Il Misantropo di Molière al Rossetti di Trieste: una compagnia giovane per un grande classico

Trieste, Politeama Rossetti – Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, Sala Assicurazioni Generali, dal 26 al 30 maggio 2021

L’apparire di due servitori, (Cristiano Russo e Claudio Pellegrini) muti e che mai parleranno se non per un breve e concitato momento, fa da prologo e prepara l’azione scenica successiva, creando fin da subito una certa attesa.

In una scena spoglia (di Luca Mannino) dalle tinte per lo più tenui, con un bel gioco di ombre funzionale a dar l’idea di un maggior numero di ambienti, ma anche del fluire dei cinque atti originari, i giovani attori diretti da Fabrizio Falco (anche in scena nella parte di Filinto) interpretano con bravura le diverse individualità dei personaggi presenti ne Il Misantropo di Molière, nella traduzione di Cesare Garboli.
Operazione questa non semplice se l’età anagrafica della compagnia è omogenea, ed è al contempo fonte di interessanti spunti, poiché fa emergere con delicatezza e senza alibi consolatori l’elemento più sottile e acuto della pièce: il lacerante e irrisolvibile scontro tra la verità a ogni costo e l’accomodamento per fini sociali.
Alceste (Davide Cirri), è il paladino della prima; fin da subito mette in campo le proprie armi verbali con efficaci e più che attuali affermazioni: “Non c’è niente che odio più delle contorsioni di questi grandi acrobati del vivere sociale, questi eterni impiegati del servizio mondano.”
L’amico Filinto, a mezza strada tra le due opposte posizioni, cerca di riportarlo a più miti consigli, facendogli peraltro notare l’intrinseca contraddizione tra la sua intransigenza e l’amore che prova per l’incostante Cèliméne (Alice Canzonieri), luminosa esponente della doppiezza attuata con maestria nelle relazioni sociali.
Tra loro si muovono gli altri, disposti in altrettanti punti distinti di questo continuum perpetuo: il pomposo Oronte (Claudio Pellegrini), i fatui Acaste (Costantino Buttitta) e Clitandro (Luca Carbone), l’onesta Eliante (Rita Debora Iannotta) e l’inflessibile Arsinoè (Doriana Costanzo).
I costumi di Gabriella Magrì ci portano (anche grazie alla musica di Angelo Vitaliano) in una dimensione sospesa nel tempo in un luogo che annulla le differenze di età e che in qualche modo, forse, suggerisce la cifra distintiva di questa messinscena: i personaggi sembrano essere in bilico tra decisione e tentennamenti, tra fermezza e titubanza e proprio per questo danno al pubblico l’occasione di intravedere in controluce, come le silhouette che passano dietro al fondale opaco, le diverse possibili interpretazioni di termini che da Molière a oggi hanno modificato la gerarchia semantica. Un esempio per tutti: dare la propria amicizia innesca in noi immagini e contesti di certo ben diversi rispetto al XVII secolo;inoltre, in un mondo dominato dalla postverità, cosa significa davvero essere sinceri?

Ed ecco che vedere un giovane affermare “non sono fatto per amare” prima di decidere di isolarsi dal mondo degli umani, evento purtroppo non straordinario ai nostri tempi, assume una valenza molto forte che sarebbe stato impossibile da cogliere se Alceste fosse stato interpretato da un attore molto più anziano.
Di più: l’impressione perdura, in trasparenza, nei discorsi all’uscita dal teatro condizionando quel che si dice, pertinente o meno a quanto si è appena visto.

Paola Pini

 

Trieste, Politeama Rossetti – Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia
Sala Assicurazioni Generali
dal 26 al 30 maggio 2021
Il Misantropo
di Molière
traduzione di Cesare Garboli
regia di Fabrizio Falco
regista assistente Davide Cirri
assistente alla regia Francesca Melluso
scene Luca Mannino
costumi Gabriella Magrì
musica Angelo Vitaliano
con
Davide Cirri (Alceste)
Fabrizio Falco (Filinto)
Claudio Pellegrini (Oronte)
Alice Canzonieri (Célimène)
Rita Debora Iannotta (Eliante)
Doriana Costanzo (Arsinoè)
Costantino Buttitta (Acaste)
Luca Carbone (Clitandro)
Cristiano Russo (Basco)
produzione Teatro Biondo Palermo
Trieste, Politeama Rossetti - Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, Sala Assicurazioni Generali, dal 26 al 30 maggio 2021 L’apparire di due servitori, (Cristiano Russo e Claudio Pellegrini) muti e che mai parleranno se non per un breve e concitato momento, fa da prologo e prepara l’azione scenica successiva, creando fin da subito una certa attesa. In una scena spoglia (di Luca Mannino) dalle tinte per lo più tenui, con un bel gioco di ombre funzionale a dar l’idea di un maggior numero di ambienti, ma anche del fluire dei cinque atti originari, i giovani attori diretti da Fabrizio Falco…

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