Quotidiano di Cultura diretto e fondato da Stefano Duranti Poccetti nel 2011

UNA BREVE STORIA DEL PROFUMO

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Vi siete mai posti la domanda sulle origini del profumo e quale scopo fosse impiegato? Uno tra i primi a narrarne le risorse in Arabia è stato Teofrasto (371 a.C.), nato a Eresio, filosofo e botanico greco antico, fu allievo di Aristotele cui succedette nel condurre per un anno la direzione del Liceo nel 322 a. C.
Beh, per saperne di più sull’origine del profumo… dovremmo disporre le “lancette dell’orologio” trasferendoci con un balzo di sette millenni e trovarci catapultati nelle terre dei Faraoni: l’antico Egitto.
Il percorso sia cronologico, sia geografico di quanto stiamo per riferire è stupefacente, assestandoci non soltanto lungo il bacino del Mediterraneo, anche verso la Cina e Giappone. Sapientemente lavorate con una base oleosa, queste spezie furono impiegate in modi diversi oltre a preservare le salme dei defunti. Nelle terre arabe, l’incenso e altre essenze servivano per pratiche liturgiche, storicamente i profumi hanno segnato valori e costumi evocando odori gradevoli della vita e della natura, opponendosi alla decomposizione dei corpi legati a odori sgradevoli della morte. Se bruciato, rilascia un effluvio gradevole, mentre la fumigazione (Per Fumum) innalzandosi, ricopriva il ruolo di messaggero giungendo sino agli Dei, unendo il mondo terreno con quello divino, contatto inscindibile ed eterno tra la terra e il cielo, congiungendo con un filo profumato due mondi che solo apparentemente sembrano divisi. Per arrivare nei luoghi destinati, le spedizioni avevano una percorrenza di circa 2400 chilometri coperto in più tappe, ottenuto da estenuanti sacrifici da parte delle persone e dei dromedari. La resistenza umana doveva superare insidiose dune mobili e sopportare temperature che variavano da sotto zero durante la notte, sino a raggiungere sessanta gradi allo Zenit non solo, le carovane dovevano pagare oltre l’acquisto del materiale, tasse e pedaggi durante i vari transiti, aggiungendo il costo delle vettovaglie, animali compresi. Il viaggio, malgrado si presentasse con alcune incognite, non quietava l’ardito avventuriero anzi, lo rendeva ancor più stimolato in attesa di lucrosi affari nel procurarsi beni preziosi, meglio dire “articoli di lusso” come oro, argento, alabastro e altro, acquistati lungo il cammino e pagati a caro prezzo, appagati dal suo ricavo economico. Il loro pregio era tale da indurre potenze straniere (quelle di allora) a intraprendere campagne di conquista (specie dopo la spedizione di Carlo Magno) e di sfruttamento. In seguito anche il commerciante veneziano Marco Polo, descrisse con minuzia gli alberi e come ricavarne il suo prezioso prodotto nel suo famoso libro: <Qui si produce molto franchincenso (Boswellia Sacra), gli alberi sono piccoli, intagliati con delle tacche da cui fuoriesce il suo prezioso liquido >.
Quanto di valore fossero queste resine nell’antichità, narrate da filosofi come Eratòstene (276 a.C.) nel parlare dell’Arabia Felix e altri luoghi, lo dimostra la natura dell’offerta che i Magi fecero al nascituro durante la loro visita a Betlemme con i loro tre doni: Balsamo, Boswellia Sacra e Mirra.
L’utilizzo di queste spezie in genere, ha sempre giocato un ruolo importante sia nel “Sacro sia nel Profano” proseguendo pari passo alla donna (in seguito anche dall’uomo), scoprendo che usato sul proprio corpo donasse piacere (non soltanto a lei)… esaltando il proprio fascino. Il profumo origina in noi non solo eccitamento, anche ricordi difficili da descrivere, mentre la lancetta del nostro orologio scandiva il tempo, anche i Romani, si apprestava a farne largo consumo delle essenze, utilizzandole nella propria Domus e durante i baccanali, inebriando i commensali in festeggiamenti sfrenati. Altro aspetto di consumo si apprende dai Greci, l’uso dell’unguento era spalmato sul corpo degli atleti, in modo da potenziarne la forza durante le gare olimpiche. Un fatto di notevole importanza storica, avvenuta nell’isola di Cipro durante scavi archeologici, è stato il ritrovamento di un’autentica e forse la prima “Fabbrica di Profumi”, oltre il commercio economico dovuto al largo consumo di questi pregiati aromi. Purtroppo da queste notizie, non si può restituire la sensazione avvincente olfattiva, che riempiono le nari e il cuore suggellando momenti significativi. Dalla fine del I sec. a.C. lo sviluppo commerciale, raggiunse i grandi porti del Mediterraneo, dove il carico era caricato su piccole imbarcazioni, adatte alla navigazione fluviale raggiungendo il delta del fiume PO. Con la caduta dell’Impero Romano, questa corsa all’accaparramento delle materie prime citate, andò in declino per quasi tutto l’Alto Medioevo, la sua rinascita si potrà vedere dal XIV secolo con la diffusione in tutta Europa della profumeria italiana. Fu l’intervento di Caterina de’ Medici far sì che potesse ripartire da Firenze, importando quest’arte alla corte di Enrico d’Orleans a Parigi dalla consorte, portando il profumiere Renato, il Fiorentino. Se questo a voi sembra ancora poco, ecco un altro illustre personaggio Giovanni Maria Farina, il nome potrà dire poco, ma come inventore è legato a “Aqua Mirabilis”. Il Comune di Santa Maria Maggiore in Val Vigezzo, ha aperto un Museo “la Casa del Profumo” dedicato a Feminis – Farina e la sua “Acqua di Colonia”.
Questo racconto iniziato dalle sconfinate terre dell’Asia per noi termina qui, di certo il suo cammino evolutivo si potrebbe pensare che riparta da una data storica del 5 maggio 1921, poiché su richiesta di Gabrielle Bonheur Chanel, affida l’incarico al profumiere Ernest Beaux, di realizzare una rivoluzione olfattiva nell’arte della profumeria… questo lui fece, legando la sua invenzione al marchio di una nota “Maison de la Mode”. Mademoiselle Coco, per l’occasione scelse il nome a caso di quella fragranza, senza darne in giusto peso: Chanel No 5 e divenne un profumo senza tempo, ma questa è un’altra storia.

Daniele Giordano

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