L’importanza dei sacramenti e la crisi del sacerdozio in “Quasi quasi ci ripenso”

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La realizzazione esistenziale dei giovani è sempre più difficile in quanto c’è una crescente disoccupazione per lo spostamento del lavoro industriale all’Est meno costoso nella produzione commerciale, il reddito di cittadinanza è venuto meno a vantaggio di quello d’inclusione che è arduo ottenere ed i sentimenti sono sempre più precari, instabili e soggetti  a finire presto per le “cotte” troppo precoci che si prendono e che poi alle prime verifiche sostanziali non reggono, lasciando profonde disillusioni e frustrazioni. L’arrivo in sicurezza al matrimonio è improbo e richiede molta costanza, capacità di sopportazione e magari di perdono, spirito di sacrificio di parte delle proprie ambizioni ed aspirazioni, accettazione di legami parentali con i congiunti del partner che fino a ieri non si conoscevano e volontà di adattamento, compromessi, in nome dell’amore che riscalda e dà energia, scopo e valore alla nostra vita, che ha un marito o moglie, compagno, con cui sc ambiare idee, impressioni e dialogare sui fatti della giornata, oppure andare nei luoghi culturali insieme se v’è comunanza d’interessi. Restare nubili o celibi può essere una scelta, ma a lungo andare non è quasi mai gratificante ed appagante in quanto subentra la solitudine ed una sottile depressione, specie quando si torna nella nostra residenza e nessuno è lì ad accoglierci ed a parlare con noi, pure se l’apatia e disinteresse può sorgere anche in una coppia di sposati o conviventi. Perciò le possibilità serie sono due : o le nozze oppure la vocazione religiosa sacerdotale o monastica per lui e lei, dove lo sposo diventa Nostro Signore ed in suo nome ci si dedica al ministero del popolo della parrocchia diocesana affidataci od alla preghiera e contemplazione ascetica negli Istituti Religiosi. Appunto su questa doppia tematica s’è incentrato il lavoro “Quasi Quasi ci ripenso” scritto a 6 mani da Gianni Quinto, Alessandro Tirocchi e Maurizio Paniconi  che sta andando in scena fino a domenica 21 Natale di Roma al teatro dei Servi. In questa pièce vengono trattate le preoccupazioni, incomprensioni, affioranti incompatibilità di carattere di due giovani quali Greta e Riccardo e del loro curato Don Gino che è in crisi con la sua coscienza e non sente più la chiamata di Dio, cui pure s’era dedicato con la donazione di se medesimo alla pastorale ed evangelizzazione dei fedeli “intra ecclesiam” ed “Extra moenia” per chiamare gli esclusi  e coloro che volontariamente o senza colpa, i cristiani anonimi, sono lontani da Dio. Dunque i due si meravigliano inizialmente degli abiti civili che indossa il prete, nonostante che oggi moti non portino più la talare, scambiandolo per un operaio e gli manifestano la loro decisione di unirsi in matrimonio, per cui dovranno sottoporsi al corso di formazione per il Sacramento che è un mutuo opzionarsi per sempre “finché morte non vi separi” ed esige non solo questa consapevolezza di reciproca vitale fedeltà, ma pure il credere nell’unico Dio Nostro Padre. Qui vengono fuori dei dubbi sullo schema di virtuosismo cristiano che Don Gino abbozza sulla lavagna e nessuno dei due desidera essere il primo a lasciare questo mondo, pertanto l’uno pensa che dovrà essere l’altro che naturalmente fa i debiti scongiuri, toccando ferro specialmente Riccardo che Greta reputa predestinato a venir meno prima. Non se la  sentono d’incollarsi in comune un mutuo di 30 anni per la casa e nessuno dei due perciò ha pieno amore per l’altro ed una forte Fede nei presupposti essenziali del cattolicesimo, mentre emergono pure dissapori con le  rispettive suocere con il capriccio di entrambi di vivere sopra la propria madre. Da  ciò nascono serrati diverbi verbali, ripicche e gelosie sugli intendimenti della vita,   i lavori che svolgono che li fanno stare sovente lontani : lei è avvocato ed esercita la professione a Milano e lui è agente di commercio a Roma. Straordinari nel calarsi verosimilmente nei personaggi sono Valeria Monetti ed Alessandro Tirocchi, con Maurizio Paniconi che si ritaglia il ruolo dell’ecclesiastico. Lui li consiglia e dopo lungo tempo li confessa, facendoli stare in canonica durante il “processo “burocratico e così Greta, che ha un discreto sesto senso e fiuto poliziesco, scopre che Don Gino prepara bustine e poi manda giovani dell’oratorio a venderle, o meglio spacciarle come s’arguisce da una telefonata clandestina. Non solo quindi i due innamorati si punzecchiano, bensì giocano pure agli investigatori privati quali Maigret e Sherlock Holmes,  dagli indizi e dalle parole sfuggite avvertono che dentro la casa del parroco si nasconde qualche segreto, di cui in una notte da tregenda, da vampiri con sinistri ululati, in cui Riccardo fa “da palo” non sapendo bene il significato semantico del termine, rinvengono una valigetta piena di soldi. Da dove provengono e che ci fa tanto denaro lì un luogo di povertà ed elemosina del buon cuore dei parrocchiani. Considerato tutto questo e la lontananza che potrebbe separarli, i due piccioncini vorrebbero rinunciare ai loro sogni di felicità e rimanere liberi, ma Don Gino in un ultimo barlume di resipiscenza dottrinale e mantenimento delle finalità spirituali che l’avevano indotto a consacrarsi a Dio con l’obbedienza al Vescovo che l’aveva ordinato, li convince a rispondere ai loro progetti programmati e promesse scambiatesi facendogli celebrare il suo ultimo rito sacramentale nel quale i ministri sono gli sposi che si giurano il sì perpetuo. “Non osi l’uomo separare ciò che Dio ha unito” leggiamo nel Vangelo. Come finirà e che formula leggeranno gli sposi novelli al posto degli articoli del Codice Civile obbligatori in base all’articolo 2 del Concordato del 1929?Pure alla fine della cerimonia vi sarà una sorpresa sconcertante ed un ostacolo imprevisto per i due, che ormai formano una primaria cellula domestica nel tessuto sociale. Don Gino si spoglierà della sua funzione di guida d’anime ed otterrà la riduzione allo stato laicale, come alcuni nostri amici e che farà poi? Non dovrebbe essere insormontabile definirlo e nel testo v’è un’implicita censura o paradossale giudizio negativo sul suo cambio di vita, abbandono d’una missione che non sentiva più per una scelta di campo che non può essere concepita ed accettata per la sacralità della vita, rispetto a cui i “paradisi artificiali” delle sostanze stupefacenti sono la distruzione di tutto come la guerra fratricida. I Sacramenti sono fondamentali nella vita d’un cristiano e vanno affrontati con la giusta serietà e ponderazione convinta dopo oculata e lunga riflessione . Questo ci vuole rammentare il canovaccio del copione testuale. Appunto su codesti irrinunciabili principi e scavo psicologico dei tre personaggi verte  la regia di Andrea Palotto, che induce gli spettatori numerosi in sala non soltanto a ridere per le battute e i doppi sensi da decodificare velocemente, ma a valutare se stessi e la loro condizione nei limiti dell’identificazione con gli attori sul palcoscenico, che non sono altro che degli specchi e prototipi umani .IL teatro è finzione della realtà infatti, come sosteneva Edoardo De Filippo che sviluppò la sua dottrina scenica al San Ferdinando di Napoli. L’esilarante umorismo sarcastico e grottesco, le surreali circostanze contestuali e gli equivoci della relazione non ben chiarita tra i due amanti, sono il sale, il pepe, del farsesco e giocoso allestimento rappresentativo, con un implicito filo rosso di verità. Dal 30 aprile, tanti ne porta questa parte mensile dell’anno, vi sarà un nuovo lavoro in linea con questo, come una prosecuzione ideale, ossia “Ti va di sposarmi?” di Danila Stalteri.

Giancarlo Lungarini

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