RITORNA IL ROCK PROGRESSIVE RIVISITATO DAL THE CINEMA SHOW QUARTET

Dalle radici del Blues fino all’elettronica, passando per la psichedelia…sono tanti le influenze di un genere che da generazioni si rinnova continuamente, per poi essere rivisitato in ogni suo aspetto.

Stiamo parlando ovviamente del rock e, in particolare, della progressività di un genere che, ad un certo punto, ha intravisto nella sperimentazione, la straordinaria possibilità di creare suoni nuovi ed inediti. Sono gli anni ’70 e il rock, è ancora giovanissimo, eppure, nello scenario inglese si fa strada l’esigenza di esprimere nuovi intenti musicali, oltre che espressivi.

Più tardi definito progressive, il rock che ne scaturisce, ha delle sembianze a tratti psichedeliche, con ritorsioni che aggregano momenti esaltanti, dove il suono raggiunge possibilità mai esplorate. E’ la stagione dove il rock diventa chiave di lettura intimista, in cui i testi trattengono messaggi profondi che soltanto un suono così elaborato può trasmettere. Tale musica “progressista” … tale suono in continuo “fieri” diventa contaminazione di generi svariati, approccio poi perseguito nei decenni successivi non solo dal rock e che imposta numerose vie alternative che danno seguito a nuovi stili musicali.

Ed è qui che entrano in gioco il THE CINEMA SHOW QUARTET, un quartetto ma anche una vera e propria band che, come anticipa il nome stesso,  dalla musica da film, ha inteso un nuovo modo di fare musica, prendendo spunto proprio dal rock progressive.

Con Luca Rizzo ai  sassofoni, Flavia Ostini al  contrabbasso e basso elettrico, Riccardo Colasante alla  batteria, il THE CINEMA SHOW QUARTET, formazione che vede il proprio ideatore Paolo Bernardi nel ruolo di pianista, compositore e arrangiatore, e la cui idea principale è quella di omaggiare il rock anni ’70 attraverso un’interpretazione del tutto originale di quelle musiche e di quei suoni. Un rock che vede  in band come Pink Floyd, Yes e Genesis, i suoi migliori rappresentati, per quanto riguarda il territorio inglese, ma che ha interessato anche la musica d’oltreoceano e, non da ultima anche l’Italia. Quindi ecco che, insieme ai già citati Pink Floyd- presenti con un suite che racchiude insieme  Atom Heart Mother-Marooned e The great gig in the sky; in “Fugue to Heaven” non possono mancare i Jethro Tull con la loro Bourèe, o Jon Lord (tastierista dei Deep Purple) con la sua Sarabande. Non manca poi, nel disco di esordio del The Cinema  anche un tributo ai New Trolls, presenti con un omaggio al celebre Concerto Grosso. Un disco, “Fugue to Heaven”  che mette in risalto fin dalle scelte artistiche, la valorizzazione di un modo nuovo di proporre e suonare, ma, soprattutto, di  ascoltare musica.

“Alcuni giovani musicisti di estrazione rock sentono il bisogno di progredire il loro linguaggio musicale. Per farlo, attingono al folk, al jazz, alla musica classica e alle avanguardie musicali. Anche la scelta strumentale si diversifica dalla classica formazione roc…, Il risultato è stato la nascita di una musica che si allontana decisamente dal rock ‘n’ roll delle origini e dal beat degli anni ‘60 […]. Non più musica come svago, ma composizioni articolate che richiedono una particolare attenzione da parte dell’ascoltatore…”

Scrive a tal proposito il maestro Baldi, il quale, oltre a curare le note di presentazione dell’intero progetto discografico, ha anche portato un ensemble formato da giovanissimi flautisti, i PER UN PUGNO DI FLAUTI, che hanno partecipato vivamente all’album con un paio di arrangiamenti. E, oltre ad essere presenti altri autori e altre musiche, non mancano le musiche originali in  “Fugue to Heaven”, espressamente scritte per questa formazione, un progetto alla cui compiutezza finale si è valso anche  dei sintetizzatori virtuali di Fabio Bernardi, già membro di Kaledon e River of change.

Sonia Bellin

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