Quotidiano di Cultura diretto e fondato da Stefano Duranti Poccetti nel 2011

L’avvocatessa Giulia sconcertata da “La ciliegina sulla torna” con Angelillo e Miconi

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I giovani oggi sono sempre più in difficoltà davanti alle scelte essenziali della loro esistenza: pretendere un lavoro corrispondente agli studi fatti o accettarne  provvisoriamente uno qualsiasi,  seguire la strada paterna od il proprio anelito naturale, fare le Scuole Superiori e l’Università in Italia o concorrere per l’Erasmus europeo oppure per i “campus” e gli Atenei americani o britannici? Come scegliere l’anima gemella e farla accettare ai propri genitori se i caratteri e le concezioni culturali , i punti di vista, non concordano? Fare figli in queste condizioni di precarietà od aspettare con il rischio di dovervi rinunciare per sempre? Ciò anche per il motivo che nella nostra penisola non vi sono le misure sociali per la famiglia ed i nascituri come in Francia, Germania e nei Paesi scandinavi, a parte la ragione che la vita frenetica e la carriera ,le pari opportunità, per i due generi identitari dell’umanità portano spesso a trascurare i sentimenti e perciò le convivenze ed i matrimoni durano meno di prima. In che misura s’è aperti come Antigone alle leggi del cuore e si subordinano le convenzioni, le regole, del viver civile e s’è disposti a schierarsi contro i pregiudizi ed il conformismo sociale? Tutte domande e considerazioni d’attualità al giorno d’oggi e che il commediografo ed attore brillante  Diego Ruiz s’è posto nel suo ultimo lavoro “La Ciliegina sulla torta” che fino al 14 sarà in scena al teatro Golden in maniera sarcastica, comica, frizzante ed esilarante, confrontando la deontologia e la vita della famiglia d’origine con quella che desidererebbe formarsi il figlio Tommaso, recatosi appunto a studiare in America e che sta per rientrare a casa per festeggiare con coloro che gli hanno dato i natali il suo 25 compleanno. La sua cellula domestica si basa sul padre Filippo scrittore di fiabe per fanciulli e ragazzi nel tempo libero che ha in casa, dovendo badare ai fornelli ed alle pulizie, essendo la moglie Giulia una legale divorzista che è abituata a vincere sempre le cause con il pieno soddisfacimento delle donne che ricorrono alle sue prestazioni legali, quale l’ultima che ha soffiato al marito il mantenimento e la casa, mentre la barca se l’è presa lo “skipper” che è stato licenziato, scoperto il tradimento dell’adulterio. Giulia, interpretata da un’impettita e sussiegosa Edy Angelillo che ha trasmesso tutta la sua verve espressiva e funambolica destrezza recitativa all’orgoglio forense della legale , immaginando magari di rivestire i panni della De Bernardini Pace, non ha un minuto libero, presa dai suoi molteplici impegni di patrocinio, pertanto non guarda da molto tempo in faccia la segretaria e non ne sa più discernere i tratti fisiognomici e tantomeno la voce, malgrado con lei comunichi per il disbrigo delle pratiche necessarie nei vari contesti dei processi di separazione divorzio. Per controllare che il marito, un serafico ed ubbidiente Blas Roca Rey con il grembiule da maggiordomo, assolva ai compiti della giornata con la preparazione dei pasti e la pulizia del loro appartamento, ha installato una bambola in cucina che le consente di osservare ogni cosa e rimproverargli le magagne, disfunzioni e dimenticanze in cui è incorso, comprese le tre visite che una nuova inquilina del piano superiore gli ha fatto, suscitando la di lei immotivata gelosia. Intanto dagli Stati Uniti giunge il figlio Tommaso con la sua fiamma o “chicca”, la fidanzata più grande di lui , tuttavia pimpante, travolgente per dinamismo e così vivace ed alla moda con i vestiti scintillanti e la capigliatura spumeggiante, che irretisce la madre per l’evidente differenza d’età tanto da definirla” tardona” e restare sconvolta dalla reciproca seduzione e dal linguaggio libertino che i due usano, alludendo frequentemente al sesso e dicendo che sono stati tutta la notte svegli a darsi da fare, inducendo così Giulia a costernati e sconvenienti sospetti lontani dalla realtà, che invece voleva alludere ad un pericoloso ragno sulla parete. Giulia ormai è in menopausa e la vuole vivere con decoro e dignità, lasciando spegnere i violenti ardori della sua intimità di Venere dallo sportello del frigorifero a cui s’attacca con prolungata morbosità, costringendo il marito a sbrinarlo la mattina; Cherry, la presunta cittadina americana, è resa con un’incredibile performance di briosità incredibile ed aria sbarazzina da quel vulcano di fresca energia che è Milena Miconi, che parecchi anni fa abbiamo conosciuto al Bagaglino o Salone Margherita con gli spettacoli e la regia di Castellacci e Pingitore. Ella, tradotto appunto in italiano, è la classica ciliegina sul dolce di Tommaso e risponde alle polemiche rimostranze dell’isterica Giulia, che arriva fino allo sfinimento, che negli USA le donne più attempate si prendono una pasticca per fermare il declino fisico e si coccolano i giovani come lui,  in particolare i “blacks” ovvero quelli di colore giacché hanno un organo ben sviluppato e lungo,  con cui si godono delle belle e piacevoli, piccanti, relazioni sessuali, che le conservano esteticamente appariscenti e di buon umore con capricci e vogliosi appetiti. La mamma è frustrata, mostra un crollo fisico e cedimento nervoso, con un cambio d’atteggiamento e ricercata goliardia disinibita, quasi a scatenare la rinascita dell’ attrazione sensuale ed il  risultato è la riconquista della passione di Filippo che sente una certa invidia per i neri amatori d’oltre Oceano. Per far accendere ancor più il suo furore sensuale , il figlio gli insinua il sospetto che la genitrice sia quasi sempre fuori casa e lo spii con l’applicazione sul cellulare ed il pupazzo   di pezza in cucina per il motivo, non molto nobile, d’uno spasimante esterno che la soddisfi meglio di lui. Questo risveglia i sopiti sensi dei due ed il primo risultato è conquistato con la subdola invidia per la lussuriosa signora americana amante del figlio , logicamente pure Cherry diviene membro della famiglia e non è più predatrice peccaminosa del diletto e prezioso Tommaso che la mamma non sente più in pericolo, essendo svanito il rischio della rivalità femminile. Adesso dovrebbe essere tutto finito ed invece l’apparenza è solo un astuto inganno che cela una scomoda verità per i genitori di Tommaso felici nella loro alcova, mentre  il giovane rampollo che è un ingegnoso e valente Adelmo Fabo se la gode con la partner dell’atroce beffa a danno dei suoi cari, favorita dalle distrazioni prolungate di Giulia , che se ne dovrà poi amaramente pentire per prendere coscienza della dura verità oggettiva che Tommaso gli svelerà con la giusta calma e serenità dopo il gustoso sesso casalingo e che sarà destinata a legare per sempre nei loro ruoli di Vestali Giulia e Cherry di fronte ad un destino che è sempre più all’ordine del giorno in codesto XXI secolo, ma che già avveniva pure nell’antichità. Basterebbe citare “Le memorie di Adriano “ di M. Yourcenar e “Il bell’Antonio” di V. Brancati, un tempo marito dell’indimenticabile Anna Proclemer, fulcro stellare dei nostri palcoscenici all’epoca del conclamato successo di G. Albertazzi fiorentino. Il  bravo ed acuto Diego Ruiz, che abita nella medievale ed incantevole cittadina umbra di Narni, ha redatto un interessante testo dei complessi rapporti e risvolti sull’esperienze sentimentali di piano sacrale ed alternativo laico, rispettando il principio “Al cuor non si comanda”, tuttavia inserendovi anche la questione della pedagogia filiale, che era stata trattata nelle sue molteplici sfaccettature nel mondo classico da Aristofane e Terenzio. Da qui s’è poi allargato ai conflitti tra uomini e donne ed alle loro aspettative e competenze, che ora il sistema giuridico del Diritto Civile permette di disciplinare diversamente con libertà d’opzione tra i coniugi, per esempio nell’esenzione remunerata dal lavoro per la gravidanza, che la campionessa olimpica Federica Pellegrini ha portato a termine con la nascita di Matilde con il plauso benaugurale di tutti gli sportivi. In qualità di regista Ruiz ha diretto da par suo i ritmi veloci e l’interazione dei fitti e serrati dialoghi tra i 4 protagonisti, per cui lo spettacolo, che  non ha avuto un attimo di pausa ed è durato quasi due ore, ha rallegrato tutti gli astanti con una lucida introspezione della loro psiche e relazione di coppia. La pièce potrà essere ammirata al Golden di via Taranto dal giovedì alla domenica fino al 14 gennaio.

Giancarlo Lungarini

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