Pezzi celebri e attori famosi in Risate di gioia

Data:

Dal 19 al 24 settembre 2023 al teatro Vittoria di Roma

Tradizione ed innovazione sono termini fortemente usati in questo periodo e che, apparentemente, sembrano in contraddizione, ma in realtà sono intimamente legati tre loro in quanto non si può migliorare e crescere tecnologicamente senza tener conto del punto di partenza acquisito, che s’intende sfruttare per accrescere ulteriormente le risorse scientifiche e le potenzialità umane. In questo senso si parla del passaggio dall’analogico al digitale, dalle macchine a benzina  a quelle all’idrogeno iniziando dal 2035, si sta inneggiando ai tablet, computer e smartphone che permettono il lavoro da casa guadagnando tempo, per finire con l’intelligenza artificiale che, tuttavia, presuppone di saper essere gestita per cui richiede una adeguata e sempre più specifica preparazione intellettuale a livello universitario non da tutti, essendo l’Italia ad uno dei più bassi gradini in Europa per il titolo accademico, per cui molti rischiano di perdere  in futuro il lavoro, come avvenne già agli inizi dell’Ottocento in Inghilterra con il fenomeno del “luddismo” allo avvento della rivoluzione industriale. Date queste premesse in ogni settore dell’attività e del livello economico secondario, c’è piaciuta abbastanza l’idea di Elena Bucci che, sfogliando alcuni testi manualistici come “Il teatro all’antica italiana” di Sergio Tofano detto Sto, “L’Antologia del grande attore” di Vito Pandolfi e “Follie del Varietà” a cura di Stefano De Matteis, Martina Lombardi e Marilea Somarè insieme ad autobiografie, biografie ed epistolari di gente di teatro osservata sui palcoscenici e spiata nei camerini,ne ha estrapolato un’ottima ricerca. Naturalmente sarebbe stato troppo lungo ed impegnativo, con un’incredibile dilazione temporale, partire dagli inizi di questa nobile arte che aiuta a sviluppare culturalmente, socialmente e politicamente, le comunità nazionali e quelle dei vari continenti in una prospettiva di gemellaggi e scambi artistici interdisciplinari, come quello che sta avvenendo a Roma in questo frangente con il REF 2023 ( ovvero RomaEuropaFestival) che spazia in vari teatri e luoghi preposti alle rappresentazioni. Non poteva analizzare la tragedia classica di Eschilo e Sofocle con il tritagonista ed il “deus ex machina” in Euripide, i corifei portati a 15, la commedia civile di Aristofane e la “nea” con il riconoscimento finale di Menandro e nemmeno quella comica di Plauto e socio – pedagogica di Terenzio con le tragedie dell’oriundo iberico Seneca nel primo secolo d.C., lo stesso dicasi per la “commedia dell’Arte” con le maschere del “Carro di Tespi” , che avrebbe rischiato di farla smarrire in una dossologica ricerca superficiale difficile da seguire per lo spettatore e con numerose ore da sedere in platea, quale  i più importanti film che ora vanno dalle 3 alle 4 ore, per esempio il meraviglioso storico lavoro del regista Nolan “Oppenheimer” che alterna il soggettivo del fisico all’oggettività del contesto epocale della seconda guerra mondiale con il colore ed il bianco e nero. Bene ha fatto dunque a darsi un “a quo” ed un “ ad quem” nella sua elaborata ed accurata indagine culturale sulla disciplina della Musa Euterpe per studiare ciò che il teatro ha prodotto dal Seicento con il “ bardo di Avon” che creò il “Globe Theater” a Londra e diede modo alle donne di partecipare alle messe in scena senza dover più indossare abiti maschili, dato che anticamente il mestiere dell’istrione non era considerato degno del gentil sesso. Iniziando perciò dal maggiore tragediografo moderno e citando alcuni tratti fondamentalmente significativi ed espressivi dal “Re Lear”, “Il Mercante di Venezia” ed “Otello” con  la fonetica, la gestualità e la forza declamatoria dei protagonisti dei testi, Elena Bucci e Maro Sgrosso, che hanno scelto sapientemente pure gli opportuni costumi, le giuste scene in chiaroscuro, c’hanno fatto gustare di nuovo la magistrale drammaturgia del sommo autore anche di commedie e liriche sentimentali, come “Sonetti d’Amore” con i quali cominciò la sua attività intorno a cui, insieme alla realtà della sua identità, s’è parecchio fantasticato. Alla maniera degli archeologi che hanno fatto ultimamente delle stupefacenti scoperte di camere mortuarie, tombe esinagoghe a Tarquinia ed Ostia Antica, possiamo rivitalizzare la nostra passione ed il vivo gusto del teatro rivivendone il fascino , le fatiche e gli ardui cimenti costitutivi della nuova epoca a partire dalla quale lo stesso Shakespeare, Molière e Goldoni, fissarono tutta la galleria di tipi e personaggi umani, togliendo le maschere. Ecco allora che sfilano tutta una serie di soggetti  ed attori, attrici, che rispecchiano i differenti caratteri della psiche e mentalità individuale : illustri ed ignorati   interpreti del palcoscenico, saltimbanchi e perfezionisti, dinamici ed eleganti, colti e sofisticati, s’alternano sulla scena nella brillante, solenne ed icastica, sbrigliata e divertente , resa della stessa Bucci e del compagno Sgrosso che , sotto il patrocinio della Regione Emilia Romagna presieduta dal vulcanico Stefano Bonaccini, con la produzione del Centro Teatrale Bresciano e di “Le Belle Bandiere”, c’hanno regalato due ore di magnifica rivisitazione d’un universo che stimola e qualifica, impreziosisce cartesianamente la nostra razionalità, venendo incontro alla massima socratica “Sappi di non sapere” e dando da vivere a chi lo pratica e lo tiene aperto il teatro, diversamente da quanto pensava un ex ministro del Tesoro della Lega ed ora militante nel partito della Presidente del Governo. Ecco allora che nella notte di Capodanno due anonimi attori, rimasti chiusi, sulle tavole del palcoscenico essendo innamorati del loro mestiere, ci fanno riassaporare siffatti struggenti momenti ed allora arriviamo all’Ottocento con un indimenticabile pezzo da “Il Canto del Cigno” di Anton Cechov, a proposito del quale vediamo una delle principali figure degli addetti alla cura degli attori ed alla loro perfetta riuscita : il dressiarista, che s’aggiunge al trovaroba, alla portaceste ed al suggeritore dalla “buca”, che ora è stato abolito e costringe ad immani sforzi per ricordare tutta la parte a memoria od a ricorrere al “Gobbo” ossia il cartellone piazzato davanti alle telecamere sullo sfondo delle sale televisive di registrazione. Tra i primi attori e le prime donne, i capocomici, capaci di vincere ogni ostacolo e scavalcare la censura, rinnovare il loro repertorio ad ogni cambio di generazione e modello artistico “tecnocratico” dominante, vengono ricordati Ermete Zacconi, Novelli,Tommaso Alvini e i De Rege con il loro avanspettacolo, in cui però dominò la figura partenopea di Antonio Petito creatore dello spassoso Pulcinella, figlio di Salvatore, che una sera morì in camerino dopo lo spettacolo tra atroci contorsioni mentre la servetta e costumista credeva che stesse continuando a fingere. Nel mondo delle gloriose celebrità femminili vengono ripescate Adelaide Ristori, Emma Grammatica e la divina Eleonora Duse insieme alla celestiale Marta Abba, divine ispiratrici di Pirandello e D’Annunzio “Vate ed Immaginifico” sepolto al Vittoriale del Garda. Poi arrivò la prima guerra mondiale che chiuse i teatri e si giunse così con l’”incipit” successivamente del Varietà alle soglie del secondo conflitto , scandito metaforicamente da Montale  con la raccolta poetica “La Bufera” e che al termine incentivò molto la ripresa vincente del Varietà con le parodie di Mussolini e l’uomo dai veri baffi neri austriaco, ovvero il Fhurer Hitler,fino alle satiriche macchiette de “il piccoletto de Roma” al secolo Renato Rascel con i famosi detti “ vedano ed è arrivata la bufera”, oltre al fantastico surreale corazziere per la sua minuta altezza. L’esplorazione si conclude con la magnifica veduta della caduta della neve in quel notturno inizio d’anno in teatro,  alle soglie del salto preferito dagli attori per ragioni economiche nel Cinema, che domani con l’avvento equinoziale dell’autunno, conclude la sua Festa .Dunque applausi e gradimento per lo spettacolo del Vittoria che ha confermato come la prorompente energia d’un patrimonio tradizionale qual è il teatro mantenga intatta a distanza d’epoche ed anni tutta la sua carica attrattiva e didascalica per chi l’ammira e coltiva la sua Arte. Il lavoro sarà in scena al Vittoria di Testaccio con la regia degli stessi protagonisti fino a domenica prossima.

Giancarlo Lungarini

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