Sirio Guerrieri (Vezzano Ligure, 26 giugno 1916 – La Spezia, 22 aprile 2009) è stato uno scrittore, critico letterario, poeta e partigiano italiano. La sua figura attraversa l’intero secondo Novecento con una discrezione vigile, nutrita di rigore etico, disciplina formale e un rapporto profondo con la memoria storica e il paesaggio ligure. La sua poesia, la sua attività critica e il suo impegno civile costituiscono un corpus coerente, in cui la parola diventa strumento di conoscenza e responsabilità.
Nato a Vezzano Ligure e laureato in Lettere Classiche all’Università di Genova, Guerrieri ha insegnato lettere e storia negli istituti tecnici, poi filosofia e storia nei licei, e infine filosofia, pedagogia e psicologia negli istituti magistrali, concludendo la carriera come preside. La sua biografia è segnata dall’esperienza della seconda guerra mondiale: capitano di fanteria, dopo l’8 settembre divenne ufficiale partigiano del Battaglione Val di Vara, formazione aderente alla Colonna Giustizia e Libertà. Dal 1945 per undici anni partecipò alla vita politica locale come consigliere comunale a Follo, Vezzano Ligure e La Spezia. Dal 1956 in poi dedicò la sua attività esclusivamente alla letteratura, alla critica e all’editoria, diventando una delle voci più autorevoli della cultura spezzina.
La sua produzione poetica e saggistica è ampia e stratificata. Tra le opere poetiche si ricordano …E il cielo è ormai lontano (1953), Il muro degli anni (1970), Il poeta si lascia morire (1980), Esmeralda isola del Cile (1990), Metaphora (1992), L’altro versante (1995), Calipso (2002), E inseguo gli aironi (2007). Accanto a esse, la saggistica e la narrativa delineano un pensatore attento alla storia culturale e civile: Quello che non si ritrova (1951), Alle origini della sensibilità romantica. Giovanni Fantoni (1966), Democrazia viva (1966), Un uomo e il suo tempo: Pier Angelo Soldini (1966), Dai Casoni alla Brunella (1986), Zona di frontiera (1994), Cinque Terre (1995, con Mario Tarabugi), L’altro… il vicino (2003), Diritto d’asilo (2010, postumo). Importante anche la sua attività di curatore di antologie, tra cui quelle del Premio Val di Magra Roberto Micheloni (1992, 1996).
La sua poesia si caratterizza per una parola sorvegliata, classica, mai abbandonata all’enfasi. La memoria è il suo asse portante: non un archivio nostalgico, ma un luogo di interrogazione critica, dove il tempo personale e quello collettivo si illuminano reciprocamente. L’esperienza partigiana non diventa mai retorica: è un’etica dello sguardo, una postura morale che informa ogni verso. Il paesaggio ligure – scabro, verticale, luminoso – è una costante metafora dell’interiorità, un organismo vivo che riflette le tensioni dell’anima. Nei suoi testi la geografia diventa coscienza, e la coscienza diventa geografia.
Guerrieri ha avuto un ruolo centrale nella vita culturale del Levante ligure: collaborò con numerose testate – Corriere di Sicilia, Nuovo Cittadino, Provincia Pavese, Provincia di Como, La Provincia di Alessandria, Alla Bottega, Verso il 2000, Silarus, Controvento, La Lucerna, Rinnovamento, La Vallisa – e fu presidente o membro di giuria di molti premi letterari. Tra i più rilevanti: Premio “Cinque Terre”, Premio “Roberto Micheloni”, Premio “Varese Ligure”, Premio “Alessandra Marziale”, Premio “Padus Amaenus”, Premio “Lilly Brogi – La Pergola Arte”, Premio “Santa Margherita”, Premio “Penisola Sorrentina”, oltre al Premio “Iniziative e promozioni editoriali” di Milano. Nel 2002 ricevette il XXXVII Premio Internazionale “Le Muse” e nel 2004 il Premio Perla Letteraria. Nel 2007 fu protagonista, alle Giubbe Rosse di Firenze, dell’incontro di presentazione de L’altro versante insieme a Ninnj Di Stefano Busà.
La sua opera, lontana dalle mode e dalle avanguardie, rappresenta una forma di resistenza mite e inflessibile: un laboratorio di coscienza in cui la parola non consola ma illumina, non esibisce ma scava. Guerrieri appartiene a quella generazione di intellettuali per cui la letteratura è un atto civile, un gesto di responsabilità verso la storia e verso l’umano. La sua poesia, nutrita di rigore e di pietas, resta una delle testimonianze più limpide della cultura ligure del Novecento.
Giuliano Angeletti

