Il subdolo raggiro del misterioso transgender con Blas Roca Rey in “Donnacce”

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Ancora una deliziosa e gradevole, interessante e palpitante sul piano della sensibilità, commedia del geniale e fecondo scrittore romano Gianni Clementi, c’è stato dato da osservare nel fine settimana appena trascorso e precisamente al teatro Manzoni con il titolo di “Donnacce” ovvero di etica approssimativa e dedite al più antico lavoro del mondo. Stavolta tuttavia l’autore non s’è concentrato sui problemi della guerra contro i Tedeschi con la fiera opposizione dei partigiani e le sue sanguinose conseguenze, bensì sulla prostituzione nelle “case chiuse” fino alla legge Merlin e su quelle che ancora oggi ricevono privatamente con gli annunci sui giornali. Nella seconda metà del Novecento Nino Manfredi  indimenticabile stella artistica della Ciociaria, i cui canti sono stati portati dal maestro Sparagna alla festa popolare del Primo Maggio all’Auditorium con ottimo consenso del pubblico, insieme a Nino Marino compose la pièce “Gente di facili costumi” che poneva l’accento sulla dignità personale di coloro che sono sulla strada e del rispetto che si deve loro. Qui invece Clementi argomenta sulla loro lunga carriera, sull’amicizia e la convivenza della più anziana e grossolana Tindara splendidamente interpretata da Fioretta Mari con la più giovane, disinibita e disinvolta Tullia incarnata dalla briosa e sarcastica Patrizia Pellegrino in un “teatro da camera” che si svolge per quasi due ore nel salotto della loro casa. Ora che la crisi economica, con la ripresa dell’inflazione e l’eliminazione del reddito di cittadinanza, si sta facendo sentire limitando i consumi e le visite mediche della gente,  per risparmiare in ogni modo possibile comprese le vacanze, pure per loro s’è fatta dura , dopo circa 40 anni spesi per soddisfare la libidine dei clienti. Inoltre la concorrenza sul mercato è spietata in quanto le ragazze dell’Est sono più ammalianti e seducenti, agevolate anche da prezzi più bassi, le sudamericane maggiormente smaliziate mentre vanno di moda i fascinosi trans con il loro abbigliamento femminile, che però sotto nasconde qualcosa di troppo. Il vivere congiuntamente tra una confidenza e l’altra, riandando ai momenti più belli della loro attività sessuale, attenua la loro frustrazione e delusione, spingendole a superare i traumi ed i turbamenti psichici, lo sconvolgimento esistenziale, con il farla finita con tale vita promiscua  condotta fino ad allora concedendosi un salutare e ristoratore soggiorno marino in un’isola dei Caraibi. Non sempre comunque le “ciambelle” riescono con il buco ed i sogni si concretizzano come sperato, perché basta un imprevisto e va tutto a monte. In questo caso l’ostacolo viene rappresentato da un non meglio precisato personaggio calatosi dal piano sovrastante sul balconcino delle due. Egli porta una maschera sul volto ed indossa gepièrre con calze a rete che c’inducono a pensare ad un rapporto sessuale tra gay o trans, come quello che coinvolse una decina d’anni fa un ex presidente della Regione Lazio ora corrispondente da Israele che fu bersaglio d’un piano strategico per coglierlo sul fatto e calunniarlo diffamandolo. Il meschino e vile soggetto non vuole perdere la sua reputazione, essendo sicuramente partecipe del mondo politico – amministrativo o finanziario, per cui supplica le due, che stanno preparando i bagagli per partire con il taxi notturno. Egli insiste nella richiesta d’aiuto ed in cambio promette una ricca ricompensa, che per lui è un nulla rispetto alla sua dignità di uomo d’alta classe, mondano e salottiero, come pure per le sue aspirazioni politiche ed economiche. Siamo di fronte ad una di quelle situazioni in cui falsi agenti di commercio o dipendenti d’aziende pubbliche , con la scusa della rilevazione dei contatori, si fanno aprire dalle persone sole in casa e poi le derubano, approfittando della loro ingenuità ,sciocca buonafede ed ignoranza, come ammetterà tardivamente Tindara. Questo impostore con il vizietto del sesso contro natura garantisce loro un beato diporto turistico alle Barbados con un’ingente somma in  denaro, facendo stoltamente breccia nei loro cuori. Il ritmo si fa più serrato ed i dialoghi s’infittiscono tra Tullia E Tindara che cominciano a chiedersi chi sia costui, come Don Abbondio nella sua passeggiata serale prima d’incontrare i “Bravi” si domandava chi fosse Carneade, quando poi al mattino l’intruso continua nell’ ipocrita impostura, apparendo quale un serafico umanista che s’alimenta con il farro e la semplicità della vecchia cucina classica romana di Apicio, dilettandosi di  filosofia a proposito della quale cita gli elementi primordiali della scuola jonica di Mileto ed il divenire di Eraclito. Ha fame e Tindara si preoccupa di recarsi in rosticceria a comprargli da arzilla popolana romana una sfiziosa colazione con pizza, supplì e calzoni, mentre lui  a più riprese tenta l’approccio con Tullia più avvenente e desiderabile nei panni della Pellegrino, che con il suo caratteristico accento partenopeo fatica a tenere a bada le profferte galanti dell’individuo con il sussiegoso Blas in doppio petto ed inappuntabile prova di stile signorile, pur se dall’andatura claudicante che aumenta la sua economica riconoscenza al rientro della fiorentina Mari con il suo prezioso pacchetto di laute vivande. Sentendosi sempre più in debito verso di loro per la gentilezza, disponibilità ed affabilità con cui l’hanno trattato, l’oscuro tipo bisex e transgender, di cui lo scrittore non ci fornisce ulteriori dettagli sociali per inquadrarlo meglio nel ruolo che ricopre e per cui dispone di segretario ed autista, eleva la ricompensa a 100 mila Euro con macchina e “driver” alle Barbados per il tour dell’isola caraibica. Le due prostitute d’altri tempi restano sbalordite per tanta generosità e fiduciose terminano i preparativi per il turismo tanto vagheggiato ed insperatamente ottenuto come un grosso regalo per debito di gratitudine, ma andrà tutto per il giusto verso per la loro meritata serenità e rigenerazione fisica, dopo il logorante dispendio d’energie sessuali  per metà della loro vita? Naturalmente questo non ve lo diciamo per non togliervi il piacere d’andare a visionare la sofisticata commedia di Clementi , cui il regista Luca Pizzurro imprime un marchio di divertente umorismo a tinte gialle  e denuncia sociale della facilità con cui ci si lascia convincere dalle parole astute ed ingannevoli, truffaldine, di strani e foschi figuri cui troppo candidamente diamo ascolto specie nell’età senile, cedendo alle loro lusinghe e consentendo loro l’ingresso tra le pareti domestiche. Il lavoro sarà replicato al Manzoni di via Monte Zebio dietro la RAI fino a domenica prossima e poi dal 16 ci sarà “Tutto per Lola” di Roberta Skerl con la regia di Silvio Giordani, che non potrà più contare sulla  perfetta  recitazione della povera ed indimenticabile Paola Gassman venuta meno poco meno d’un mese fa.

Giancarlo Lungarini

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