VERSO LA PIANA DI SIBARI. Atto unico di ADELINA VIGLIANISI

Data:

 

PERSONAGGI

Voce fuori campo

Mia (una donna di 39 anni)

 

VOCE FUORI CAMPO – Mia si dirige in auto verso Sibari, il  nuovo luogo di lavoro. Ordinata e fiera, pensa a molte cose mentre dal finestrino entrano i profumi della pianura e ciò che rimane delle essenze degli agrumi. Più in là il mare… il mare di Ulisse e della Magna Grecia con la sua grande civiltà. Mentre viaggia, pensa ai suoi figli, alla sua famiglia, alla sua vita, ai suoi amori e nel cuore la libertà, quella di essere una splendida donna nel pieno della giovinezza.

MIA (tra sé) – A giugno compirò trentanove anni.

VOCE FUORI CAMPO – Come in un flusso di coscienza, le immagini si accavallano serene con i ricordi in un alternarsi di presente  e passato. È stranamente felice mentre percorre la strada verso il mare, la consueta malinconia dello sguardo lascia il passo a una quasi inspiegabile calma della mente, una consapevolezza della propria identità. Ne ha fatti passi  avanti da quando era bambina…

MIA (con sguardo sorridente) – … giocavo con le gonne corte nel cortile di casa immaginando il futuro e scaldavo tutte le particelle del mio corpo con l’abbraccio del nonno che sempre mi capiva e mi parlava del mare, del vento e del volo degli albatros. E poi la vita, che scorreva tra le aule noiose delle elementari e i lunghi pomeriggi delle domeniche quando la festa che finiva preannunciava le lunghe giornate scolastiche della settimana successiva. Crescevo con lo sguardo imbronciato e illuminato dal sorriso di una gioia improvvisa: i giorni estivi di sole e margherite, bagni e giochi sulla spiaggia, farfalle e orizzonti lontani e sconosciuti. E poi i camini invernali dove l’odore della vita penetrava forte dentro di me…

VOCE FUORI CAMPO: Intanto il suo corpo si trasformava e improvvisamente da bambina divenne  donna… pronta a generare la vita.  Ricorda quel momento preciso e sente nel cuore una struggente tenerezza per quella bambina lontana. Ne ricorda il primo imbarazzo, ma anche il suo sguardo rivolto al futuro, mentre diventava sempre più bella con le forme al posto giusto e un’eleganza del portamento che ne accentuava la grazia. Mia continua con occhio attento il viaggio per Sibari. Il vento della calda primavera entra dal finestrino della macchina accarezzandole il viso e scompigliando i suoi capelli d’oro.

MIA (tra sé, felice) – Alle scuole superiori andavo con il pullman, scoprendo me stessa e il mondo. Guardavo la vita sempre con pudore e un’innata timidezza. Nel quotidiano, disegnavo i sogni e seguivo il vento di cui parlava il nonno. La natura mi accompagnava come una cara amica in tutte le sue  espressioni: durante i temporali invernali, nelle brezze primaverili o nella calura estiva quando mi scoprivo un po’, mostrando con pudore la mia avvenente bellezza.

VOCE FUORI CAMPO – Sono anni di formazione, di consapevolezza, incontri, amicizie e piccole  simpatie sentimentali mai palesate..

MIA (tra sé, con orgoglio): Diventavo sempre più forte, sentivo però che mi mancava qualcosa pur non sapendo cosa, è come se in qualche modo volessi cogliere a fondo la realtà per carpirne l’essenza: la natura, gli eventi, gli esseri umani. Il mio sguardo cominciò a soffermarsi sulle cose per cercarne il segreto. Le toccavo come se non volessi disturbarle, con una leggerezza sacra, un rispetto della loro anima: dalle ginestre che riempivano di giallo i miei occhi, ai limoni che con il loro profumo pervadevano le mie narici in un’estasi dei sensi, alla rubiconda leggerezza dei papaveri che si piegavano felici al vento, consapevoli della loro effimera vita, tra il concerto delle cicale e il delirio delle inebrianti estati…

VOCE FUORI CAMPO – Mia arriva finalmente a destinazione con la sua auto. Scende e si incammina verso la porta di un edificio soffermandosi per un attimo all’entrata. Con un entusiasmo venato di malinconia per il ricordo della bambina che non era più, entra sicura portando nel cuore l’insegnamento del vecchio nonno che le parlava del vento e del volo degli albatros nei cieli sopra i mari, dove il mare è sempre più mare.

 

FINE

 

Saracena, 26 settembre 2026

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