Saga della decadenza di un’aristocrazia con la Pitagora e “stand up” con la Formenti

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La classe e la grazia recitativa di Paola Pitagora, Il suo bel portamento e gaio dinamismo, c’hanno fatto gustare per la seconda settimana della rassegna alla Filarmonica Romana nella sua fresca verzura panica, la storia d’una dinastia tosco – umbra di cui rivive le gesta di Paola Lemmi figlia della “Marescialla”, così chiamata per i suoi modi bruschi che non ammettevano repliche , che andando a scuola con il più giovane d’un anno Ferdinando Brunelli se n’innamorò e questi ne chiese la mano al padre di lei ingegnere. La splendida Paola, con un’età vegliarda di 81 anni ben portata, ci fa vedere tutti i personaggi nel suo monologo servendosi d’una carrellata di cappelli discretamente selezionati. Ella si ribellò al conformismo aristocratico ed agli agi, agli ozi, della villa tosco – umbra simile ad un maniero ed in nome dell’amore andò a vivere in un modesto e piccolo appartamento di 30 mq a via Sannio a Roma,, che spettava ai “colletti blu” dell’IRI dove Ferdinando s’era fatto assumere. Ebbero 5 figli, 3 maschi e 2 femmine che vivono ora in Paesi e Continenti diversi, tuttavia Ferdinando si mise in luce lavorando e dunque il presidente Leone lo nominò Cavaliere del Lavoro e poté comprarle una villa all’Argentario sulla costa tirrenica, che a lei piaceva tanto e la denominò “Brunella” in suo onore. Improvvisamente , tuttavia, Paola fu toccata dal dolore e dovette ragire al forte dolore con la fede incrollabile : la figlia minore dovette subire una lancinante e pericolosa operazione alla schiena a Parigi, fortunatamente andata bene, mentre al marito fu diagnosticato un tumore alla pelle, un melanoma, per cui in poco tempo lo perse quale il rimpianto giornalista Andrea Purgatori, con il consiglio di lui di non tornare a fare la “castellana” alla sua dipartita e godersi l’esistenza, come fece fino a 86 anni trasmettendoci le sue memorie con il libro “Creando il Mare” scritto con M. Gambini e la Pitagora, diretta egregiamente dalla figli Evita Ciri, ce ne ha fatto apprezzare tutta la fibra e caratteriale personalità grintosa e determinata. Poi è stata la volta dell’ambrosiana Laura Formenti, nata all’ombra della Madonnina nel 1980, compiendo gli studi classici e specializzandosi in Pedagogia sociale e generale, che come docente di Pedagogia della famiglia all’Università Bicocca di Milano, le permette di trarne spunti e riflessioni per spettacoli dissacranti della nuova comicità itinerante sul palcoscenico, rispetto alla classica di Aristofane e Menandro nel cosmo greco, Plauto e Terenzio nell’universo latino. Ella si dichiara “single “ fin dalla nascita per scelta o per “sfiga”, anche se ha una splendida presenza fisica con la folta capigliatura bionda, le slanciate gambe e lo sguardo vispo e sarcastico, con umoristici toni salaci ed inverecondi. Prendendo di petto il giovane Agostino in platea, gli affida il ruolo d’ipotetico fidanzato e fa la differenza tra i modi di gestire la sessualità a Roma e Milano, dove ci sono più esibizionisti e per le loro turbe, manie, fobie e complessi, sono costretti ad andare, senza farsi scorgere, dallo psicologo o dallo psicanalista, in quanto i film e le videocassette porno, le riviste osé e sfacciatamente sessuali, sono i moderni educatori del coito ed amplesso, riprendendo dall’ “Ars Amatoria “ di Ovidio alla corte di Augusto. Ella, che si sofferma satiricamente sulla definizione complessa ed esoterica dell’organo femminile, il clitoride, data dal vocabolario Zanichelli, ha partecipato ai cabaret comici delle “stelle” della “stand up”, di cui è stata tra le prime glorie femminili, dei locali Zelig e Colorado, mentre i migliori pezzi televisivi sono apparsi sull’emittente di Sky “Central” e s’è imposta all’attenzione del pubblico per la sua stupenda carica d’attrazione femminile e la vasta cultura e tematiche sociali scabrose, perfezionate nella città ove si convertì per mano di Sant’Ambrogio il retore umanista Sant’Agostino divenuto vescovo d’Ippona e Cartagine fermando la discesa dei Vandali in Africa. Tali mode sensuali del dopoguerra non sono ancora tramontate, come ci dimostra il regista L. Lucini nel film “Le mie ragazze di carta” in cui la media borghesia andava in Veneto nella marca trevigiana ad osserva re le pellicole a luci rosse al cinema Odeon con le mogli che spettegolavano, ricorrevano alla buoncostume per oltraggio al pubblico pudore e c’erano i primi “transex” che sognavano operazioni di cambio di genere ed identità. Infine giovedì per la serie dei processi storici conclamati ad eventi gialli e di cronaca nera che hanno segnato la Storia, il magistrato Luigi Di Majo, Tonino Tosto e Pino Nazio hanno allestito davanti ad una simbolica Alta Corte di Giustizia “Il Processo Pasolini” in cui hanno confrontato i tre gradi del giudizio forense, rilevando le numerose omissioni investigative, le carenze nelle ricerche del movente e delle prove senza esaminare i DNA rinvenuti sul luogo del delitto all’Idroscalo di Ostia ed interrogando i numerosi testimoni : dalla giornalista Oriana Fallaci al politico Giulio Andreotti ed al Capo della Squadra Mobile dottor Masone, nel frattempo tutti deceduti insieme all’unico condannato Pino Pelosi. Perciò rimane aperto il dilemma “cornuto”: fu il gesto d’uno solo che non voleva sottostare come “ragazzo di vita” ad una prestazione pagata od un autentico complotto , una vera esecuzione, per le sue aspre critiche al sistema politico e democratico? Venerdì Ennio Coltorti, che ha intanto chiuso il suo gioiello teatrale “Stanze Segrete” per l’aumentate richieste finanziarie della proprietaria, rivisiterà tanti luoghi comuni su Mozart: morì in disgrazia e povertà o per la ferocia gelosia del compositore ufficiale di corte Salieri? Infine sabato Marco Zanardi e Maria Teresa Pintus renderanno omaggio al celebre cantautore milanese di “Partecipazione” ed “ In via del Giambellino” che sosteneva che l‘esistenza è impegno nella dimensione civile pubblica e privata, istituzionale ed occupazionale, della comunità in cui siamo inseriti, per arricchirla con il nostro fattivo contributo. Inutile dire pletoricamente che la base canora di partenza dello spettacolo musicale è “Il signor G” di Gaber e Luporini. Insomma gli “aficionados” che desiderano respirare la sera il venticello che giunge alla Marina dal Tevere hanno un’ampia e preziosa, culturalmente parlando, varietà di selezione fino al 4 settembre, con la prima settimana di agosto dedicata all’orgoglio o “pride” della diversità di natura LGBT, patrocinato dal circolo “Mario Mieli”.

Giancarlo Lungarini

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