L’attualità di Arthur Miller

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L’apertura della Stagione del Teatro Elfo Puccini guarda ancora all’America, e lo fa con un autore che ha lasciato particolarmente il segno nella programmazione della sala di via Puccini: Arthur Miller. Dopo aver messo intensamente in scena due indiscussi capolavori come Morte di un commesso viaggiatore, cui ha fatto seguito l’anno scorso Erano tutti miei figli, è maturato il momento per indagare più approfonditamente la produzione del drammaturgo scegliendo un testo pochissimo rappresentato sui nostri palcoscenici: L’OROLOGIO AMERICANO. Scritto nel 1980 fu rappresentato al Teatro Duse di Genova, in prima europea, l’anno successivo con la regia di Elio Petri. Con innegabile tempismo il regista Elio De Capitani ha giocato la carta di un testo che, nella recrudescenza in cui siamo immersi di tempi di forti tensioni sociali ed economiche, vediamo proiettate e prendere corpo in palcoscenico quelle che sono in fondo le nostre attuali paure e preoccupazioni, medesime perverse modalità di interazione umana. L’Orologio americano, il cui impianto vede un complesso e poliedrico intersecarsi di personaggi, è un ottimo banco di prova per il nutrito gruppo di giovani attori giunto al termine del personale corso intrapreso all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico”. Questo dramma di Miller – traduzione di Cristina Viti – si discosta in maniera innovativa e originale dai suoi testi e temi precedenti, abbandonando il ristretto nucleo della sfera famigliare per inoltrarsi in una visione più ampia che abbraccia l’intera nazione; lo sfondo, innegabilmente, è la disastrosa Depressione del 1929 che mise in ginocchio il paese. Il fil rouge che serpeggia è costituito dal nucleo famigliare dei Baum, cui lo scrittore presta molto di autobiografico, che si ritrova a scendere progressivamente nei gironi più bassi della scala sociale, arrivando a toccare la nullatenenza.  A speculare contrasto si intreccia il racconto del businessman Robertson, la cui lucida intuizione preserva dal collasso in cui tutti gli altri precipitano, guardando con disincanto la profonda crisi. Il quadro si fa via via più affollato di una disparità di persone e classi sociali, a rappresentare il mosaico di cui si compongono gli Stati Uniti. E il tema si fa scottante, spostandosi sul piano delle responsabilità del potere. Uno spaccato dell’ebbrezza e dell’euforia che prese a pochi anni dalla grande depressione lo si respira all’inizio dello spettacolo, che inizia all’apice di quel boom che tutti pensavano durasse per sempre, per rivelare tragicamente subito la dolorosa illusione, rimanendo sbigottiti e indifesi a fronte del rotolante catafascio che sembra non aver fine. Il regista Elio De Capitani, artefice della serata, immerge lo spettacolo in un’ambientazione circense che sposa l’atmosfera irreale felliniana a un cabaret alla Brecht, declinandolo in toni grotteschi, con l’impiego di siparietti e maschere. Musiche e canzoni in cui si sente serpeggiare la paura: la fede vien meno nella dissoluzione di un sogno; palpabile scetticismo che monta vieppiù con la disillusione per un futuro migliore che mai sembra arrivare. La cinquantina di personaggi, risolta spesso in sdoppiamenti e raddoppi dello stesso carattere, è fatta felicemente vivere dalle attrici e attori della Compagnia dell’Accademia, con una prodigalità e impegno encomiabili. Tolto un soggetto, la cui recitazione era particolarmente sopra le righe (e nemmeno tecnicamente impostata vocalmente) sono da lodare in toto citandoli tutti: Angelica Barelli, Alessandro Buono, Melissa Del Carmen Chaigan, Chiara Casarin, Laura Cestaro, Flavio D’Andrea, Edoardo De Padova, Anna Demichelis, Luca Duarte Di Gangi, Vittorio Maria Mearelli, Giorgio Petrotta, Gabriele Maria Pizzurro, Caterina Rugghia, Pietro Saccomani, Nicola Tagliatori, Chiara Tognarini, Chiara Trombini, Nicola Vantaggi. Godibili scene e costumi di Carlo Sala nonché le musiche originali, eseguite dal vivo da Mario Arcari. Una citazione per la creazione delle maschere e costumi da parte degli allievi dell’Accademia di Brera. Accoglienza calorosissima al termine della serata, con acclamazioni per De Capitani che generosamente ha ripartito il successo su tutti quanti hanno concorso al successo dello spettacolo. Una produzione dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico” e Teatro dell’Elfo, andata in scena in prima nazionale a Roma, al Teatro del Vascello approda ora a Milano, dove resterà in scena fino al 1° novembre al Teatro Elfo Puccini.

gF. Previtali Rosti

Foto Manuela Giusto

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