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“TERZINO FUORIGIOCO”: IL NUOVO ALBUM DI TOMMASO NOVI

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L’ho incontrato l’anno scorso e intervistato per parlare del suo singolo “Area” (una canzone d’amore che racconta di una libertà ostacolata, agognata e infine ritrovata) e poiché stava lavorando al nuovo album ci siamo detti che avremmo aspettato di ritrovarci per parlare di questo. Vi sto parlando del pianista, cantautore e musicoterapista pisano Tommaso Novi, che il 10 dicembre 2021 ha lanciato il suo nuovo album dal titolo “Terzino fuorigioco”(Blackcandy Produzioni), uscito in digitale su tutte le piattaforme di streaming.

Ciao Tommaso, ben ritrovato al Corriere dello Spettacolo e complimenti per questo nuovo album. “Terzino fuorigioco” è il nome di questo nuovo progetto discografico, si tratta di un disco di undici tracce (tra queste “Area”, “Molto bello” e “Io sapevo nuotare”, che hanno anticipato l’album) che spaziano tra molteplici tematiche e ripercorrono diversi periodi del tuo trascorso, e si presenta come la tua release più intima a livello umano e completa a livello musicale. Parlami di questo disco…

Come sai “Terzino fuorigioco” è composto da unici tracce (“Area”, “Molto bello” e “Io sapevo nuotare” – da te citate – “I mostri”, “La tua faccia così”, “Come ti pare”, “Spigola”, “Insetti”, “Ciuffi rosa, “Terzino Fuorigioco” e Il mio impresario”). Viste a lavoro compiuto ci vedo un qualche collegamento, che all’inizio non vedevo, perché li ho sempre vissuti come una serie di brani, creazioni distaccate l’uno dall’altro. Sono delle lettere con dei destinatari ben precisi; in queste lettere ci sono amici, c’è una donna, mio figlio, c’è una lettera indirizzata a me stesso. C’è una grande diversità per quanto riguarda gli stili musicali che riguardano queste canzoni: c’è un piano in voce, c’è la regione delle Baladin con tutta la band e poi c’è questo ramo elettronico più ruvido, contaminato da alcuni elementi che possono essere sia moderni e più datati, perché l’elettronica nelle nostre canzoni appare già alla fine degli anni ’60 – inizio anni ’70 grazie ai nostri artisti, tra questi il grande Battiato.

Poiché ti conosciamo, non ho iniziato questa intervista con la tua biografia, ma ricordiamo che sei nato a Pisa e sei un pianista, compositore, cantautore e musicoterapista. Detieni una cattedra di Fischio Musicale a Pisa, collabori con il Dipartimento di Didattica del Conservatorio di Musica “L. Cherubini” di Firenze con un tuo progetto. Hai inciso il tuo fischio nelle colonne sonore di alcuni lungometraggi come “La Prima Cosa Bella” (di Paolo Virzì) e “Una Festa Esagerata” (di Vincenzo Salemme) lavorando a fianco del maestro Nicola Piovani. Dopo sei produzioni discografiche con il gruppo I Gatti Mézzi (2005 – 2016), incidi un disco da solista nel 2017 “Se Mi Copri Rollo Al Volo” (Vrec – Warner Chappell) portandolo in giro per il Paese in ottanta concerti. Hai collaborato con Paolo Fresu, Brunori sas, Zen Circus, Motta, Gipi, Paolo Migone, Ascanio Celestini, Banda Bardò. Perché hai chiamato l’album “terzino fuorigioco” e come lo vedi questo album?

L’album lo vedo come un’opera matura; io ho 42 anni, questo è il mio nono disco e secondo da solista e “Terzino in fuorigioco” rappresenta una forma in cui in qualche modo tiro la somma chiedendomi: “Sono dove volevo essere? I vari passi che ho fatto fin qui mi hanno portato dove realmente volevo andare?”, in un contesto in cui certe volte ci si sente in “fuorigioco”. Un terzino che si trova in fuorigioco può essere stato molto scellerato o forse ha fatto una giocata eroica. Questo porta a domandarmi: “Sono dove volevo essere? Sono davvero felice?”. Domande a cui è difficile dare risposte. È questo “terzino fuorigioco”, una serie di lettere in cui chiedo a me stesso e ad altre persone se mi sento veramente bene, se ho fatto tutto come volevo.

Cosa ti sei detto quando ti sei trovato davanti al disco completato?

Mi sono detto “Mi piace tantissimo e lo trovo il lavoro più complesso ma anche più completo”, perché credo di essere riuscito a mettere dentro tutto il mio mondo passato e attuale. Poi ci ho messo dentro anche degli affetti musicali come un Dalla, un De Gregori e un approccio strumentale da ritrovare nel pianismo, insomma ci ho messo delle cose che mi stanno a cuore.

Trovo molto bello il fatto che nel tuo disco, oltre a esserci delle lettere – come dici tu – che magari racchiudono tutto il tuo passato, c’è la presenza degli affetti musicali provenienti da grandi come Dalla o Gregori. Gli stessi che fanno parte della nostra vita, la nostra vita è anche la musica, le canzoni che i grandi artisti ci hanno dato. Hai fatto un live?

Sì, abbiamo presentato il disco in un live a Pisa, con un doppio concerto in una bellissima chiesa sconsacrata, che accoglie il cantiere San Bernardo e stiamo chiudendo comunque un bel tour nonostante le difficoltà; stiamo in attesa dei nuovi DPCM. Ci sono i promoter, i locali che sono molto cauti. Ma stiamo lavorando su Roma, Milano, Firenze e stiamo pensando di fare una tappa in Puglia o in Campania.

Non ti faccio altre domande, ci salutiamo con un augurio di un buon Natale e buona fine e buon inizio anno. Buon lavoro e ci vediamo spero presto a qualche tuo live.

Grazie! Tantissimi auguri anche a te e alla redazione e pubblico del Corriere dello Spettacolo.

Giuseppe Sanfilippo

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