Quotidiano di Cultura diretto e fondato da Stefano Duranti Poccetti nel 2011

MERITOCRAZIA CULTURALE E E DIFFICILI RELAZIONI DOMESTICHE D’ UN DOCENTE AL MANZONI. RIVALSA D’UN EX ALLIEVA E TENEREZZA FINALE PER IL SUO ANZIANO PROFESSORE IN “NOTE STONATE”

Data:

Dal 12 al 29 gennaio 2023 al Teatro Manzoni di Roma

Ancora intorno alla scuola orbita il mondo descritto da Israel Horovitz nella commedia agrodolce “Note Stonate” scritta per due personaggi che si fronteggiano nella casa del vecchio docente Jacque Bretish, insegnante un tempo di Musica e Letteratura Inglese, dove la sua domestica e badante è la giovane quarantenne Catherine O’Hara un Tempo sua allieva insieme al marito Prince, che è precocemente deceduto lasciandola vedova e costringendola, per sostenersi economicamente, ad impiegarsi nella casa del professore come inserviente e badante. Naturalmente, essendo un tipo duro ed arcigno tutto dedito alla passione per la sua cultura alla quale ha sacrificato anche la sua vita sentimentale non essendosi mai sposato, come nel caso del filosofo assai colto e tuttavia di spigoloso carattere qual è il professor M. Cacciari opinionista in varie trasmissioni televisive, i rapporti tra i due sono ostici e scorbutici, rimproverandole lui pure un linguaggio stravagante e talora scorretto idiomaticamente. A ciò s’aggiunga che, riandando con i ricordi dei due al passato quasi riavvolgendo il nastro in “flash – back”, egli aveva bocciato i due ragazzi nelle sue discipline per scarso apprendimento musicale e linguistico, con lei che non gliela aveva perdonata e che in più era stata provata dal cocente dolore di perdere a distanza di poco tempo sia i genitori che il marito. Tutto questo il bravo regista Enrico Maria Lamanna lo fa scaturire dall’aspra loquela dialettica che hanno i due straordinari interpreti dei due personaggi che si scontrano sul ring della camera da pranzo e della cucina della magione del dominatore assoluto intorno ai cui sentimenti ruota tutto il lavoro: il direttore Pietro Longhi nei panni del sussiegoso e vanesio proprietario dell’appartamento ed in quelli della furastica ed espressivamente vendicativa, inizialmente, dama di compagnia  Gaia De Laurentiis. A lei appunto rivolto, il suo vecchio maestro commenta che “ il sopravvivere ai propri cari è la più deprimente solitudine ed inconsolabile dolore che ci possa essere” e noi, sperimentandolo attualmente, possiamo condividere il giudizio. Catherine non ha più nessuno, mentre il professore rivolge tutte le sue attenzioni al gatto Nat che ha con sé da 14 anni e, dato che ciascun anno suo corrisponde ad 8 del felino, questi ne ha adesso 112 e sbagliando il conto viene ripreso con puntiglio da lei, oppure spesso esce per andare a comprare il giornale  quando astiosamente non spedisce lei sotto la neve ad acquistare le pile per la radio che ama ascoltare, con la voce di E. Iacchetti,  per i pezzi classici dei celebri compositori, a cui lei preferisce il moderno suono swing che mette quando lui non c’è. L’alterco tra i due unici protagonisti del melodramma va avanti fino a quando il Docente, reso orgoglioso dal fatto d’essere diventato il più importante vegliardo di Gloster dato che il suo collega e rivale in competenza professionale e docenza universitaria è morto, comincia ad accusare fastidiosi malanni invernali, come quelli che stiamo trascorrendo attualmente in Italia mancando un gran numero di farmaci necessari in codesto periodo, colpendo il  di lei lato sensibile, buono e romantico, che c’è in ciascun essere umano, per cui tra i due scaturisce il fuoco di quell’innata e spontanea empatia che covava sotto la cenere e che doveva essere una squisita ed inclita attitudine innata del titolare di cattedra, poiché durante il suo insegnamento era riuscito a rimorchiare e godere i favori sessuali delle sue allieve a più riprese. Dunque il suo era stato un erotismo galeotto, una sensualità sfrenata, che mai tuttavia s’era focalizzata su una compagna esistenziale fissa. La seconda parte dello spettacolo, che c’ha rammentato la corrispondente tematica del copione sempre a due voci ”Diamoci del tu”, interpretato ancora dal dinamico Longhi stavolta con l’albionica flemma e barba bianca cresciuta per l’occasione, in cui un anziano pensionato s’innamorava della sua cameriera ed arrivavano confidenzialmente a darsi del tu, unendo le loro vite. Qui, forse accadrebbe lo stesso, ma il Docente ha intuito che i suoi giorni stanno per finire e che la signora in nero, emblematica del film con la partita a scacchi con la sua prossima preda in I. Bergman, s’apre alla delicata tenerezza verso la sua ex alunna con cui avverte un debito di riconoscenza totale per le premure generosamente dedicategli, nonostante la grinta aggressiva femminile palesata e lo scrivere strappando poi i fogli dal quaderno per la rabbia irascibile che la pervade,per cui desidera finire di formarla musicalmente, come dote lasciatale in eredità, per cui sottopone lei, trasformatasi in leggiadra e nobile signorina piacevole e ben vestita da quell’essere attempato e trascurato nell’apparenza esteriore che era prima, all’ascolto d’una serie di dischi di musica classica di cui deve indovinare l’autore, che lui all’esame finale del Conservatorio aveva compreso solo con la minima sufficienza. Catherine si sforza mentalmente, si corregge ed emenda sui nomi dei famosi compositori, stupenda musicale e variegata pagina orchestrale fattaci udire per la preziosità della pièce, giungendo con sua enorme  sorpresa e soddisfazione ad azzeccarli tutti con spirituale gioia,  che le fa promettere di restargli per sempre grata e fedele,  di non tradire mai la memoria e l’ onore del maestro, il che noi tutti speriamo dai nostri discepoli nel futuro. Prima il telefono non squillava mai perché i ragazzi si volevano dimenticare del burbero professore selettivo, ora chiamati da lei una decina sono venuti a trovarlo mentre lui in poltrona,  con un asciugamano sulla testa per allentare l’infiammazione febbrile, ha il termometro in bocca e Catherine, vista l’elevata temperatura segnata, vorrebbe chiamare il medico, ma capisce che ormai non c’è più tempo e che, probabilmente, è meglio che muoia nella sua residenza ove è sempre vissuto come un misantropo  isolato e randagio. Egli s’allunga sul divano coperto da un plaid e ad 84 anni il tempo dell’arresto cardiaco è così rapido e, per fortuna, privo di sofferenza, non delirante ed invece silenzioso tra le braccia di un  invincibile Morfeo, come abbiamo amaramente notato e registrato con una rivissuta commozione davanti al tragico e fatale evento, qual è stato anche per papa Benedetto XVI ora nell’eterno riposo delle grotte vaticane. Il lavoro dalla pluralità dei momenti sentimentali e dei toni fonetici prima più astiosi e polemici, quindi maggiormente sfumati e spiritualmente intensi, tra i soggetti in campi, con la supervisione registica dell’amante di codesta letteratura angloamericana Lamanna, sarà al Manzoni fino al 29 gennaio con lde musiche realizzate per la circostanza dal lagunare musicista Pino Donaggio.

Giancarlo Lungarini 

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