“Rosy d’Altavilla” diventa un romanzo. Intervista a Carmen Di Marzo

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Carmen Di Marzo, attrice napoletana doc. Avemmo il piacere di intervistarla qualche anno fa in occasione della commedia “Questi figli amatissimi”. Prima e dopo quel momento di strada ne ha fatta tantissima. Mai ferma, sempre in evoluzione tra teatro, cinema, canto. In tournée  con Gianfranco Jannuzzo ne Il berretto a sonagli di Pirandello, è stata recentemente premiata al Festival Internazionale del Cinema di Salerno con una menzione speciale per la sua partecipazione al film “Arrivano i prof”.  Nella penultima giornata di Più Libri Più Liberi, la Fiera della piccola e media editoria a Roma, è stato presentato il romanzo La vera storia di Rosy d’Altavilla, tratto dallo spettacolo teatrale Rosy  D’Altavilla – L’amore oltre il tempo, che da due anni la vede protagonista .

Carmen, ci ritroviamo sulle pagine del Corriere dello Spettacolo a qualche anno di distanza dalla nostra prima intervista, ne sono successe di cose nella tua carriera! Tanto teatro, tournèe, cinema, premi, ora troviamo il tuo volto addirittura su un libro, lo avresti mai immaginato?

No Paolo, assolutamente! Quello che è successo con Rosy è davvero una piccola magia nata dalla passione e dalla dedizione di persone che si sono scelte umanamente e artisticamente. L’editore Giuseppe Bellone (Lilit Books) vide lo spettacolo lo scorso maggio al Teatro Astra di Torino e chiese subito all’autore e al regista Paolo Vanacore di farne un romanzo. Era rimasto letteralmente rapito dalla storia. Quando poi abbiamo saputo che l’illustre critico e storico del Teatro Nicola Fano avrebbe fatto la prefazione, la nostra felicità è stata sconfinata.  Ha amato lo spettacolo dal primo istante e lo ha fortemente sostenuto.

Su queste pagine  recensii Rosy D’Altavilla – L’amore oltre il tempo, al debutto romano nel 2016, uno spettacolo che ha avuto nel tempo tanto successo. Secondo te perché piace così tanto al pubblico?

Credo che il successo di Rosy sia dovuto oltre che alla qualità del lavoro curato in ogni dettaglio, proprio alla potenza della storia. Il pubblico si commuove, partecipa, canta, vibra con questa protagonista. A chi non è capitato di vivere un amore tormentato finito male? Di fare delle rinunce per la propria carriera? Di portare nel cuore il dolore della solitudine? Di sentire l’arte come l’unica consolazione possibile? Rosy è tutto questo e credo che per alcuni aspetti il pubblico si riconosca. Si mescolano perfettamente realtà e poesia.

Con Paolo Vanacore, autore del testo dello spettacolo, avete presentato il libro La vera storia di Rosy d’Altavilla all’ultima edizione di Più Libri Più Liberi al Roma Convention Center La Nuvola, una location suggestiva. Cosa racconta questo romanzo, del personaggio che tu interpreti sul palcoscenico?

Il personaggio di Rosy D’Altavilla viene approfondito nelle sue due vite che sembrano camminare su due binari opposti, ma che in realtà si sovrappongono, si mescolano e hanno molti punti di contatto. La diva del cafè chantant e la bidella solitaria hanno soprattutto due giunture granitiche. L’amore per la musica e per il suo Alfonso. Due cose mai trascorse. Due cose che non hanno tempo. Il finale del romanzo non è però quello dello spettacolo e questo credo sia una cosa stimolante per lettori e spettatori, perche’ troveranno in ciascun linguaggio artistico delle risposte diverse.

Cosa ti affascina di più della storia di Rosy, quali le emozioni per te che la fai vivere ogni volta che vai in scena?

Rosy è stata ed è una mia grande amica. Ho molte cose in comune con lei. L’amore per l’arte, il palcoscenico, i sacrifici di una vita intera, i tormenti d’amore, desiderare qualcosa anche a costo di impazzire. Sono cose che mi appartengono e che danno un senso alla mia esistenza.

Carmen, negli ultimi tempi la tournèe de Il berretto a sonagli con Gianfranco Jannuzzo e Anna Malvica Bolignari, due grandi artisti, ma anche diversi appuntamenti e premi cinematografici.

Si per me questo è un momento magico. E’ stata una bellissima esperienza lavorare con Gianfranco Jannuzzo e Anna Malvica. Il Berretto è uno spettacolo che gira da tantissimi anni e sono stata felice di incontrare sulla mia strada un autore cosi straordinario come Pirandello, che ha reso accessibile a tutti la sua opera, fornendo gli strumenti per una migliore ma mai definitiva comprensione dell’uomo. E poi di recente ho ricevuto un bellissimo premio al Festival Internazionale del Cinema di Salerno, per la mia partecipazione al film “Arrivano i Prof” regia di Ivan Silvestrini.  Sono grata alla vita ogni giorno.

So che sei sempre in fermento sia in teatro che nel cinema. Cosa puoi svelarci del tuo prossimo futuro?

Bollono in pentola varie cose. Dopo queste feste natalizie inizio le prove del mio nuovo monologo “14”, una storia totalmente diversa da Rosy D’Altavilla e che racconta la storia di una serial killer. Una storia molto forte, di una donna realmente esistita e che indaga la violenza sia maschile che femminile. Debutterò in primavera con questo lavoro e non nascondo che un po’ di paura c’è, perché sarà davvero un lavoro tosto, ancora più tosto di quello che ho fatto con Rosy. Il testo e la regia sono sempre di Paolo Vanacore, un uomo dai molteplici talenti e le musiche del Maestro Panatteri. Ci sono inoltre nuovi progetti teatrali per la prossima stagione e anche qualche progetto cinematografico all’orizzonte, ma per il momento non dico altro.

Porterai di nuovo a Roma la “tua” Rosy D’Altavilla?

Certamente! Al momento Rosy tornerà in scena a Civitavecchia e nuovamente a Castelgandolfo. Ho chiuso da poco un contratto di distribuzione con la Foxtrot Golf e sono in arrivo nuove date, tra cui nuovamente Roma per la prossima stagione e Matera.

Paolo Leone

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