Quotidiano di Cultura diretto e fondato da Stefano Duranti Poccetti nel 2011

Il talento innato d’una bambina e la dedizione di Dolcemiele nel musical “Matilda”

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Il grande e magnifico teatro nella zona del Pincio e vicino a Piazza Barberini ancora una volta s’è confermato un meraviglioso tempio adatto con le dovute proporzioni e strutture agli spettacoli musicali per i quali può contare su un Direttore Artistico quale Massimo Romeo Piparo che non sbaglia un colpo e questo s’è confermato con la prima italiana del nuovo lavoro “Matilda” tratto dal famoso e disinvolto, elegante , testo di Dennis Kelly basato sul romanzo di formazione di Roald Dahl, che si segnalò pure con “La fabbrica del cioccolato”. Per sottolineare come Piparo studi l’essenza dei suoi spettacoli, prima di decidere di produrli e presentarli con sicurezza di successo al suo pubblico affezionato ed alla moltitudine di vip,”starlette” mondane dell’aristocratica borghesia e mondo di giornalisti ed attori , basti pensare ai precedenti allestimenti ben curati, confezionati e scartati con autentici imponenti “flashmob” di “Cats”, “Mamma Mia”,” Billy Elliot” ed “Evita”. In quello andato in scena giovedì scorso si pone l’antitesi ed il contrasto con la giusta pedagogia di valenti docenti e professori che analizzano e percepiscono l’inclinazioni ed attitudini degli adolescenti , i loro caratteri psichici, per favorirne il potenziale bagaglio delle risorse mentali di cui dispongono, per arricchire la loro cultura e divenire dei veri talentuosi geni prodigiosi. Questa è la storia di “Matilda” che rappresenta una bambina davvero straordinaria e capace di colpire l’attenzione della primaria maestra fin dai 5 anni in cui sfoggia una notevole telecinesi, ovvero muovere gli oggetti con il pensiero, e leggere un enorme serie di libri di varie discipline ed insigni scrittori nella loro lingua originale. Stupisce che non provenga da una famiglia di eccelsi professionisti, ma da due grotteschi, goffi ed assurdi genitori cinici i Dal Verme, di cui lui disprezza la lettura perché la risultanza è rincretinirsi quali “ topi di biblioteca” che muoiono in gabbia, dal foglio letto come prologo del secondo atto. La madre invece è arrogante, sussiegosa, con ambizioni di autocratica immagine mondana ed un fratello inetto con incisa sulla maglietta rossa la qualifica sarcastica e burlesca di “Genius”. A boicottare la forte e volenterosa Matilda, strenuamente e coscienziosamente impegnata a sfruttare le sue qualità originarie, c’è pure la preside Trinciabue, che vede per la prima volta la strabiliante recitazione di Luca Ward en travesti, che forse per invidia della piccola sapiente che mette in risalto la sua prosopopea supponente, tesa solo ad una ferrea e solida disciplina che blocca l’applicazione e la piena riuscita degli allievi, che dovrebbero favorire i responsabili della didattica negli Istituti primari e secondari, censura in tutti i modi Matilda, accusandola di essere solo un elemento disturbatore e indisciplinato, tanto di averle mangiato il suo dolce invece divorato a piene ganasce da Bruce che poi si sente pure scoppiare lo stomaco con un fragoroso rumore fonetico della gola, in gergo “rutto”, nella trasposizione di Gabriele Ansanelli. La dolce e bella Matilda, resa con candore e mirabile scansione canora da Giulia Chiovelli di 11 anni che ha frequentato l’Accademia formativa del Sistina, destreggiandosi bene nel suo ruolo, sarà contrastata anche dal bullismo dei suoi compagni di classe alle elementari, tra cui il narcolettico Rodrigo in cui si cimenta Matteo Passini, dove trova una felice e saggia maestra come Dolcemiele in cui si cala con signorile personalità Giulia Fabbri, reduce dal consenso unanime riportato con la parte di Mary Poppins nell’omologo spettacolo desunto dal repertorio di Walt Disney, che propone alla cerbera preside, un incandescente animatore del personaggio il ruolo di Ward, di toglierla dai maldestri compagni di classe e portarla avanti essendo intellettualmente più emancipata ed in grado di acquisire illimitatamente nozioni. Lei con l’educazione, le buone maniere ed il rispetto, la retta ed impeccabile condotta, sconfigge l’angherie e vessazioni dei genitori e della Preside, che alla fine sparirà, mentre i suoi congiunti briosamente impersonati dalla famiglia Pozzolis ( Alice Mangione ed il compagno Gianmarco Pozzoli) sono da lei salvati, per aver letto in slavo Dostojevski, dalle minacce di violenza da parte d’una compagnia di Russi. Un’altra fida alleata di Matilda è la bibliotecaria Mrs Phelps incarnata da Elena Mancuso, con il gigantesco sfondo della parete interamente coperta da una congerie di volumi e manuali, che l’aiuta a trovare le opere più interessanti ed insieme a Matilda costituisce l’espressione della cultura, amore, amicizia e coraggio ardente ed insopprimibile della genuina coscienza contro i soprusi e l’autoritarismo. Siamo alla contrapposizione tra il Bene ed il Male con campioni della positività come queste tre donne, due grandi ed una in erba con un promettente futuro avvenire che è proprio dei geni e talenti premiati poi con il Nobel, mentre altri tre sono tipi di quella dirigenza scolastica e malate, crudeli e despote, cellule sociali di base, che costituiscono nella loro sommatoria la collettività nazionale. In sostanza così si spiegano le ali tarpate alla prole e la loro malvagità con il fallimento e l’abbandono scolastico, la conseguente disoccupazione o manovalanza nel mondo della criminalità. Ecco che spesso codeste cause costringono la magistratura a togliere la patria potestà ai genitori naturali ed affidare i ragazzi ai centri di recupero ed alle comunità dai sani principi etico – civili, per non dire religiosi; infatti Matilda sarà sottratta alla sua famiglia Dal Verme con la mamma che l’offende fino alla fine, nonostante la piccola abbia vinto la cattiveria con la bontà, per darla in custodia alla guida pedagogica ed accanita sostenitrice la maestra Dolcemiele, cui una ziastra maligna aveva ucciso la mamma acrobata interpretata da Fatima Rosati, malgrado il marito e padre Escapologo, reso da Matteo Guma, avesse cercato di salvarla con la presa della moglie trapezista,per poi essere maltrattato dalla cognata che gli aveva addossato la colpa dell’incidente mortale. Matilda organizzerà la rivolta pacifica dei suoi più sodali e fidati compagni contro la deleteria preside che fuggirà e finalmente il clima ambientale cambierà, anche se talora i giovani si comportano male e fanno ingenti danni alle scuole con la loro occupazione ripetutasi in questi giorni, secondo una consolidata prassi. Tuttavia il musical, preceduto da un suggestivo “flashmob” innanzi al teatro merita d’essere visto e goduto dalle famiglie al completo e dalla classe docente per ricavarne tutti gli utili insegnamenti suscettibili di offrire durante le feste. Infatti ha vinto giustamente 50 premi in tutto il mondo fatto più bello ed emozionante anche dalle musiche di Tim Minchin con l’orchestra dal vivo diretta da Federica Zylka suonatrice sonora alla tastiera 1.I riconoscimenti maggiori logicamente si sono registrati in Inghilterra con 7 Olivier Awards( ovvero gli Oscar del West End londinese) e 5 Tony Awards. Ora si potrà osservare sia nella versione cinematografica con Danny De Vito che in quella teatrale pure da noi in Italia, dato che a febbraio si sposterà nel Sistina Chapiteau a Milano, il primo spazio itinerante da noi. Piparo vide il lavoro, andato in scena in Inghilterra nel 2010, sulle sponde de Tamigi nel 2015 e da allora per i suoi alti ed assoluti valori contenuti nella trama l’ha esaminato per tre volte, certificandone il forte impatto sociale e la pregnanza su studenti e famiglie, che non devono trascurare od ostacolare la formazione dei loro figli. Matilda perderà i suoi poteri speciali, ma conserverà la spinta propulsiva all’apprendimento, in linea con la massima di Eduardo De Filippo “Gli Esami non finiscono mai” e con la sentenza socratica “Conosci te stesso”. Le splendide coreografie degli alunni della perfida Capo d’Istituto Trinciabue ed in realtà di una schiera di praticanti dell’Accademia del Sistina sono state create da Billy Mitchell. Lo spettacolo resterà al Sistina per tutto il periodo delle Festività, che come noto si chiudono con l’Epifania che è sabato e dunque in pratica domenica 7 gennaio 2024.Auguri a tutti per un Santo Natale vicino al presepe od all’albero ed un Felice Anno Nuovo!

Giancarlo Lungarini

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