozzino, direttore regionale Musei Campania, con il patrocinio della Provincia di Benevento e con la collaborazione di Carmen Castiello, direttrice artistica del Balletto di Benevento. La sera del 10 agosto è andata in scena “Eternità. L’infinita estensione del tempo che non ha avuto inizio e non avrà termine’’ per un incontro con la musica e con la danza dal tramonto all’alba. Una notte intera, dunque, vissuta tra le pietre dell’insigne monumento che fu realizzato dai Romani quasi a ridosso della leggendaria Via Appia. L’idea di Carmen Castiello e della direzione del Teatro Romano è stata quella di offrire alla comunità beneventana, per una notte sempre speciale quale quella di San Lorenzo e della caduta delle stelle, uno spettacolo altrettanto affascinante anche per favorire una maggiore conoscenza del Complesso archeologico. In tema di danza e storia, in occasione della Giornata europea dei siti archeologici” è andata in scena l’altra rappresentazione “Gli incantesimi della mitologia: dal divino al terreno”, andato in scena sempre presso il Teatro Romano sannita il 26 settembre scorso. I greci ritenevano che tutte le arti fossero basilari per la vita umana e nella loro religione le rappresentavano attraverso le nove muse, la cui rappresentazione ha aperto lo spettacolo, nella zona di accoglienza del teatro in cui il pubblico, accompagnato dall’aria di Maya Martini, ammirava la bellezza delle muse egregiamente dipinte con la meravigliosa arte del body painting curato da Donatella Formato. In scena un estratto dal balletto “Apollo Musagète” di George Balanchine e “Sylvia” di Jules Merante tratto dal dramma pastorale “Aminta” di Torquato Tasso” del 1573 e la Pirrica, la più caratteristica fra le danze armate dei Greci, prediletta dalle popolazioni doriche. Infine George Gershwin e la sua “Rapsodia in blue” settembrina, “una sorta di multicroma fantasia, un caleidoscopio musicale dell’America, col nostro miscuglio di razze, il nostro incomparabile brio nazionale, i nostri blues, la nostra pazzia metropolitana”. Così George Gershwin, tra i più grandi compositori del Novecento, ha definito la sua stessa straordinaria opera musicale che Carmen Castiello ha voluto offrire alla sua città nel suo palcoscenico più bello. Omaggi a ripetizione che la direttrice artistica del Balletto di Benevento ha immaginato quale vaccino salvifico in questi tragici mesi.

Massimiliano Craus

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