Melania Giglio in “Édith Piaf – L’usignolo non canta più”

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La mitica Melania Giglio troneggia nella rappresentazione del suo coinvolgente dramma canoro scritto per rendere omaggio ad una leggenda come Édith Piaf. Il testo dell’attrice torinese che oltre ad essere una poliedrica artista è anche una valentissima drammaturga entra nel cuore della cantautrice parigina. La trama scava dentro l’anima di una voce un tempo famosa. La “chanteuse” in passato acclamata dalla folla è ormai una donna che vive una triste esistenza fatta di solitudine e di ricordi. La vicenda è ambientata nel 1960 nel piccolo e modesto appartamentino dove abita Édith Piaf. La cantante non ha più la bellezza di un tempo. Una serie imprevista di eventi luttuosi, il susseguirsi di incidenti e la piaga dell’alcolismo si sono abbattuti inesorabilmente sul suo fisico minuto. Una artrite deformante le ha piegato la schiena. L’effetto collaterale dei farmaci le ha fatto perdere i capelli. Édith in preda alla depressione sta perdendo la voglia di vivere, quando improvvisamente qualcuno bussa alla sua porta. Un impresario Bruno Coquatrix le offre un contratto e per lei si riaccende la luce della speranza. Lo show ripropone la storica esibizione che Édith Piaf fa nel palco dell’Olympia, tra il 1960 e il 1961. Lo spettacolo è arricchito da canzoni eseguite rigorosamente dal vivo. Melania Giglio con una grande prestazione esalta le sue comprovate doti attoriali e canore che la rendono una grande e duttile maestra del palcoscenico.

Il regista Daniele Salvo parla così dello spettacolo da lui diretto.

“Scriveva B. Pasternak: «Il talento innato è una via che conduce al futuro. È un modello infantile dell’universo, di un universo fondato sin dalla tenera età nel nostro cuore, una specie di libro di testo per capire il mondo dal di dentro, dal suo lato migliore e più fulgido. Questo dono insegna l’onore e il coraggio, poiché rivela quale favolosa importanza abbia l’onore nel sentimento drammatico dell’esistenza. Un uomo di talento sa quanto si arricchisca la vita in una piena e giusta illuminazione e quanto perda nel buio. L’interesse personale gli impone di essere orgoglioso e di perseguire la verità. Questa posizione può significare nella vita anche la tragedia, ma questo ha un’importanza secondaria.» Édith Piaf portava in sé questa scintilla, questa meravigliosa fiamma inesauribile e dolorosa. Vogliamo ricordarla con semplicità e nitidezza. Non vogliamo imitarne le movenze o copiarne l’esteriorità. Tentiamo invece di avvicinarci alla sua anima con levità mozartiana, di raggiungere il centro del suo petto per evocare per un istante, con attenzione e rispetto, il suo incredibile talento. Oggi più che mai, in questi anni vuoti di impulsi e necessità, abbiamo bisogno del suo calore, della sua luce, della potenza della sua voce e del battito del suo piccolo cuore che ancora oggi, anche se non è più, batte instancabile. E quel suo piccolo cuore non si fermerà mai.”

“Édith Piaf – L’usignolo non canta più” è molto più che un grande omaggio ad una delle voci più importanti del secolo scorso. La rappresentazione di Melania Giglio e Martino Duane: è un atto d’amore verso le sfaccettature e la vita di una grande artista. Un apogeo di drammaturgia e canto sapientemente diretto da un maestro di regia come Daniele Salvo che dottamente ha lasciato la sua indelebile impronta in ogni battuta dello spettacolo.

Giuliano Angeletti

“Édith Piaf – L’usignolo non canta più”
Di Melania Giglio
Con Melania Giglio e Martino Duane
Regia di Daniele Salvo
Scene: Fabiana Di Marco
Costumi: Giovanni Ciacci
Assistente alla regia: Luigi Di Raimo
Assistente volontario: Alessandro Guerra
Organizzazione generale: Marioletta Bideri
Una produzione BIS Tremila di Marioletta Bideri

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