WAR – LA GUERRA DESIDERATA, SOLO L’AMORE PUÒ FERMARE LA GUERRA

Non pensavano Gianni Zanasi e i suoi sceneggiatori mentre scrivevano War – La guerra desiderata nel 2019 che oggi, alla data di uscita, potesse diventare un’opera di così stringente attualità. Un’attualità quella della guerra nel seno dell’Europa che nell’idea iniziale doveva essere solo un pretesto, anche un po’ paradossale, anche un po’ forzato e grottesco, si trasforma, guardando il film oggi con gli occhi e le orecchie piene delle notizie che arrivano dal conflitto in Ucraina, in un elemento tematico dominante e di un peso non indifferente. La guerra è desiderata, perché apre fronti di conflitto nuovi, impensati, allarga le zone d’ombra che abitano l’animo dell’essere umano. A questo serve la guerra nella storia che il film racconta: è la miccia di esagerazione che genera guerre più piccole, dislocate e personali, interiori, esibendo, per esempio, le storture di un’umanità frustata e perciò arrabbiata e frenetica nell’arrabattarsi di qua e di là, in eterno conflitto con tutti i meccanismi incancreniti della nostra società, dalla burocrazia abbondante e che fa continuo attrito con l’incedere della vita, fino ad una politica dominante e prevaricatrice. E si è soli, dannatamente soli, come il protagonista Tom interpretato da Edoardo Leo, laureato in letteratura e che alleva vongole. Oppure che mostra un’umanità egoista e indifferente, razzista violenta e aggressiva come vediamo nel personaggio di Mauro (Giuseppe Battiston), barista guerrafondaio che non appena scoppia il conflitto raduna una compagine di persone, imbracciano mitra e fucili e, abbigliati di mimetiche militari, creano un comparto paramilitare che, invece di aiutare, aumenta il caos sulle strade e sui palazzi. Il caos dell’esistenza e dell’esistere che da sempre è fondamento dei film di Gianni Zanasi, al quale lui piace abbandonarsi con estrema passione (per il Cinema inteso come caos e ordine), ma anche saper modellare, plasmare, con una furente intelligenza di scrittura, che trova vette di comicità, allo stesso tempo riflessiva e tragica e amara, in certe battute di dialogo puntuali ed efficaci, così fluide e ben oliate che contrastano, volutamente, con l’esagerazione (spesso non tenuta benissimo sotto controllo, questa sì) del contesto in cui si muovono i personaggi. Il conflitto che genera la guerra è anche quello familiare, di una giovane donna psicologa, Lea (Miriam Leone) che ha il fratello pilota di caccia e il padre viceministro della difesa; impedendo alla sua famiglia di partecipare a questa assurda guerra pensa, in cuor suo, di poterla fermare. E arrestare così anche la sua piccola guerra familiare, quella che l’ha allontanata dal padre.

War – La guerra desiderata è un’opera semplice e sincera, stravagante e poco allineata, tipica dello sguardo sempre obliquo ed originale del suo autore che questa volta, tuttavia, si affida anche ad immaginari importanti: certi toni perfettamente studiati e realistici evocano Monicelli; c’è una scena che per situazione e colori richiama l’Apocalypse Now di Coppola; un’altra, bellissima, dove Mauro, il barista guerrafondaio, imbastisce un’esecuzione pubblica di un giovane di colore, legato ad un barile di latta, di notte: pare il quadro di Goya “Il 3 maggio 1808”. Prepara la tanica di benzina e gli getta intorno ciocchi di legna, per bruciarlo come si faceva con le streghe nel medioevo, mentre gli parla, mentre gli getta addosso il suo odio e le ragioni di quella sua scelta, che lentamente, tuttavia, iniziano a presentare dissonanze, a mostrarsi come tesi senza fondamento che crollano prima nelle sue parole, poi nella sua testa, infine nel suo cuore. Si renderà conto Mauro, al termine del suo monologo/sfogo che quello davanti a lui è un fratello e non un nemico. Non ci sarà allora l’esecuzione fisica di morte, ma l’esecuzione di un abbraccio, di un inno alla vita, dell’amore. È semplice il messaggio di Zanasi, è vero, forse retorico e sdolcinato: solo l’amore può fermare la guerra, davanti al sisma di un carrarmato enorme possiamo “armarci” solo di un bacio. Ma nei tempi che viviamo, che il film a sua insaputa restituisce, è sempre meglio ribadirlo. Ma non è affatto scontato che la colonna sonora del film sia la musica preferita del fratello di Tom, in coma dopo aver tentato il suicidio: canzoni che hanno il disperato compito di poterlo risvegliare, farlo ritornare a vivere la sua vita. E noi, quindi, sembra dirci Zanasi, a vivere la nostra. La speranza è un grido desiderato.

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