Debutto assoluto a Trieste sabato 27 giugno (fino al 12 luglio) nell’ambito della consueta rassegna estiva “Il Rossetti a Miramare”, evento creato e organizzato dal Museo storico e dal Parco del Castello di Miramare, di concerto con il Teatro Stabile del Friuli-Venezia Giulia.
Lo spettacolo, dal titolo “Miramare Mistery”, è stato scritto da Enrico Luttmann (autore Triestino, diplomato attore presso l’accademia dei Filodrammatici di Milano, ha iniziato a scrivere per il teatro nel 1994 e dal 1998 lavora anche come sceneggiatore integrando la sua attività di autore con quella di traduttore di testi teatrali inglesi e americani, tra cui Neil Simon, Penelope Skinner, Martin Crimp, Mischief Comedy, David Tristram, Michael Frayn, Howard Barker; del 2015 è “Segreti di Famiglia”, andato in scena in Italia, Ungheria, Sud Africa, Grecia e Francia).
La regia è stata affidata a Davide Calabrese (anch’egli triestino, attore, cantante, autore, produttore, regista, scrittore e illusionista; ha studiato psicologia e debuttato come attore cabarettista, mimo e sputafuoco; docente di tecnica vocale alla Bernstein School of Musical Theatre di Bologna, e al Master di Vocologia Artistica all’Università di Bologna; docente di Corporate Storytelling e Public Speaking alla Scuola Holden di Alessandro Baricco. Ha ricevuto nel 2005 il premio “Sandro Massimini” assegnato dall’Associazione Internazionale dell’operetta come rivelazione nel musical ed è entrato nella Compagnia della Rancia nel 2004. In televisione ha lavorato come doppiatore e attore in fiction, come la soap opera Un posto al sole, e in telepromozioni per Mediaset; fondatore e membro della compagnia Oblivion per la quale è autore e interprete; come regista e autore ha firmato “Brachetti, che sorpresa!”, scritto con Arturo Brachetti e Leo Ortolani, e varie produzioni del Teatro Stabile di Trieste “La Contrada” e del Politeama Rossetti; è stato aiuto regia di Chris Philpott per Incantesimo all’Hollywood Fringe Festival).
Lo spettacolo coinvolge una compagnia di attori (molti giovanissimi) molto talentuosi. La pièce ha portato, nelle calde sere estive, un tocco di mistero legato sia all’antico Egitto che alla stupenda, malinconica, struggente storia del castello di Miramare, simbolo rappresentativo ed emblematico della città. L’esperienza è immersiva e itinerante, rispettando appieno il contesto storico e naturale del Parco di Miramare. Non ci sono strutture imponenti o luci artificiali, poiché la bellezza del luogo e il tramonto sono parte integrante della magia della serata, insieme alle coinvolgenti e ottime interpretazioni degli attori. Mentre alcuni personaggi sono storici e misteriosi, altri sono identificabili non solo come guide ma anche come investigatori, ed hanno guidato gli spettatori lungo vari percorsi, raccontando le storie “del” e “nel” Parco. La trama ruota attorno e grazie a queste figure, che sono cinque e sono ispirate a personaggi famosi della letteratura gialla: sono chiamate a Miramare per risolvere il mistero della scomparsa di un antico gioiello egizio. Con l’aiuto di personaggi ed enigmi, cercheranno la loro pista. Gli spettatori, coinvolti nella soluzione del mistero, partecipano attivamente, assieme a medium, spiriti, prove mentali, creando così una competizione molto coinvolgente e intrigante.
Il punto di partenza del ”tutto” è situato nel cortile delle Scuderie (che al momento, grazie alla collaborazione con il Concessionario dei Servizi aggiuntivi del Museo CoopCulture, ospitano la mostra “Una Sfinge l’attrae, Massimiliano d’Asburgo e le collezioni egizie tra Trieste e Vienna”. Vale la pena di indicare che gli spettatori di “Miramare Mystery” potranno godere di una speciale promozione per la visita dell’esposizione). Una volta arrivati nel sito preposto, mostrato il biglietto, ci hanno divisi in cinque gruppi: le suddette cinque deliziose creature ci stavano aspettando. Ci hanno consegnato una carta con un simbolo che identificava il nostro “capo” e tutti, da bravi seguaci, ci siamo suddivisi disciplinatamente. Entriamo negli ambienti della mostra. Dopo un veloce giro all’interno, con relativa introduzione fatta dalla nostra leader, ci dirigiamo verso l’ingresso del parco del castello; il vialetto di accesso costeggia la spiaggetta di sassi patrimonio del Parco Marino (dove da giovane, prima dell’istituzione del parco, ho potuto fare un bagno stupendo) e qui possiamo godere del soave suono della risacca, del profumo del mare e della magia della visione delle acque cristalline. Arrivati nel piazzale antistante l’entrata del castello, ci dispongono tutti a semicerchio: i cinque meravigliosi personaggi, le nostre cinque guide (perfettamente abbigliate con vestiti d’epoca molto pesanti, grande prova di sopportazione, date le temperature desertiche che stavamo affrontando), i nostri cinque “Virgilio e Beatrice” si sono presentati e ci hanno praticamente accolto e raccontato con simpatia, maestria e abilità a che cosa stavamo andando incontro. Così ci siamo dedicati al nostro itinerario: ogni gruppo in un posto diverso (che in ogni caso sarebbe stato visitato da tutti i gruppi) e siamo stati lì ad ascoltare la storia e le storie della vita del castello e dei suoi inquilini.
Il nostro gruppo era contrassegnato da una Torcia, quindi la nostra Luce, Matilde Savorosi, con due occhi azzurri meravigliosi, vestita con abiti pesantissimi e, nonostante il caldo tremendo, sempre gentile, carina, spiritosa e affabile, ci ha portato in mezzo a meravigliose aiuole piene di fiori dove l’aiuto-giardiniere dell’epoca (Francesco Godina) ci ha illustrato, con affetto e quella malinconia che i francesi definiscono “chagrain” che cosa significassero e che cosa rappresentassero per lui i suoi padroni Massimiliano e Carlotta.
Il filo conduttore di tutta questa storia (a prescindere dagli eventi lieti e funesti) è un misterioso gioiello, un anello con uno scarabeo cesellato e intarsiato che faceva parte della collezione egittologica di Massimiliano (collezione che è in esposizione, come detto, presso le sale delle scuderie del castello).
Così abbiamo proseguito lungo questo percorso. giungendo al castelletto, dove abbiamo assistito ad uno splendido dialogo, affacciati al balcone, tra Massimiliano (Giacomo Albites Coen) e la giovane sposa Carlotta (Caterina Truci), abitanti temporanei in procinto di traferirsi nel Castello vero e proprio. Durante questo tête-à-tête pieno di amore, passione, aspettative, attese, progetti, vedute opposte, abbracci, baci, prospettive, ambizioni, sogni, ecco che arriva la donazione di questo meraviglioso anello. Tutto traspariva: l’amore fra i due, l’ambizione di Carlotta, la passione di Massimiliano per il castello di Miramare, sito su questo promontorio che è nato dal mare.
Poi abbiamo proseguito verso le serre, dove la cuoca personale di Carlotta (Zoe Pernici) ha illustrato, arrampicandosi tra lapidi di marmo e capitelli, la sua versione della storia in merito alla sparizione del gioiello.
Siamo entrati, dopo un altro attraversamento del parco, all’interno del castello, nella biblioteca/studio, dove ci attendeva un professore di egittologia (Maurizio Repetto): ci ha raccontato della sua passione per la terra dei Faraoni, della sua voglia di partire per quelle terre note e sconosciute allo stesso tempo. Alla fine, in un piccolo e riparato angolo, dietro il quale il castello fungeva da strabiliante fondale, mentre il sole cercava di tramontare ahimè dietro una grande nuvola (quindi non ci ha regalato i colori che ci aspettavamo), ci attendeva la ricamatrice di Carlotta (Maria Grazia Plos) che ci ha raccontato del suo lavoro, della sua padrona, dell’incontro con Sissi, del velo da sposa, dell’angoscia onnipresente per il gioiello.
Piano piano, attraverso alcuni stratagemmi linguistici, si comincia a comprendere il mistero del “che fine ha fatto il prezioso anello?”, pegno dell’amore dei due protagonisti. Il pubblico si fa domande, cerca di comprendere, di capire, di esaminare gli indizi, di indovinare. Alla fine, la nostra Luce, ci scandaglia e ci interroga…e ce lo svela…forse.
L’ultima parte è senza dubbio quella più struggente. Ci adagiamo di fronte al castello, sulla scalinata che si affaccia sul porticciolo e che ammicca alla Sfinge, illuminata per l’occasione, che si trova all’entrata dello stesso. Appare lei, Carlotta (Martina Galletta). Pallida, emaciata, spettinata, occhi bistrati e trucco sciolto. Rievoca e dialoga, tra evidenti sbalzi di umore e anacronismi, col suo amore Massimiliano. Lo aspetta, ricorda tutte le peripezie che ha dovuto affrontare con i potenti per farlo rientrare. Sa che tornerà perché il loro sogno d’amore è lì, a Miramare. Massimiliano appare, la abbraccia, la consola. Appare in un magnifico e perfetto smoking bianco e, avvolgendo lei con un prezioso scialle di seta anch’essa bianca, accompagna e consola amorevolmente la sua follia e la sua disperazione. Anche lui è vivo, come sono e rimangono sempre vivi tutti i nostri cari fintanto che è vivo e palpitante il loro ricordo.
Affacciato sul golfo di Trieste, il Castello di Miramare spicca per il suo lucore e si nota sempre, da qualsiasi parte si osservi il golfo della città: è costruito principalmente in pietra d’Istria bianca (anche detta pietra istriana o calcare bianco dell’Istria). Questa è una pietra calcarea molto usata nell’architettura veneziana e triestina per la sua resistenza, durabilità e per il colore chiaro/luminoso che contrasta bene con il colore del mare. Il nome “Miramare” è la forma italianizzata dell’originale “Miramar”, derivante dallo spagnolo “mirar el mar” (guardare, adorandolo, il mare) in quanto Massimiliano d’Asburgo, nel visitare il promontorio che lo ospita, fu ispirato dal ricordo di castelli spagnoli affacciati sulle coste dell’oceano Atlantico. All’interno, sono conservati gli arredi originali d’epoca mentre all’esterno un parco di circa 22 ettari circonda lo splendido edificio, ed è caratterizzato da una vastissima varietà di piante, molte delle quali scelte dallo stesso Massimiliano nei i suoi viaggi attorno al mondo (era ammiraglio della Marina Militare Austriaca). Anche il “castelletto”, si trova nel Parco: è un edificio più piccolo che servì da residenza dei due sposi durante la costruzione del castello grande; sarà qui che verrà poi rinchiusa Carlotta, allorché manifestò segni di squilibrio mentale.
“Miramare Mistery” è davvero uno spettacolo molto molto piacevole, molto particolare, direi unico. Io non sono triestina e quando sono arrivata a Trieste tanti anni fa, si teneva, all’esterno del castello, in un anfiteatro realizzato ad hoc prospiciente il porticciolo, uno spettacolo chiamato “Luci e Suoni”, tappa obbligatoria per tutti i visitatori della città, all’epoca altamente consigliato per capire bene la storia di Massimiliano d’Asburgo-Lorena (arciduca d’Austria e poi imperatore del Messico) e della sua consorte Carlotta del Belgio. Si trattava di voci narranti registrate (in italiano, tedesco e inglese) che raccontavano la storia di Massimiliano e Carlotta, della costruzione del castello e dell’orrenda morte dell’Arciduca, momenti accompagnati da proiezioni di riflettori colorati, effetti speciali e musiche. Il titolo vero era “Il Sogno imperiale di Miramare”; la regia principale fu affidata a Marcel Prawy (regista, drammaturgo e critico musicale austriaco), che curò diverse edizioni, tra cui anche la versione tedesca “Kaisertraum von Miramar “(1960), quella inglese (1963) e le successive. La traduzione italiana fu affidata a Mario Nordio (traduttore e adattatore del testo). Le voci erano di narratori professionisti (mi sembra di ricordare anche Valeria Valeri e Paolo Ferrari), con testi scritti appositamente per lo spettacolo. Ha avuto varie versioni nel tempo: la prima edizione negli anni ’50-’60., l’ultima nel 2015 (dopo diversi anni di stop) con il titolo “Massimiliano e Miramare: un magico sogno di un Asburgo”, sempre con voci narranti, luci e video mapping. In tutto questo contesto si viveva, insieme alle voci dei protagonisti, la loro meravigliosa e drammatica avventura partita da questo splendido posto, icona della città di Trieste.
Bene, questo “Miramare Mistery” a me è parso davvero un “Luci e Suoni” vivo, dal vivo, reale e palpitante. Non c’erano luci, c’erano solamente la magia del tramonto, dei colori dei meravigliosi giardini con le varie e numerose tipologie di fiori e di alberi, i vari luoghi del castello, il castelletto, la scalinata, la serra, la Sfinge. Tutto veramente realizzato con molta attenzione e cura.
A mio parere, uno spettacolo molto interessante e originale che dovrebbe rimanere un punto fisso e presente dedicato a tutti coloro che transitano a Trieste nella stagione buona. È potente come “Luci e Suoni”; è pulsante e coinvolgente, a prescindere dall’escamotage del crime, cui adesso siamo abituati…e che ci sta benissimo.
Trascinante il testo, bravissimo il regista, bravissimi gli attori, giovani e meno giovani: si vede (ovviamente nei giovanissimi) una grande incipiente e crescente passione per il palcoscenico e una grandissima entusiasmo per l’arte scenica. Massimiliano e Carlotta sono interpretati dagli stessi attori che abbiamo visto sul palcoscenico in “Romeo e Giulietta” poco tempo fa, veramente notevoli e apprezzatissimi, con quella potenza che solo la gioventù (la vera e palpitante gioventù, quella piena di forza e passione) può dare.
Tutti perfetti, presenti, trascinanti nella loro interpretazione. Magnifici Maria Grazia Plos e Maurizio Rapetto, mostri sacri del panorama triestino; notevole e struggente Martina Galletta; dolce, nostalgico e commovente Francesco Godina; Zoe Pernici insolente e arrabbiata, un po’ invidiosa ma fedele.
Siamo andati via tutti contenti anche se con il groppo in gola, dato che la storia non era per niente leggera o allegra, ma il gusto e la soddisfazione di aver assistito ad una prima assoluta così connessa con la città è stato impagabile. La storia di Massimiliano d’Asburgo e Carlotta è sempre presente e continua a vivere nella memoria collettiva della vita triestina, della storia triestina.
Questa realizzazione l’ha resa ancora più appassionata e passionale, emozionante, ben concertata e capace di lasciare un segno nel cuore degli spettatori. Grazie, grazie a Enrico Luttmann, a Davide Calabrese, a tutti coloro che hanno partecipato alla realizzazione dell’iniziativa per valorizzare ulteriormente la storia, offrendo una ulteriore motivazione per visitare Trieste, attraverso spettacoli immersivi come questo, un vero (e non misterioso) gioiello.
Da Trieste per oggi è tutto.
Rosa Zammitto Schiller
MIRAMARE MISTERY
Testo: Enrico Lutmann
Regia: davide Calabrese
Personaggi e interpreti:
Massimiliano: Giacomo Albites Coen
Carlotta giovane: Caterina Truci
L’aiuto giardiniere: Francesco Godina
La cuoca: Zoe Pernici
La ricamatrice: Maria Grazia Plos,
Il professore: Maurizio Repetto
Carlotta pazza: Martina Galletta
Le guide/investigatori: Sebastiano Caruso, Giulio De Santi, Federica Paola Garbarini, Davide Rossi, Matilde Savorosi
Produzione: Teatro Stabile del Friuli- Venezia Giulia
In collaborazione con: Museo storico e il Parco del Castello di Miramare

