Si pubblicano otto liriche di Anna Minicucci, vincitrice della terza edizione del Premio Pierluigi Galli

Nei tuoi giorni

Essere
nella penombra di un attimo,
in un viaggio lontano, in due occhi
che quando oltrepassano i tuoi veli
sanno parlare di poesia e d’amore.
Essere
nelle lunghe interminabili attese,
nelle voglie dimenticate,
nei tuoi giorni silenziosi
e nell’ovatta del sogno
mentre ti lacero la notte.

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Tu mi hai stregata

Tu mi hai stregata
come le Sinagoghe sotto il cedro,
come gli abissi degli oceani di carta
che risucchiano i fondali delle barche.
Mi hai stregata con baci ribelli,
con lo sguardo dei nibbi affamati.
Tra i rami che abbracciano i respiri
hai inciso forte il desiderio
come fosse una parola
da pronunciare nei rintocchi del tempo.
Tu mi hai stregata
e nell’iride volano ali di tempesta
ogni volta che sei mio.

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Non so cosa cerco nel petto

Non so cosa cerco nel petto
quando scavo rondini piumate
nello scoccare tremante
di un lampo d’argento.
Guardo i rami che oscillano
e le mie braccia che ti chiamano.
È notte
quando mi attraversa
la tua voce.

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Cosa dovrei dirti
che già non sai.
Eppur di te non conosco
il canto degli uccelli il mattino
o il colore della pelle
sbiancata dalla salsedine.
Non conosco il rumore
delle tazzine di caffè sulla tovaglia
o quanto alto è il tono della voce
quando si riempie di gioia.
Non so nulla delle lacrime
e se i sogni ti svegliano la notte.
Non so neppure dei piedi
che viaggiano lontano
e delle mani che scavano la vita.
Di te
conosco solo il sorriso
quando svolto sul sentiero
verso il luogo che non mi vive dentro.

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Mi chiedo quanto ancora
il tempo debba schiudersi
sul tuo viso d’avorio lucente,
sui baci e sulle dune mutevoli
del deserto saccheggiato dall’ombra,
dai rami folti del vento,
dai turgidi seni nelle tue mani.
Mi chiedo quanto ancora
il tuo sesso debba perdersi nel mio,
incantata dal denso ruscello invitante,
persa nei brividi azzurri,
nelle serene acque scostanti,
ammaliata e stremata
tra le tue braccia.
Quanti baci ancora
prima che tu possa amare
al di là del cuore,
in quelle acque dove cullo paziente
le tue dolci incertezze.

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In quest’ora in cui il buio si mescola alle parole
voglio toccare le tue labbra,
prima che la notte impedisca loro di schiudersi,
prima che la rugiada del mattino le abbeveri.
Voglio baciarle fino all’ultima onda del mare
arrampicandomi sul tuo petto
fino a posare tutto il senso del mio amore
sul palmo intrecciato alla linea del cuore.
Voglio camminarti dentro
come il sangue nelle vene,
riscaldarti prima che il gelo irrigidisca le tue palpebre.
Voglio aprirti le mie porte adesso
affinché tu possa entrare
come la candela nel cristallo.

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Incontriamoci sotto la corteccia del sonno,
stretti in una calda coperta autunnale,
quando le rive si confondono con la terra,
in quel crepuscolo rossastro
che si posa sulle nostre labbra.
Incatenati e infreddoliti, rapiti e inebriati,
spinti fino all’estremo nostro esserci,
amanti e amati, in quest’angolo buio
dove tutte le solitudini trovano pace.

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Come tremano le mani
quando sembrano farfalle avide
di un pasto senza fame.

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