Elettronica Maestro (Una panoramica)

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C’è Lumpy Gravy di Frank Zappa, 1968. C’è il primo disco omonimo dei Silver Apples, 1968. Ci sono i dischi di spoken word di William Burroughs di cui uno con Kurt Cobain, un altro in cui recita Allan Poe, uno anche con gli U2 e il suo primo, Call Me Burroughs, del 1965. C’è New Sounds In Electronic Music di Steve Reich del 1967. C’è Maddalena Fagandini e il suo BBC Radiophonic Workshop con Time Beat del 1965 con George Martin, che subito dopo produrrà i Beatles. C’è Delia Derbyshire, anche lei del BBC Radiphonic Workshop, quella della colonna sonora di Doctor Who, che ha poi lavorato con Sonic Boom e gli EAR. C’è Cybernetic Serendipity Music, la compilation prodotta con estratti audio della leggendaria mostra omonima di Londra del 1968, con John Cage, Iannis Xenakis e Peter Zinovieff (l’inventore del VCS3, e un altro a cui Sonic Boom ha reso omaggio). C’è anche Owsley Stanley, l’ingegnere dei Grateful Dead, a cui sempre Sonic Boom con gli Spectrum ha dedicato un lavoro. C’è il primo disco dei Suicide (celebre la traccia omonima degli Spacemen3), e quello di Alan Vega con Lydia Lunch, e di Alan Vega (Suicide), sempre Sonic Boom, ha registrato per il primo degli Spectrum Rock And Roll Is Killing My Life; e in molti hanno contribuito alla serie di EPs del 2008 per il 70mo compleanno di Vega, tra cui il Boss, Primal Scream, e Lydia Lunch, con un contributo postumo per le copertine di Mapplethorpe (Stars). C’è Giorgio Moroder. Ci sono gli Spacemen3, appunto, e i Kraftwerk e i Sonic Youth e il secondo bel disco di Kim Gordon…i Future Sound Of London, col bel libro di grafica curato da DJFood…ce ne sono e ce ne saranno sicuramente tantissimi altri (Finnegans Wake dei Tangerine Dream dall’omonimo scritto di Joyce). E c’è The Medium Is The Massage di Marshall McLuhan, 1967. E per tradizione ci mettiamo il primo disco dei Pink Floyd, the next projected sound of 67, dei Velvet Underground con copertina di Andy Warhol, dei Grateful Dead e dei Red Crayola (Metal Machine Music, Lou Reed; On The Corner, Miles Davis per metterci un punto). È tutta arte contemporanea di stampo elettronico modernista e postmodernista.

The Medium Is The Massage è, un po’ come successo con It Can’t Happen Here sul primo di Frank Zappa, la riduzione audio di un concetto letterario importante.

In questo caso, The Medium Is The Massage, parliamo di Marshall McLuhan. Marshall McLuhan era un sociologo canadese, i cui libri fondamentali sono: La Galassia Gutenberg e Gli Strumenti Del Comunicare, in cui nel 1964 conia le celebri espressioni The Medium Is The Message e Villaggio Globale, indagando gli effetti degli strumenti della comunicazione di massa sul genere umano. Sbagliando la stampa, da The Medium Is The Message, nel 67 esce un libro cult illustrato, con grafica d’avaguardia: The Medium Is The Massage (analogamente a quanto fatto nel successivo Guerra E Pace Nel Villaggio Globale, sempre con Quentin Fiore) che poi diventerà appunto un disco d’avanguardia elettronica. Marshall McLuhan, sarà poi maestro di de Kerckhove, della critica massmediatica degli anni novanta.

Elettricità, dunque, di cui la Rickenbacker – la più grande invenzione del 900, la chitarra elettrica, anche se il theremino è un po’ prima – è un esempio antologico di noises e feedbacks prodotti prima con raganelle, grattugie, guiri, trik e trak, comb and paper, washboards, jugs (da cui Jugband Blues, commiato di Syd Barrett dai Pink Floyd), sofisticati bastoni della pioggia e altri e improvvisati strumenti musicali – c’è stata una bella mostra a Torino sull’arte elettronica: Electric Dreams, agli OGR, nuove Officine della cultura contemporanea, dell’innovazione e dell’accelerazione d’impresa a vocazione internazionale.

E ad ogni modo parlando di rumori c’è da dire una cosa importante. E cioè che gli intonarumori di Luigi Russolo sono stati ricostruiti due volte. Una prima volta per  i cento anni del Futurismo da Luigi Chessa per Performa 09 e per il MOMA SF. E una seconda volta nel 2013 per i cento anni della stesura de L’arte dei rumori e dalla nascita di John Cage per la Carnegie Mellon University da Golan Levin.

Ma dicevamo di Electric Dreams. Electric Dreams è anche il titolo di un film del 1984, con musiche di Giorgio Moroder. Ma di fatto il cinema è la prima forma di arte elettronica. Poi multimediale (audio/video) con l’avvento del sonoro.

Electric Dreams. Art & Technology Before The Internet. è stata l’ultima grande mostra, in ordine di arrivo, sull’arte elettronica.

Prodotta dalla TATE Modern, è arrivata a Torino agli OGR dal 31 Ottobre 2025 al 10 Maggio 2026.

Nelle parole degli organizzatori, si trattava di “ un viaggio attraverso oltre quarant’anni di sperimentazioni artistiche che hanno trasformato la tecnologia in linguaggio creativo (…), e raccontava come gli artisti del secondo Novecento abbiano usato strumenti tecnologici, nati in contesti militari o aziendali, per ridefinire immaginari e stimolare riflessioni critiche, prima della diffusione su vasta scala di Internet”, insieme all’installazione We Felt A Star Dying di Laure Prouvost – e così è stato.

I principali musei di musica elettronica in Europa sono quello di Berlino, Museo Del Sintetizzatore; Francoforte, il Museum Of Modern Electronic Music; l’Our House di Amsterdam, che ha chiuso; e una sezione del Museo Degli Strumenti Musicali al Castello Sforzesco, Milano, Lo Studio Di Fonologia Musicale Della Rai voluto da Luciano Berio. Nel 2027 aprirà a NYC il Canyon, museo sull’arte elettronica. Dal 79 è attivo a Linz, l’Ars Electronica Center.

Event One quindi, è stata una delle prime mostre di arte digitali, a Londra, organizzata dalla Computer Art Society nel 1969, fondata dopo la mostra Cybernetic Serendipity; Event Two, ne ha festeggiato il 50mo; e una terza mostra, Event Three è in programma per il 2069.

Ma uno dei momenti principali per la diffusione della musica elettronica nel mondo è stato l’EXPO 58 di Bruxelles relativamente al Padiglione della Philips.

Disegnato da Le Curbusier e Iannis Xenakis, ospitava il Poema Elettronico di Edgard Varese che utilizzava uno schema di spazializzazione del suono che sarà poi decisivo per l’acusmonio degli anni settanta. Il padiglione, distrutto nel 59, sarà poi ricostruito virtualmente su commissione della UE dall’Università di Torino con un progetto di Vincenzo Lombardi.

Foto: Apple Macintosh 128k, first model, from 1985. Apple Macintosh 128k del 1985 al Ctrl+Alt Museum di Pavia, primo modello dell’iconico computer Apple, lanciato il 24 gennaio 1984. Si ringrazia per la foto Ctrl+Alt Museum di Pavia, un ambiente dove è possibile immaginare, esplorare, scoprire e sviluppare nuove tecnologie.

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