Puccini, Puccini, che cosa vuoi da me?

Data:

Al Teatro Strehler di Milano fino al 26 maggio 2024

Nell’anno dei festeggiamenti, il 100° anniversario dalla morte di Giacomo Puccini rappresenta un’occasione per commemorare la carriera di uno dei più grandi compositori d’opera che il mondo intero ci invidia. In questo solco non poteva mancare un omaggio anche da parte del Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa che, in coproduzione con Orchestra Sinfonica di Milano, allestisce Puccini, Puccini, che cosa vuoi da me? concerto-melologo nato da una proposta del Festival Puccini di Torre del Lago rivolta a Toni Servillo che oltre ad essere quell’attore poliedrico che conosciamo, include nel suo curriculum anche diverse regie di opera lirica. Ristabilito il sodalizio con Giuseppe Montesano, dopo i felici esiti precedenti di scrittura per la scena, la coppia si è divertita a creare un divertissement teatrale in cui sono offerti alcuni fra i più noti brani operistici del compositore lucchese, con il preciso intento di smantellare quei pregiudizi che ancora avvolgono il melodramma e soprattutto la supposta “mielosa svenevolezza e facile sentimentalismo” della produzione operistica pucciniana. Per riconoscere invece come Puccini sia stato il più innovativo degli autori d’opera del 900. Lo spettacolo è un’ideale alternanza di tributi alla musica e al tempo stesso al teatro in immaginario dialogo fra un raffinato personaggio, che posa a intellettuale dalle forti prese di posizione musicali, in cui la scintilla dell’amore fa scoccare una riflessione sui gusti dell’amata (lei ama la musica di Puccini: che bizzarria!), capace di operare una salutare contraddizione. Inizia così un viaggio sui sentieri musicali dell’opera pucciniana capace, nell’arco di una serata, di dissolvere la sua granitica diffidenza, grazie alla bellezza e intensità del teatro musicale creato dal musicista.  Un sincero quanto partecipato omaggio a Giacomo Puccini nei festeggiamenti del centenario, che sposa intenti celebrativi a quelli d’intelligente divulgazione e conoscenza, per chi ancor resiste al fascino e ai richiami della sirena della musica lirica. Non a caso come direttore d’orchestra è stata scelta una donna, Gianna Fratta, a dirigere l’Orchestra Sinfonica di Milano, grazioso omaggio alle tante figure femminili rese immortali da Puccini. Ad accoglierci entrando in sala, in un piacevole coup d’oil l’Orchestra già parata in palcoscenico: manca solo il primo violino e gli interpreti della serata, il soprano Maria Tomassi e il tenore Max Jota. E’ il tenore che da l’avvio agli assaggi musicali con Lucean le stelle dalla Tosca; la fonazione è un po’ artefatta ma l’artista in scena è pur capace di finezze e smorzature, offre buon “legato” anche se l’interprete non sa essere mai travolgente. Compare Tony Servillo, sprezzante e supponente raffinato intellettuale, in completo bianco, snocciola le sue convinzioni e preferenze musicali, cui il testo di Montesano non risparmia una malcelata ironia. Fabulatore avvolgente, l’attore partenopeo con impressionante uso della parola, pregnante dizione e sfaccettatura di pause e sfumature, impersona il distaccato dandy alle prese con i ripensamenti operati dalla musica. Ora il duetto de La Bohème, cantato appassionatamente da tenore e soprano, inizia a minare le fondamenta del pensiero: il dandy prezioso ridicolo ha l’onestà di ammettere, pur con ulteriori riserve, la bontà e la capacità della scrittura musicale del compositore di travolgere e irretire anche il più incallito degli scettici. L’intercalare dell’attore sui pezzi cantati giunge, con sempre più intensità, a sinceri e toccanti livelli di partecipazione emotiva. Il soprano Maria Tomassi, pur con una voce di non spiccato volume, si fa valere per un ricco e colorito fraseggio; sagace nella differenziazione delle eroine pucciniane affrontate ne da buon saggio in Tosca nel duetto del primo atto (in cui il tenore Jota sa essere un irruente Mario): maliziosa e sensuale per divenir poi accorata in uno struggente Vissi d’arte, dolente preghiera dal partecipe fraseggio. Servillo, con un gioco di sguardi impagabile, sottigliezze d’intenzioni e varietà di colori vocali, mostra il rapimento dell’anima, completamente irretito, lui che era il paladino della musica moderna. La scena finale della Madama Butterfly con la tragica morte per amore della protagonista intensamente resa dalla Tomassi, vedrà lo snob travolto da un parossistico incalzare di passioni, mutar definitivamente parere. E la volta allora di Manon Lescaut con le sue strazianti parole. Servillo usa tutti colori di voce per esprimere, citando anche Leopardi, i dolori dell’animo, sferzando anche noi con metafore che vanno dritte al cuore: L’amore ci trasforma con le sue bellezze.  Avvicinandosi alla Direttrice d’orchestra, l’attore mima un sussurrare all’orecchio: non bastano le parole, per ritrovare la musica che avevo perduto…E l’esemplificazione vien dal Coro a bocca chiusa di Madama Butterfly e anche se il Coro non c’è, è l’Orchestra Sinfonica di Milano, con i suoi solisti, a svolgere il compito di far pervenire il sublime messaggio. Incisiva e sempre avvolgente la resa della compagine orchestrale sotto la sicura guida di Gianna Fratta. Pubblico inizialmente perplesso a fronte di arie e duetti, si lascia facilmente trasportare nella magica atmosfera del melodramma pucciniano, decretando un caloroso tributo di applausi finali. Che chiamano dei bis, antica consuetudine nel teatro lirico: dopo uno dei famosi intermezzi ancora Manon Lescaut con Tu, tu amore? Tu? Ah, mio immenso amore! Duetto reso al calor  bianco , con una Tomassi molto passionale che sa trascinare il tenore. Al Teatro Strehler di Milano fino al 26 maggio 2024.

gF. Previtali Rosti

Foto Masiar Pasquali

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