“L’ultimo desiderio” di Pietro Favari (seconda puntata)

Data:

Seconda puntata del romanzo di Pietro Favari

SECONDA PUNTATA

8

La televisione si accende e inquadra in totale uno studio televisivo. Sullo sfondo c’è un grande schermo che ingrandisce le immagini riprese da una telecamera – anch’essa in scena – con qualche elemento di kitsch macabro: gruppi marmorei di famiglia, pietre tombali in plastica fosforescente, cappelle di famiglia per nuovi ricchi.

Improvvisamente proprio dalla porta di una cappella esce la conduttrice della trasmissione L’ultimo desiderio.

E’ Eva, una bella donna sui trentacinque anni, biondissima, truccata vistosamente e vestita di nero.

Le telecamere sono puntate su di lei.

<<Signore e signori, buonasera!>>.

Nello studio si sente uno scroscio di applausi.

<<Grazie. Grazie. E’ sempre un’emozione tenere a battesimo un nuovo programma, un programma che nasce proprio questa sera.

<<Qualcosa nasce e qualcosa muore… Alla vita si accompagna inevitabilmente la morte, come la notte al giorno, il buio alla luce, il sonno alla veglia>>.

Il bambino che voleva il cavallo viene chiamato sul palco. La conduttrice gli fa una lieve carezza. Il bambino alza la testa verso di lei e le rivolge una domanda prevista dal copione.

<<Che cos’è la morte?>>. Adesso il bambino guarda le telecamere, che dopo averlo inquadrato tornano di nuovo sulla conduttrice.

<<E’ un lungo sonno da cui non ci si sveglia più, come è successo al nonno>>.

<<E anch’io devo morire?>>.

Eva non risponde. Gli fa cenno di tornare a sedersi e continua a parlare.

<<Tutti i bambini prima o poi fanno queste domande e la risposta è come una condanna a morte. Da quel momento sappiamo di essere condannati senza possibilità di appello e quasi sempre è una persona cara, il papà o la mamma a cui l’abbiamo chiesto, ad emettere la sentenza inappellabile. Dall’età della ragione, dunque, impariamo che prima o poi dovremo ricevere la Nera Signora con la falce. Ma siamo davvero pronti ad accoglierla?

<<E’ perché non ci colga impreparati che esistono ditte come la Momentum Supremum S.p.A., sponsor della nostra trasmissione. La Momentum Supremum S.p.A. è una ditta – se mi consentite la battuta – di grande vitalità che si occupa della morte>>.

Lo scroscio di applausi è talmente forte che la conduttrice fa una smorfia di fastidio e contrae le mascelle, forse per proteggere i timpani.

<<Sì, signore e signori, qualcuno deve pensare anche alla componente industriale e commerciale della morte; qualcuno in grado di accompagnarci con professionalità ed efficienza nell’Ultimo Viaggio. E questo qualcuno, sono lieta di annunciarvelo, è la Momentum Supremum, una industria leader nel settore dei cofani funebri>>.

Dopo un breve stacco musicale cinque ragazze e quattro ragazzi entrano in studio, ognuno con dei fogli in mano. Le ragazze indossano un abito sobrio al ginocchio, dalle fantasie geometriche; i ragazzi un completo nero con camicia bianca e cravatta nera. La prima ragazza fa qualche passo avanti, staccandosi dagli altri. Quando le telecamere sono su di lei legge con voce soave dal suo foglio.

<<Ciò che di più caro si considera, gelosamente si custodisce e degnamente si racchiude. Questo è uno slogan, giustamente possessivo, della nostra Momentum Supremum>>.

La ragazza torna ad allinearsi agli altri, e un ragazzo si fa avanti.

<<Impegnativo quest’altro: Momentum Supremum, il pensiero, una civiltà eternati in un disegno>>.

E’ il turno di un’altra ragazza.

<<Momentum Supremum, il fluire del tempo. E’ un riferimento a Bergson, il nostro è uno sponsor colto>>.

<<Quando l’infinito ti viene vicino. E’ leopardiano, bene>>.

<<E l’uomo, a passo, entra nell’ombra stretta. Poetico>>.

Interviene Eva. <<Io lo trovo bellissimo, non vi pare? E poi, a dimostrare che pensano alla grande, c’è una citazione hollywoodiana: Momentum Supremum, da qui all’eternità>>.

<<E infine, definitivo: Momentum Supremum, ultima cosa>>.

<<E a tutti questi indovinatissimi slogan se ne potrebbe aggiungere un altro: L’unica cassa che la Momentum non produce è la cassa integrazione!>>.

Dopo un altro potente scroscio di applausi i nove testimonial scompaiono e la presentatrice riprende la parola.

<<Sì, signore e signori, perché la Momentum Supremum S.p.A. offre alla sua clientela sempre più numerosa soltanto prodotti competitivi e di classe, disegnati da esperti architetti>>.

Sullo schermo appare in primo piano una bara decorata con colonne corinzie in rilievo.

<<Per esempio il modello Ulisse. Tremila anni fa Ulisse inventò il cavallo di legno per conquistare Troia, oggi Ulisse è il cofano studiato per conquistare il mercato>>.

Eva sembra infastidita dalla durata dei frequenti applausi. La trasmissione ha i suoi limiti di tempo, e lei è giustamente preoccupata di non farcela. Appare un’altra bara in primo piano.

<<Un bell’applauso per quest’altro modello! Il suo fascino sta nella calda bellezza della grana naturale e nella rifinitura in ottimi legni di acero che garantiscono un più armonioso, definitivo, ritorno alla natura. Il modello infatti si chiama Ecologia>>.

Appare un’altra bara.

<<Ed ecco qualcosa di giovanile, dinamico, in linea con i nostri tempi: il modello Executive. Esprime carattere e solidità sociale. Di superba eleganza, riflette anche nella morte quel successo conquistato nella vita e nella carriera, ed è griffato da un grande stilista>>.

Le telecamere inquadrano un’altra bara, in legno multicolorato, accompagnata da un frammento di musica rock.

<<Per lo spirito meno austero, ecco il modello Dolce vita ideale per chi, anche dopo la morte, vuole far ricordare di essere stato un bon vivant, un playboy. Rifiniture lucidate in color bruma di mare, l’interno riccamente foderato in morbido velluto capitonné, con guanciale e copriletto in vivaci colori assortiti, una linea da far invidia ad una fuoriserie!>>.

9

Davanti al portone del centro d’accoglienza, c’è Angelo, l’africano ora sulla quarantina che aveva assistito allo stupro e alla strage di neri. E’ vestito in maniera appariscente, tipico dei rapper americani, parla con Ester, una bella giovane donna dai tratti mediorientali, sua coetanea, abbigliata in modo vistoso, attillato, tanto da sembrare una prostituta.

<<Come è andata la consegna?>> chiede Angelo.

<<Bene… Bene… Sembrava molto soddisfatto>>.

<<Li andrò a trovare fra qualche giorno>>.

Ester annuisce.

Angelo tira fuori dalla tasca un passamontagna e lo indossa.

<<Come sto?>>.

Ester lo guarda e scoppia a ridere.

10

Marco, vestito da cuoco sistema una telecamerina in un angolo della sua cucina sotto lo sguardo perplesso di Marion.

Collega la telecamera al televisore. Controlla l’inquadratura.

E’ soddisfatto.

Inizia la sua lezione di cucina.

<<Intingolo di agnello, ricetta di mia madre! Mando un bacio a mamma. Devi tagliare a pezzi regolari un chilo di spalla o petto di agnello…>>.

Mentre parla inizia a tagliare la carne con gesti quasi rituali, poi mette tutto in un tegame con burro e lardo pestato. Insaporisce con sale e pepe. Fa cuocere il cibo.

Marion osserva con disinteresse le gesta di Marco. Mentre il cibo cuoce, Marco apparecchia il tavolo con cura per due.

Stappa la bottiglia di vino e lo versa nel suo bicchiere e in quello di Marion. Beve un sorso. Lei non tocca il bicchiere.

<<Quando i pezzi sono cotti, devi levarli dal tegame e raccoglierli in un piatto>>. Esegue.

<<Devi scolare il grasso a metà e sciogliere il fondo di cottura con una spruzzata di vino bianco secco. In una padellina a parte devi far rosolare cento grammi di funghi freschi, in precedenza lavati, asciugati e tagliati a fettine. Ai funghi aggiungi una cucchiaiata di cipolla tritata e bagnata con due bicchieri di vino bianco secco non appena comincia a colorirsi…>>.

Dà un’occhiata al televisore. Marion resta in silenzio.

Marco assaggia il cibo cucinato. E’ soddisfatto. Spegne il fuoco. Recita una preghiera, come fosse un sacerdote.

<<Agnus Dei, qui tollis peccata mundi, dona nobis pacem…

<<Ah, che meraviglia! Se la comunione si potesse fare con agnello e vino credo che mi riaccosterei al sacramento…>>.

Marco infila un pezzo di agnello in bocca a Marion, facendo il segno della croce come un prete che somministra la comunione.

<<Corpus Domini nostri Jesu Christi custodiat animam meam in vitam aeternam. Amen>>.

Marion sputa il boccone.

Marco spegne subito la televisione, con aria offesa. Guarda male Marion, poi inizia a mangiare con gusto sotto lo sguardo disgustato della ragazza.

11

Vestito con il trench e il Borsalino in testa, Carlo prende il suo cellulare e lo accende per registrare le immagini.

La sequenza è ripresa nella soggettiva di Carlo, che esce dall’ufficio, apre una porta e si reca nell’appartamento attiguo dove vive.

In soggettiva, Carlo riprende il suo soggiorno, poi entra in camera da letto, si avvicina allo specchio e riprende la sua immagine riflessa. Sorride compiaciuto.

Spegne il cellulare e accende il televisore che trasmette immagini di migranti in arrivo in Italia. Sbuffa. Spegne la Tv ed esce dall’appartamento.

Dall’alto si vede il porto di Genova di notte. Lungo le banchine ci sono delle prostitute. C’è un viavai di gente.

Arriva Carlo, vestito con l’impermeabile di Bogart, passa vicino alle prostitute. Tira fuori la foto di Marion appena vede una ragazza nera e gliela mostra per sapere se la conosce.

Una delle donne gli si rivolge.

<<Ehi, bello, che ci fai con l’impermeabile? Guarda che non piove>>.

Carlo non replica e prosegue. Si allontana dalla banchina.

Pietro Favari

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