NUOVE GIOVANI SPERIMENTAZIONI AL PACTA

Data:

Il 10 e 11 novembre al Teatro PACTA di Milano

Una scoperta a Milano: in zona piazza Abbiategrasso c’è il PACTA, un teatro-salone di cui non conoscevamo l’esistenza, un po’ nascosto dentro ad un complesso con altre strutture.
Abbiamo assistito a Gamelan, spettacolo di Chiara Verzola con due soli interpreti, Fabrizio Calanna e Tejaswini Loundo.
Partiamo da titolo. Con gamelan si intende un’orchestra di strumenti musicali di origine indonesiana che comprende metallofoni, xilofoni, tamburi e gong; può avere anche flauti di bambù, strumenti a corda e la voce. In questo caso, è un’indagine sul rito: dalle feste dionisiache, alle danze indiane, al rave. Il rito come esperienza di trance, di connessione con la natura e trasformazione della percezione e dell’identità stessa, ma anche un’esperienza vietata, trasgressiva che mette in luce il suo valore antagonistico rispetto alla cultura dominante.
Il pubblico, dopo un’attesa fuori dalla sala, viene fatto entrare ed ecco che i due danzatori sono già in scena, a terra, e stanno già eseguendo movimenti rallentati, quasi fossero nell’acqua, illuminati da due fasci di luce, uno rosso ed uno verde. Solo successivamente iniziano a muoversi di più, guadagnando prima la posizione in ginocchio, poi in piedi, in un reciproco cercarsi e respingersi. Nessuna parola, solo musica di stampo tribale; la danza, più che tale, è un insieme di gesti, molti ripresi dalla danza indiana, frutto della ricerca coreografica di Fabrizio Calanna e della cultura di Tejaswini (detta Tete), indiana per davvero.
Il tutto molto bello e particolare, con Fabrizio e Tete splendidi nel loro muoversi su uno spazio senza nulla, né quinte, né sipario, solo delle proiezioni sul fondo. Entrambi prodotti di marca Susanna Beltrami-DanceHaus, e si vede, oltre alla precisione nell’esecuzione c’è interpretazione, sentimento, e grande feeling fra i due. Poca luce, molto fumo, anche nel foyer di attesa, che contrastano con i movimenti energici e precisi dei due danzatori. Molto meno interessante il finale, dove ai due in scena si aggiunge una voce che strilla parole quasi a caso, distogliendo l’attenzione dai due interpreti ed obbligandoli a movimenti più da discoteca di periferia che da veri danzatori quali sono.
Di pessimo gusto, sull’informativa cartacea all’ingresso, la citazione della nuova Legge anti-rave approvata da pochi giorni. L’arte deve sempre essere apolitica, esprimersi senza limitazioni, essere per tutti. Fare propaganda monolaterale in occasione di uno spettacolo è quanto di più bieco possa capitare. Chi la pensa così, continuerà comunque a farlo; chi non la pensa così non verrà certo convinto da un volantino ma anzi, magari non tornerà più a vedere uno spettacolo così bello e particolare.

Chiara Pedretti

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