Quotidiano di Cultura diretto e fondato da Stefano Duranti Poccetti nel 2011

IL PRESEPE E L’ALBERO DI NATALE

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Durante il periodo natalizio in ogni casa inizia il dilemma se preparare il Presepe o albero di Natale, poi ancora… in cima all’albero mettiamo la Stella Cometa o la Punta… Come sempre c’è la terza soluzione per accontentare tutti: Faremo il Presepe e l’Albero, con la Punta e la Stella Cometa! A parte questa prefazione, sapete come iniziò la sua storia? Religione a parte, anche se come sempre ha sostenuto un ruolo predominante su questo fantastico avvenimento.
Si narra che San Francesco d’Assisi ritornando dalla città di Gerusalemme, rimase stupito nel vedere come veniva raffigurata la natività in un praesepium (Presepe dal latino), sottoponendo l’idea al Papa Onofrio III, il quale aderì modificandone il progetto iniziale. Fu così che il 24 dicembre dell’anno 1223 la rappresentazione si rese concreta, allestendola in una caverna del bosco di Greccio (Lazio). Questo fatto fu riportato e trascritto dagli storici, poiché pare sia stato il primo della storia a esercitare un “presepe vivente” sull’avvento, senza Maria e Giuseppe, il frate durante la messa, spiegò come avvenne la nascita a coloro che non sapeva leggere le Sacre Scritture. In seguito, la Natività con le statuine, fu diffusa in appannaggio elitario della chiesa, seguita subito dopo in qualche residenza di facoltosi aristocratici del luogo. Ci vollero anni prima che il presepe giungesse a Napoli, dove alcuni Maestri di San Gregorio Armeno con la loro passione e fantasia hanno fatto propria la storia del Presepe, approdando in seguito tra le mura domestiche italiane. Alla costruzione dei Presepi, seguirono semplici amatori cimentandosi nell’impresa, trasmettendo emozioni, che a differenza del Maestri, essi usavano qualsiasi tipo di materiale, dal sughero alle più svariate innovazioni (vedi quello del signor Abramo Telesa anno 1980). Fece un presepio a fibre ottiche adoperando il sistema usato nelle spie dell’auto, ora esposto al Museo di Betlemme, Se vi capita di passare in Torino, vi sbalordirà nel vedere in una chiesa di Via Po il Presepe dell’Annunziata (1900, aperto al pubblico), costruito da Francesco Canonica (scenografo cinematografico), interamente meccanico, con movimento generato da un unico motore elettrico, merita visitarlo.
Molto diverso è stato il percorso dell’albero di Natale, pur avendo luoghi e radici lontane, si presume sia stato introdotto molto più tardi come lo conosciamo noi. Pare che le origini siano pagane e l’Abete essendo una pianta sempreverde, i Druidi ne fecero un simbolo di vita, ornandolo durante le cerimonie e riti, legandolo al Solstizio d’inverno in cui la natura inizia lentamente a risvegliarsi dal lungo riposo. Differente era l’uso dei Romani, durante le calende di gennaio, il primo giorno usava regalarsi un rametto di un sempre verde come augurio di buon auspicio, ripreso poi dai cristiani divenne il simbolo di cristo o del bene o del male citato come albero della vita tra le pagine della Bibbia… Quest’albero cresceva nell’Eden gli venne dato altra supposizione, scelta per la sua forma triangolare paragonandola alla Santa Trinità. Sé è vero che le cose accadono per caso, nel 1611 la Germania fu la prima ad addobbare un abete per mano della duchessa consorte di Baviera Margherita di Brieg. Casualmente, mentre si accingeva nel fare preparativi per i festeggiamenti al castello, si accorse che una sala… avesse un angolo spoglio, immediatamente chiese che fosse trapiantato in un vaso un piccolo abete preso in “prestito” dal suo giardino, colmando alla vista il vuoto tanto odioso. In Italia, la chiesa era contraria all’addobbo dell’albero posto vicino al presepio, lo considerava un gesto puramente Protestante. Una simpatica e bellissima usanza che risale ancor oggi dal 1441, il primo albero addobbato, situato nella Piazza di Tallin (Estonia), nasce con uno scopo preciso, Uomini e donne non sposate ballano intorno all’abete, alla ricerca di un’anima gemella… Potrebbe diventare una circostanza piacevole anche a Torino, dove tra non molto una delle piazze auliche avranno il privilegio di ospitare il suo albero.

Daniele Giordano

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