Filippo La Vaccara. Una porzione di realtà, per creare mondi incantati

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Ciao Filippo, grazie per questa intervista. La prima domanda te la faccio sulla tua formazione, come
ti sei formato artisticamente?

Ho frequentato il Liceo Artistico e la Scuola di Scultura all’Accademia di Belle Arti, Istituti che hanno consolidato il disegno, la pittura e il modellato come mezzi “naturali” per approcciarmi alla rappresentazione. I mezzi della tradizione.

Le tue opere sono pulite e preferisci i pochi tratti per delineare i tuoi lavori. Cosa significa per te la sintesi?

Credo che ognuno abbia sempre una visione parziale delle cose, visione che si amplia attraverso l’ascolto del punto di vista dell’altro. Per questo mi soffermo spesso sul dettaglio, sulla visione parziale. In questo modo chi guarda ha l’opportunità di “continuare la storia”, ha spazio per la parola e il pensiero. Non devo dire tutto io, il quadro deve innescare un dialogo. La semplificazione, poi, unita ad una certa gestualità di esecuzione, è nelle mie corde: completare un lavoro senza torturarlo (e torturarmi) per giorni mi fa giungere ad un risultato immediato e fresco.

Paesaggi, figure umane, oggetti… i tuoi soggetti sono vari e attraverso questi costruisci la tua visione artistica del mondo. Qual è per te questa visione?

E’ una visione nutrita da ciò che mi circonda, che sperimento, che vivo nella quotidianità: persone, oggetti, paesaggi. Tutto ciò spesso si mescola al ricordo, alla memoria. Nel quadro le cose assumono però un aspetto “incantato”, sospeso. Ciò avviene senza eccessivo calcolo da parte mia.

Ho letto da qualche parte che per te si addice il termine “Ipermetafisica”. Cosa esprime di preciso?

É il titolo di una mia recente mostra in Sicilia. É un gioco di parole che suggerisce un eccesso di metafisica, un modo anche per orientare lo sguardo dello spettatore verso una lettura del lavoro in chiave metafisica, una corrente del ‘900 italiano così importante e che ha influenzato molti artisti, sopratutto stranieri.

Se ti dico realtà o sogno, cosa preferisce dei due?

L’opera si trova in quel solco in mezzo tra le due cose. Il dipinto o la scultura sono tanto reali quanto un prodotto del sogno.

In quali progetti sei impegnato attualmente?

Due collettive in spazi istituzionali in Sicilia e in Grecia, per l’anno prossimo. Poi c’è la riorganizzazione del mio archivio per la costruzione di un nuovo sito web. Ciò permetterà, a chi ne abbia voglia, di visionare il lavoro a partire da un progetto ordinato, selezionato, ma ampio.

Stefano Duranti Poccetti

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