L’amatissimo, rimpianto e compianto Giorgio Gaber è tornato a Trieste dal 9 al 12 aprile 2026 al Politeama Rossetti (teatro sito in Largo Giorgio Gaber 1) con la fisicità, la voce, l’interpretazione e la sensibilità di Neri Marcorè, assieme al fidato e affidabile regista e drammaturgo Giorgio Gallione. Marcorè e Gallione hanno studiato approfonditamente le opere e il “personaggio Gaber”, per restituirlo sia al pubblico di coloro che lo hanno vissuto in prima persona sia per donargli quell’immortalità che merita. Questo ritorno, con lo spettacolo “Gaber – Mi fa male il mondo”, è un bisogno, una necessità etica e artistica e un’occasione ancora più matura e consapevole per riabbracciare l’opera dell’“uomo dalle due G maiuscole”.
Prodotto da Teatro Stabile di Bolzano e Fondazione Teatro della Toscana, in collaborazione con la “Fondazione Giorgio Gaber” e “Centro Servizi Culturali Santa Chiara”, “Gaber – Mi fa male il mondo” porta nuovamente in scena la formula originale, accattivante, seducente, attraente, allettante, affascinante del teatro canzone, esplorando l’universo creativo e narrativo di Giorgio Gaber e Sandro Luporini, con la convincente direzione musicale e gli arrangiamenti per quattro pianoforti di Paolo Silvestri.
Giorgio Gaber è rinato attraverso l’accoppiata Marcorè/Gallione già nel 2007 con lo spettacolo “Un certo signor G” mentre lui stesso ha calcato il palcoscenico del Rossetti svariate volte a partire dal “Recital di Mina e Giorgio Gaber” del 1970. Nella mia memoria risiede benissimo “Il Teatro Canzone” del 1993, “E pensare che c’era il Pensiero” del 1995, e l’ultimo “Un’idiozia conquistata a fatica” del novembre 1998, spettacolo fatto con forza e determinazione ma in cui era già evidente la sua malattia (morì il primo gennaio 2003).
Gaber e Luporini (endiadi, le cui iniziali G&L troneggiano illuminate sul palcoscenico verso la fine della pièce) hanno analizzato con profondità e ironia le trasformazioni della società del loro tempo (evoluzioni e involuzioni sono ancora presenti nella nostra). Gaber ha accompagnato il pubblico in un percorso tra il privato e il politico, affrontando temi come il conformismo e l’autoassoluzione. Lo spettacolo intende tornare alle radici delle opere di Gaber e Luporini, esplorando e cercando di rappresentare lo studio dove hanno creato per oltre quarant’anni.
Gaber si è definito un “ladro” di intuizioni altrui, riconoscendo il suo debito verso artisti e scrittori come Pasolini, Celine, Adorno, Calvino, Brecht e molti altri. Queste influenze hanno dato vita a canzoni e monologhi che oggi risuonano con vera e profonda autenticità e unicità.
“Gaber – Mi fa male il mondo” vede in scena Neri Marcorè circondato da pianoforti, registratori a quattro piste, spie audio e casse acustiche, con le pareti tappezzate da pagine di giornale al negativo. Elegantissimo e signorile, si muove agile a consapevole sul palco: racconta, affabula, si arrampica sui pianoforti, canta con una voce profonda, calda e strepitosa, accompagnandosi, in alcuni brani, anche con la chitarra acustica. Svuota dei sacchi pieni di libri dai quali ne preleva alcuni che diventano ricerca e spunto per destreggiarsi fra storia e storie, fra gli oggetti di scena, fra i quattro pianoforti “attivi” che sono posti ai quattro punti cardinali, comprendendo tutto il mondo. Eugenia Canale, Lorenzo Fiorentini, Eleonora Lana e Francesco Negri, giovani e bravissimi pianisti che lo appoggiano anche nei cori, grazie ad arrangiamenti innovativi e affascinanti, aiutano Neri a creare l’atmosfera di nostalgia e rimpianto (per noi agées) e di curiosità e apprezzamento (per i parecchi giovani presenti in sala). Teatro pieno e…naturalmente grato e osannante.
Marcorè non ti fa dimenticare Gaber, anzi, te lo fa toccare con mano, te lo fa assaporare assieme ai testi ed ai visi di Rodari, di Calvino, di Berlinguer, di Saramago, di Buddha e fa, per suo tramite, idealmente duettare Gaber e Pasolini, alternando passi del monologo “qualcuno era comunista” del primo e “voto comunista” del secondo.
Ogni tanto la voce di Giorgio riempie la sala e ci accompagna all’applauso: la sua presenza – assenza è sicuramente piena di assenso e consenso per la grazia e il rispetto con cui trattava certi temi. Nel corso dello spettacolo si possono ascoltare, dal fantastico Neri Marcorè (che a volte muove anche la mandibola come faceva Giorgio!), titoli come “Mi fa male il mondo”, “Il sosia”, “L’uomo che sto seguendo”, “La nave”, “L’odore”, “Non è più il momento” “La festa”, “La peste”, “Si può” (con alcuni aggiornamenti e adattamenti ai nostri giorni), “I mostri che abbiamo dentro”, “Io se fossi Dio” e “C’è solo la strada”. Sono molto lieta che non abbiano ceduto al fascino di brani stranoti come “La Libertà” o “Destra-Sinistra”, “Far finta di essere sani” o “i Bambini G.” (che comunque erano solo di Gaber), mentre si è concesso “Le elezioni” nel corso dell’incontro col pubblico durante il “Link Media Festival” a Trieste (dal 10 al 12 aprile).
Paolo Silvestri ha ricordato e sottolineato l’abitudine estiva di Gaber e Luporini di scrivere nuove canzoni, paragonandola al lavoro di compositori classici, evidenziando l’importanza del pianoforte nel teatro musicale: per questo la magnifica scelta, per questo spettacolo, del contrappunto dei quattro pianoforti che formano un’orchestra vera e propria, donando ai pezzi un ritmo e un’armonia incantevole e molto coinvolgente.
Insomma, uno spettacolo davvero potente e inebriante, come erano d’altronde gli spettacoli di Giorgio Gaber. Ho recuperato l’articolo che il giornalista del quotidiano “Il Piccolo” Carlo Muscatello, recensendo nel 1993 lo spettacolo “Teatro Canzone”. Egli lo commentò così: “nessuno come Gaber riesce a legare quelli (“quegli aspetti” – n.d.r.) che un tempo si chiamavano “personale e politico”. Interprete lucido e implacabile (da tempi non sospetti, non da oggi, che va quasi di moda…) della rivolta civile contro lo sfascio che abbiamo sotto in nostri occhi. Ma al tempo stesso sa scandagliare umori, speranze e delusioni”. Parole sconcertanti e tremendamente attuali. Chissà come avrebbe reagito il Signor G. agli accadimenti del nostro Mondo. Quanto gli avrebbe fatto ancor più male!
Come sono ancora terribilmente attuali le parole con cui concluse il suddetto spettacolo: “E ora? Anche ora ci si sente come in due. Da una parte l’uomo inserito che attraversa ossequiosamente lo squallore della propria sopravvivenza quotidiana. Dall’altra il gabbiano senza neanche l’intenzione del volo, perché ormai il sogno si è rattrappito. Due miserie in un corpo solo.”
Giorgio, ci manchi tanto. Per fortuna c’è chi raccoglie la tua immensa eredità e la porta in giro per il Mondo, donando sensazioni indimenticabili…anche se fa male.
Da Trieste per oggi è tutto
Rosa Zammitto Schiller
GABER – MI FA MALE IL MONDO
da Giorgio Gaber e Sandro Luporini
con Neri Marcorè
drammaturgia e regia: Giorgio Gallione
arrangiamenti e direzione musicale: Paolo Silvestri
lighting designer: Marco Filibeck
scene e costumi: Guido Fiorato
pianisti: Eugenia Canale, Lorenzo Fiorentini, Eleonora Lana, Francesco Negri
produzione: Teatro Stabile di Bolzano, Fondazione Teatro della Toscana
in collaborazione con Fondazione Giorgio Gaber e Centro Servizi Culturali Santa Chiara

