Viaggi nel pensiero. Ricordo di Francesco Bonardelli a dieci anni dalla scomparsa

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Lunedì 31 maggio (ore 19.00) sui profili Facebook e YouTube del sito di diffusione artistica Suggestioni Press si è svolto “Viaggi nel pensiero”, un incontro in streaming per ricordare Francesco Bonardelli nel decimo anniversario della scomparsa. Critico letterario, dirigente scolastico e giornalista, Bonardelli ha espresso attraverso la scrittura su prestigiose riviste nazionali e sulle pagine di “Gazzetta del Sud”, di cui era una firma di spicco, un’autentica anima letteraria accompagnata da una sua tipica capacità di penetrare nello spirito della contemporaneità cogliendone sfumature e futuri sviluppi. Protagonista indiscusso del dibattito culturale nella città di Messina, era anche un cultore attento e profondo della scrittura altrui, un vero “lettore di anime”, capace di andare oltre il testo per coglierne istanze letterarie nascoste e semi invisibili d’umanità. “Viaggi nel pensiero” intende così ricordarlo attraverso la testimonianza di scrittori, autori di bestseller, che lo hanno scelto per presentare in anteprima nazionale i loro romanzi e stabilito con lui un rapporto “oltre la pagina”. Hanno partecipato all’incontro, moderato dal figlio Marco Bonardelli, gli scrittori Catena Fiorello, Domenico Cacopardo, Giuseppina Torregrossa e Ignazio Pandolfo ed il direttore responsabile di “Gazzetta del Sud” Alessandro Notarstefano.

A conclusione dell’evento abbiamo intervistato l’organizzatore: il giornalista Marco Bonardelli.

Marco, che ricordo hai di tuo padre come uomo dalle “tante anime letterarie”?

Organizzare questo suo ricordo a dieci anni della scomparsa non è stato facile, perché lui aveva tante anime letterarie. Papà era uno studioso di semiotica e coltivava la critica letteraria sin dai tempi dell’università, quando per la prima volta, compilando la sua tesi di laurea, era entrato in contatto e aveva conosciuto personalmente il grande critico letterario di fama internazionale Gianfranco Contini, che ha subito nutrito grande stima e simpatia per questo giovane siciliano dai tratti normanni. Papà raccontava questo ogni volta che rievocava il suo primo incontro con Contini a Firenze, nella villa di Pian dei Giullari. Da quel giorno il rapporto tra loro era proseguito a distanza, trasformandosi in scambio epistolare. Oggi quelle lettere sono custodite dalla Fondazione Contini a Firenze. Nota importante: Dai suoi primi passi nella semiotica d’autore, Papà si era specializzato all’Università di Urbino e avuto una borsa di studio a Parigi. Alla “Scuola di studi superiori in scienze sociali” aveva seguito i corsi di Claude Bremond sull’analisi del racconto e partecipato ai seminari di Roland Barthes al College de France e a quelli di Jacques Monfrin alla Sorbona.

Quali sono state le emozioni che hai provato in seguito alla sua scomparsa?

Quando papà è venuto a mancare ero profondamente addolorato ma anche arrabbiato, come se lui avesse volutamente scelto di lasciarmi, perché un figlio non è mai nella condizione mentale, neanche da adulto, di perdere una figura di riferimento così importante. La rabbia veniva dalle tante domande che avrei voluto fargli sul nostro rapporto, sul mio futuro soprattutto ed era come se lui non avesse voluto rispondere a quelle domande. Col passare degli anni le risposte sono arrivate nella stima, nella forza del suo esempio. Oggi sono convinto che il torto peggiore che un padre possa fare ad un figlio, oltre al fatto di non dimostrargli amore, è quello di non consentirgli di nutrire stima per lui.

Marco, cosa ha significato per te questo evento e poter ricordare tuo padre?

Ovviamente la preparazione di un evento simile rappresenta un tuffo nel passato e quindi anche nel dolore, ma ci si rende conto, a distanza di ben dieci anni, come tanti semi che mio padre aveva coltivato nella famiglia e nel mio rapporto con lui hanno dato dei risultati validi anche in sua assenza. Come dice il nostro poeta Ugo Foscolo, gli affetti e quello che tu sei stato oltrepassano il tempo e le stagioni e possono essere ritrovati come nel mio caso quando finisce l’inverno e viene la primavera.
Vedere realizzato l’evento mi ha consentito di riappropriarmi di ciò che Papà era per gli altri, per il contesto culturale messinese, per una stretta cerchia di intellettuali italiani, tra cui i discepoli di Contini che ho contatto personalmente in questa occasione e le varie testimonianze durante la diretta streaming hanno aggiunto elementi di grande valore al suo ricordo, rinforzando la stima che avevo per lui. Ho capito di non essere solo nella sua assenza e questo mi è tuttora di grande conforto.

Quale è l’insegnamento più importante che ti ha lasciato tuo padre per svolgere la professione di giornalista?

Non è facile scegliere il suo esempio migliore ma posso dire con sicurezza che la più grande eredità che mi ha lasciato riguardo alla mia attuale professione di giornalista è l’onestà. Un’onestà a tutto tondo che ovviamente si sostanzia nella maniera corretta di “riportare la notizia” ma contiene alla base un grande rispetto per le vite altrui, per l’altrui sensibilità che Papà ha sempre messo in campo nelle sue relazioni familiari, di amicizia e professionali. Qualità che, ritengo, talvolta risultino piuttosto trascurate o non ben focalizzate in questo lavoro così appassionante perché messe in secondo piano rispetto alla volontà di manipolare i fatti rendendoli altro dalla loro connotazione originale. L’onestà e la trasparenza della notizia per me è l’elemento deontologico professionale ineludibile, e questo in gran parte lo devo a lui.

Daniela Di Genova

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