Il silenzio di Gergiev fa risorgere i ricordi di un’inopportuna inquisizione

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Il caso Gergiev è a mio avviso imbarazzante. Ecco cos’è che rende pessima la natura umana: la generalizzazione. Adesso Putin fa la guerra all’Ucraina e automaticamente tutti i russi diventano cattivi agli occhi del mondo. La Scala vuole cacciare il grande direttore russo, perché non si professa sulla guerra in Ucraina, ma in una democrazia è lecito chiedere a qualcuno di dichiarare le proprie idee? Non sono le idee a essere pericolose, pericolosa è la loro attuazione. E’ per questa ragione che per tutti dovrebbe essere lecito pensare in modo libero e questo dovrebbe essere il fondamento di una democrazia, altrimenti si torna ai tempi dell’inquisizione.

Dunque, andiamo per ordine: Gergiev dovrebbe dirigere il 5 marzo La Dama di Picche al Gran Teatro milanese. Intanto la guerra è scoppiata e, al contrario di altri artisti connazionali, come Anna Netrebko, non ha rotto gli indugi. Per questa ragione, il sindaco Beppe Sala, anche presidente della Fondazione Teatro alla Scala – anche questo fa sobbalzare qualche perplessità -, sta pensando di allontanare Gergiev dalla direzione dell’opera.

Per quanto mi riguarda, è chiaro che disapprovi del tutto il comportamento di Putin, ma allo stesso tempo non trovo assolutamente giusto che una persona sia costretta a dichiarare idee intime. Tra l’altro Gergiev non ha detto di essere con Putin, è stato semplicemente in silenzio e nessuno può violare il suo silenzio e mi sembra veramente assurdo che non vi siano voci contrarie a quello che sta accadendo.

Insomma, la generalizzazione porta sempre a decisioni frettolose e malauguranti, rischiando di finire in una situazione di caccia a uomo, cosa tra l’altro già avvenuta in tempi non sospetti, con l’introduzione dell’illegittimo Green Pass, contro cui i teatri non hanno avuto la forza e il coraggio di opporsi, accontentandosi di elemosinare posti.

Per concludere, tra poco ci diranno di non leggere più Dostoevskij e di non ascoltare la musica di Tchaikovsky e tutti abbasseranno lo sguardo.

Stefano Duranti Poccetti

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