Intervista a Massimo Bonetti

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Intervista a cura della giornalista pubblicista Ilaria Solazzo

Nato a Roma nel 1951, è un attore italiano che ha esordito sul grande schermo nel 1977 in Casotto, film diretto da Sergio Citti. Nel 1984 prende parte con successo alla celebre fiction La Piovra che lo consacra al grande pubblico televisivo. Sempre in televisione ha recitato per 8 stagioni nel cast de La Squadra, prima di approdare a Distretto di Polizia 11 e a Squadra Antimafia 5… Questo e molto altro racchiudono la grandezza del Massimo Artista a 360 gradi. Bonetti è il mio ospite di oggi per questa nuova intervista.

Ilaria: Massimo tu sei un attore senza peli sulla lingua. Attore di successo, ma definito scomodo, perché parli con franchezza della situazione e delle prospettive del mondo del cinema… E non solo! Ti pesa essere te stesso?
Sono un Attore definito scomodo perché non mi nascondo mai dietro ipocrisia e convenienza. Ho il coraggio di interpretare ruoli difficili, preferendo lavori di qualità a pellicole scadenti e vuote.

Ilaria: Attore di cinema, televisione, teatro e da qualche tempo anche regista di produzioni che lasciano allo spettatore il modo di riflettere senza portare il cervello all’ammasso della risata ad ogni costo. Giusto?
Esattamente. Stare dietro la telecamera mi dà una grinta pazzesca. Difficile da spiegare a parole. Credimi.

Ilaria: Cinema, televisione, teatro e di recente anche regista. Se tu dovessi scegliere quale reputi il tuo grande amore artistico?
Meglio stare dietro la macchina da presa, dirigere gli attori bravi e realizzare lavori che non siano omologati. Fare il regista, è il ruolo che amo e che mi completa. La recitazione vive un momento difficile, le pellicole cinematografiche sono in mano alle solite comitive di amici che producono sovente film scadenti. Mi dispiace vedere il cinema in questa situazione, non ho mai avuto molti amici nell’ambiente proprio per il mio carattere deciso e trasparente. Ad ogni modo ti dico che se potessi tornare indietro nel tempo mi aprirei una tabaccheria così avrei avuto soldi facili senza fatica.

Ilaria: Come regista come ti giudichi?
Sono un regista ironico e pronto a mettersi a disposizione degli attori visto che conosco benissimo il mestiere. Debbo dire con una punta di orgoglio che ho avuto i complimenti anche da un mostro sacro come Pupi Avati per le mie imprese da regista e ciò mi ha spronato ad andare avanti con gioia e tenacia.

Ilaria: Hai lavorato con Massimo Troisi nel film “Le vie del Signore sono finite”. Che ricordo conservi tutt’oggi di lui a distanza di tanti anni dalla sua scomparsa?
Avevamo un rapporto umano che andava oltre il lavoro, c’era feeling, eravamo sulla stessa sintonia. Ho un ricordo meraviglioso di Massimo e spesso mi domando come avrebbe giudicato il mondo del cinema attuale e le sue contraddizioni. Massimo Troisi non era solito concedere facilmente l’amicizia. Mi manca immensamente, era come un fratello.

Ilaria: Un tuo grande cruccio, ho saputo da un amico in comune, è non aver interpretato Rugantino. Mi dai conferma?
Sì,te lo confermo. Per un attore romano, come me, la possibilità di interpretare “Rugantino” è qualcosa di unico ed affascinante. Ormai non ho più l’età. A meno che non si realizzi un Rugantino senior. Allora probabilmente avrei le mie chance.

Ilaria: In tanti si domandano perché una fiction di successo come la squadra fu interrotta dalla Rai. Ci puoi fornire una spiegazione?
A mio avviso ti dico che fu una delle sciocchezze più grandi commesse da parte di alcuni dirigenti della Rai dell’ epoca visto che “La Squadra” aveva un suo pubblico fedele ed appassionato, come appunto confermano i buoni ascolti delle repliche dopo quasi 20 anni.

Ilaria: Sei un sostenitore della nostra amata Giorgia Meloni. Cosa vorresti dirgli?
Che io l’ho votata. Credo in Lei. È una Donna straordinaria e farà riemergere la nostra Italia dalle ceneri. La destra, da sempre, si distingue per onestà e professionalità.

Ilaria: La tua vita è costellata anche di due grandi amori oltre la recitazione e la regia, vero?
Sì. Mia moglie e mia figlia. Dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna, nel mio caso ve ne sono due.

Ilaria: Che rapporto hai con Dio?
Ottimo. Quando è nata mia figlia Lucia, ho ricevuto il regalo più bello che Dio potesse farmi.

Ilaria: Ma tu da bambino sognavi di entrare a far parte del mondo dello spettacolo?
No. Nulla mi faceva pensare al mondo dello spettacolo, ti sono sincero. Ero un calciatore promettente; quindi, la gioia, il desiderio sarebbero stati quelli di diventare calciatore. Ma così non è stato, e per puro caso mi sono trovato dentro a questo ambiente in maniera anomala.
Ho iniziato con piccolissime parti nel film di Umberto Lenzi come ‘Il trucido e lo sbirro’, ‘Il cinico, l’infame e il violento’ dove vi erano due noti protagonisti come Thomas Milian e Maurizio Merli… Io facevo la parte del ladruncolo. Con il ‘Casotto’ di Sergio Citti, dove ho dato anima ad una parte un po’ più rilevante, mi sono trovato in mezzo a Ugo Tognazzi, Mariangela Melato, Gigi Proietti, Michele Placido. Mi guardavo attorno e mi dicevo ‘porca miseria forse posso anch’io diventare un numero uno’.

Ilaria: Che rapporto hai con la notorietà?
Ottima. La notorietà schiacciante che assaporai e che non mi aspettavo di avere, la ottenni in ‘Storia d’amore e di amicizia’ e dico il perché: quando la girai erano gli anni ’80, ’81 o ’82, e all’epoca c’erano solo due tv: Rai e Canale 5, quindi questo ha fatto sì che ‘Storia d’amore e d’amicizia’ lo seguisse, penso, il 60 o il 70 per cento degli italiani e noi facevamo ascolti tipo di 28 milioni di telespettatori. Eravamo io, Claudia Amendola e Barbara De Rossi. Non potevamo muoverci, la notorietà era esplosa. Chiaramente, poi, con altri lavori ho mantenuto la notorietà e poi di nuovo rispolverata quando ho fatto ‘La Squadra’.

Ilaria: Un ultimissima domanda per te. Tra i tanti film a cui hai preso parte e quindi ai tanti ruoli che hai ricoperto in carriera, sembra strano che nessuno ti ricordi mai per aver impersonato uno degli eroi del Pool Antimafia di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino: Ninni Cassarà. Il film in questione, del 1993, era ‘Giovanni Falcone’ ed era diretto da Giuseppe Ferrara. Fu complicato per te interpretare quel ruolo?
Sì perché si andava a toccare vita vissuta realmente da persone e personaggi vissuti quindi bisognava andare con molta attenzione ad interpretare il tutto soprattutto per rispetto verso coloro che ci avevano rimesso la vita per quella causa.

Foto gentilmente fornite da Massimo Bonetti.

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