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Confessione senza assoluzione di Giuseppe Oppedisano

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In scena al Teatro Tordinona dall’otto al dodici marzo 2023, lo spettacolo di Giuseppe Oppedisano racconta le fragilità di due anime unite da un sentimento forte, ma divise da ferite profonde, nascoste nell’ angolo più remoto del loro inconscio. Tutta la pièce ruota intorno alla lotta continua tra la realtà che la mente mostra e quella che essa nasconde attraverso meccanismi di rimozione. “La mente mente”, afferma ad un certo momento il protagonista. I due personaggi si muovono sul filo dello sfumato confine tra equilibrio e follia in un contesto che vede nella musica l’unico conforto al dolore.
I nomi di Paolo e Virginia, rievocano, il testo omonimo di Berardin de Saint Pierre. In entrambe le storie l’attesa del ritorno della persona amata si conclude con la crudeltà del destino che cancella ogni speranza di ricongiungimento.
L’amore tra i due protagonisti era nato molti anni prima, nelle le aule del conservatorio. La musica era la loro passione comune, una violinista lei, un compositore talentuoso lui. Paolo e Virginia non sapevano però che il loro sentimento, così intenso, avrebbe riportato alla luce le loro sofferenze. Così, quei demoni che l’inconscio aveva sepolto nell’oblio, erano riemersi prepotentemente durante la loro relazione, travolgendoli una spirale che li aveva risucchiati verso il basso, dividendo le loro strade.
L’evento scatenante era stato un rifiuto di Paolo a cui era seguita l’accusa di violenza sessuale da parte di Virginia. La giovane donna era stata rinchiusa in una clinica per malati di mente, aveva abbandonato la musica e cercato di riscattarsi con una laurea in medicina seguita da una specializzazione in psichiatria. Il suo lavoro però non le aveva dato le risposte che cercava: aveva imparato a curare la mente delle altre persone, ma non era riuscita a trovare la sua pace interiore.
Paolo Farinelli, dopo il processo, conclusosi con la sua assoluzione, era diventato un compositore di fama mondiale. Oggi, dopo anni di costellati da numerosi successi, vive isolato dal mondo.
La scena si apre con l’ingresso dello stesso Giuseppe Oppedisano: a suo agio nel difficile ruolo di Paolo, l’attore e regista riesce a dare corpo e voce ad una personalità complessa, sempre in bilico tra genialità ed equilibrio mentale vacillante.
L’ambientazione è costituita esclusivamente dall’abitazione di Paolo: un decoro semplice, ma intriso di ricordi e pervaso da un senso profondo di solitudine: non ci sono sedie intorno al tavolo, sullo sfondo un grande schermo alterna la proiezione dei film di Stanlio ed Ollio e di Charlie Chaplin; da una parte e dall’altra della stanza una chaise longue, un mobiletto zeppo di dischi, libri e altri oggetti, un tavolino sul quale è appoggiata una scacchiera, su cui Paolo si diverte a muovere qualche pedina e un metronomo, che scandisce il lento e inesorabile trascorrere del tempo. A tenergli compagnia solo le voci, un artificioso prodotto della sua mente. Di tanto in tanto si ode il suono del campanello. Tuttavia all’invito di Paolo ad entrare nessuno risponde, fino al giorno in cui a varcare quella porta è Virginia.
È arrivato per entrambi il momento di fare i conti con il passato. In un lungo dialogo che vede susseguirsi rabbia, sofferenza, poi commozione e infine la gioia dell’amore ritrovato, i due protagonisti riportano alla luce le sofferenze personali che li avevano divisi. Virginia aveva vissuto l’abbandono del padre, ed era cresciuta con una madre fredda e distaccata; il rifiuto di Paolo era stato perciò così doloroso da nella sua mente l’idea della violenza. Invece, l’odore del vino, che entrambi avevano bevuto una sera, aveva riportato alla mente di Paolo il ricordo di quel tanfo che si sprigionava dall’alito dell’orco che abusava di lui quando era bambino, sotto gli occhi di una madre, fragile, succube dell’uomo che le stava accanto, incapace di difendersi e di difenderlo. Così il volto di quell’uomo aveva preso il posto della donna amata che era stata in malo modo respinta.
Per tutta la durata dello spettacolo l’azione è costituita dal confronto dei due protagonisti che, raccontandosi compiono una sorta di catarsi.
Paolo inizialmente cerca con ogni pretesto di allontanare Virginia, nel corso della rappresentazione la sua reticenza lascia progressivamente lo spazio ad una maggiore apertura fino alla rivelazione di aver atteso giorno dopo giorno il ritorno della donna amata. Il suo personaggio, la sua mania per la pulizia, la sua gestualità, suscitano ilarità rendendo la rappresentazione leggera e fruibile.
Virginia, abilmente interpretata da Maurizia Grossi, si presenta ferma e distaccata nella sua posizione di accusatrice, per rivelare nel finale tutta la sua sensibilità. L’attenzione dello spettatore è tenuta sempre alta attraverso l’uso del linguaggio che esprime con forza tutta la magia della poesia, e dalla scelta dell’accompagnamento musicale, cornice e sottofondo dei discorsi.
L’uso dell’ironia unito alla capacità di utilizzare la parola e il gesto, quali strumenti efficaci di comunicazione, permettono di condividere con il pubblico riflessioni più profonde sull’illusorietà del tempo, la relatività del giudizio di valore, l’importanza della musica come rifugio dei vivi, sublimazione del dolore. Paolo continuerà a vivere attraverso la sua musica, l’arte di tutte le arti, capace di vincere la morte. Il sipario si chiude con un monologo della voce narrante, un inno alla vita che rompe la quarta parete rivolgendosi direttamente al pubblico il quale viene congedato con l’invito a comprendere che ciascuno di noi è il solo artefice, o meglio, compositore della propria esistenza.

Maria Ramicone

 

Prima Nazionale: 8 marzo 2023, Teatro Tordinona di Roma
Interpreti: Giuseppe Oppedisano, Maurizia Grossi.
Scena: Giorgia Piracci, Laura Camia.
Costumi: Laura Camia.
Assistenti: Giorgia Piracci, Ivan Calamia, Cristina Barbagallo.
Tecnico luci: Dario De Francesco.
Grafico: Flavio Pumaro.
Regia: Giuseppe Oppedisano

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