“Le ragazze di Via Savoia, 31”. Memoria storica e teatro senza tempo

Data:

Roma, Teatro Kopo (Via Vestricio Spurinna 47/49 – Metro A Numidio Quadrato)

C’è il teatro di prosa, quello di narrazione, il teatro canzone, il musical, lo sperimentale, quello di figura e via discorrendo. Poi c’è quello di Elisabetta Tulli, per soli quattro giorni in scena al Teatro Kopo fino al 10 aprile con il toccante Le ragazze di Via Savoia 31. Elisabetta è una bravissima performer, lo sanno tutti, protagonista in tanti musical, anche off. Quando canta l’aria si ferma e vibra della sua potenza, della sua armonia incantevole. Abbastanza normale, se sei una performer di tale livello. Quel che ha in più la Tulli è una capacità introspettiva fenomenale che, unita ai momenti musicali, ne fa un’attrice da brivido, che riesce ad incollarti alla poltrona e nel contempo a trasportarti dove vuole. In questo caso, nella Roma del 1951, ancora con le ferite, le speranze e i sogni di un riscatto dal dopoguerra. Un fatto di cronaca che colpì l’opinione pubblica dell’epoca, una tragedia che avrebbe potuto essere ancor più grave e che fu portata sul grande schermo con il film Roma, ore 11, di De Santis e Zavattini, esponenti del neorealismo. Centinaia di ragazze, accorse ad una selezione per un posto di dattilografa in via Savoia. “Primo impiego, miti pretese”, recitava l’annuncio nel subdolo linguaggio pubblicitario d’antan. In coda all’interno del palazzo per sottoporsi alla prova, l’euforia, i timori, i sogni di tutte quelle giovani donne, crollarono insieme alla scala, in un boato. Tanti feriti, una ragazza morta. Sul palcoscenico, quattro di loro prima durante e dopo quel lunedì 15 gennaio 1951, immortalate nei loro dialetti, i loro sogni, il loro desiderio di riscatto e di emancipazione, sono dipinte dalla penna di Elisabetta Tulli (anche autrice del testo) con tratti leggeri, pregni di ironia, tra monologhi e brani musicali in dialetto romano, toscano, calabrese. Quattro donne, quattro speranze di una nuova coscienza femminile agli albori, colte nelle cose della vita per ritrovarsi poi tutte su quella scala, sognando una personale indipendenza che diverrà consapevolezza collettiva dopo il dramma.

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Uno spettacolo che avrà modo e tempo di crescere, alcune scelte registiche non mi hanno convinto e le stesse musiche, di Andrea Calandrini, non sono particolarmente orecchiabili. Ma Le ragazze di Via Savoia 31 è nel complesso uno spettacolo che arriva al cuore, leggero ma toccante, che ci parla delle donne e della loro forza. Una storia che attraversa gli anni fino a questo 2016, dove solo apparentemente le cose sono cambiate. Pochi artisti riescono a cogliere l’anima di un popolo, ad esserne la memoria storica senza aver vissuto gli anni di una città rappresentata in una precisa epoca. Devi entrarci dentro, a quelle vite che racconti sul palco, devi carpirne il respiro eterno, la poesia dei sogni immaginati e di quelli svaniti. Elisabetta Tulli riesce a fare tutto questo (e non è la prima volta) e molto altro in maniera disarmante, sconvolgente, quasi. Per me che sono romano, ma per chiunque ami il teatro, focolare del racconto e delle emozioni. Dopo questo debutto nazionale, lo spettacolo sarà in scena il 23 e 24 aprile 2016 nel Teatro Nuova Sala Gassman, a Civitavecchia.

Paolo Leone

Roma, Teatro Kopo (Via Vestricio Spurinna 47/49 – Metro A Numidio Quadrato)

“Le ragazze di Via Savoia, 31”. Di e con Elisabetta Tulli. Regia di Eugenio Dura. Scenografia Cristian Carcione. Musiche originali di Andrea Calandrini

Foto di Scena di Luana Belli

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