A Verezzi, ora tocca a “Stanlio & Ollio”. Recensione per “La strana coppia”

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Savona. Secondo evento in cartellone al 57° Festival teatrale di Borgio Verezzi, martedì 11 e mercoledì 12 luglio (inizio alle 21.30), sarà “Stanlio & Ollio – Amici fino all’ultima risata” di Sabrina Pellegrino e Claudio Insegno, quest’ultimo anche regista, in un cast che lo vede protagonista al fianco di Federico Perrotta. Con loro, Valentina Olla, Pellegrino stessa, Franco Mannella, Giacomo Rasetti e Federica De Riggi. Uno spettacolo in prima nazionale, dove conosceremo più da vicino coloro che “nel tempo ci hanno insegnato a ridere, a sorridere e a reggerci la pancia dalle risate. E ci hanno fatto capire che, dietro ogni grande tragedia, c’è una grande risata”, come spiega Insegno. “Abbiamo voluto portare in scena una commedia che mescola fatti reali di vita vissuta dai due attori con eventi di pura fantasia, per raccontare la storia di un’amicizia vera durata più di trent’anni”, dichiarano gli autori. Ma tra i fatti reali molti particolari della loro vita privata sono poco noti. “Quanti sanno – continuano gli autori – che Oliver Hardy aveva avviato un allevamento di polli che poi regalava agli amici perché gli dispiaceva mandarli al macello? Quanti sanno che Stan Laurel fu arrestato perché percorse 50 miglia contromano in autostrada completamente ubriaco?”. Vite rocambolesche, tra mogli, amanti, fughe, divorzi e accuse di bigamia…
Difficile immaginare quali saranno le scene di Alessandro Chiti, quest’anno al festival in ben tre appuntamenti (in uno dei quali riceverà il Premio Mulino Fenicio per la scenografia più significativa dell’estate 2022, legata a “I due Papi”). I costumi saranno di Graziella Pera, le musiche di Claudio Junior Bielli, le coreografie di Fabrizio Angelini e le luci di Marco Laudando.
Ma ancora ci sembra di risentire gli applausi per lo spettacolo di inaugurazione del Festival, con “La strana coppia – Revival” di Neil Simon, in prima nazionale, che ha visto protagonisti Gianluca Guidi e Giampiero Ingrassia, dove il primo firmava anche la regia, la traduzione e l’adattamento. La sera dell’8 luglio, due ore spassose hanno allietato il pubblico, trasportato al dodicesimo piano di un grattacielo di New York negli anni Sessanta, grazie anche all’ottima scenografia di Carlo De Marino che ha curato pure i costumi. La difficile convivenza tra un giornalista sportivo disordinato, Oscar (divorziato da qualche tempo) e l’amico Felix, appena scacciato da casa (ma pratiche di divorzio in atto) e quindi in piena crisi e con manie di suicidio, con cui gioca a poker. Dopo tante serate passate a guardare “La ruota della fortuna”, Oscar, che non ne può più dalla noia, “aggancia” due graziose (e stupidine) sorelle cinesi del quattordicesimo piano (Claudia Tosoni e Shaen Barletta), con le quali vorrebbe trascorrere una promettente serata. A far naufragare il tutto, le lacrime di Felix che rimpiange la vita coniugale. È troppo per Oscar, arcistufo delle manie dell’amico. Prova a offrirgli solo la nuda ospitalità di una camera da letto ma infine si arrende e lo mette alla porta. E la seconda ospitalità la troverà proprio al quattordicesimo piano, dalle due sorelle, preoccupate per la situazione di Felix e ammirando quel cuore così sensibile.
Nei panni degli amici che si ritrovano a giocare a poker, e toccano con mano la “pesantezza” di Felix, Giuseppe Cantore, Riccardo Graziosi, Rosario Petix, Simone Repetto. Tra loro, c’è chi comunque gusta i suoi manicaretti in cucina; chi – perché poliziotto – riporta quel che si dice sul lavoro riguardo chi pensa al suicidio; chi odia il disordine iniziale di Oscar (ma poi lo rimpiangerà); chi si lamenta perché, a furia di domandarsi dove sia finito Felix, non si gioca a carte; chi deve imparare a non dire che andrà in vacanza con la moglie in presenza dell’amico divorziando. Ma a reggere la commedia sono Guidi e Ingrassia. Belli i momenti in cui si impedisce a Felix di gettarsi dalla finestra, e quando Oscar ci ripenserà; la dolce (e finta) telefonata che intavola il padrone di casa con la moglie di uno degli amici; i “malanni” e i “rimedi” ai malanni a cui ricorre Felix; il sorriso che ritorna sui volti di entrambi i protagonisti, perché nonostante tutto rimarranno amici anche se non più conviventi (se i matrimoni vanno e vengono, la partita è come lo show: deve continuare); quando si salutano con grande intesa con il nome della moglie che ciascuno ha perso.
Su tutto, magistrali gli attimi in cui Guidi canticchia il motivetto che si accompagna a gesti scortesi per rompere con Felix; quando lo stesso improvvisa fuori copione perché “ancora un po’ si sta soffocando con il tramezzino” e confessa subito dopo che, con l’avvento del teatro-verità, ha già rischiato 12 volte; quando prende atto di quanto rimbombino i fuochi d’artificio dal paese vicino. Ad accompagnare Guidi per tutta la rappresentazione (in altri spettacoli suoi non era così pregnante) un convitato di pietra, nel senso migliore del termine: il padre Johnny Dorelli.
Musiche di Maurizio Abeni, luci di Umile Vainieri, assistente alla regia (particolarmente ringraziata agli applausi) Francesca Somma (info: www.festivalverezzi.it; nella foto: Gianluca Guidi e Giampiero Ingrassia).

Laura Sergi

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