“È del poeta il fin la meraviglia”: alla Scala il Rosenkavalier di Kupfer

Data:

Andato in scena dal 4 giugno al 2 luglio 2016 al Teatro alla Scala di Milano

Esistono spettacoli che, una volta visti, si annidano nella memoria, se non addirittura nel cuore, e vi rimangono a lungo, da quanto la perfezione spesa nel curarli commuova le corde più recondite dell’anima. Il Rosenkavalier alla Scala tra giugno e luglio, coprodotto con il Salzburger Festspiele dove nacque due anni orsono, si pone senza dubbio alcuno tra questi. Il regista Harry Kupfer dismette il rococò e, con la mirabile sapienza propria di quei pochi che il teatro lo sanno fare sul serio, sposta l’azione in una Vienna anni Venti di cospicuo fascino, senza ledere minimamente la drammaturgia. Kupfer impone agli interpreti una recitazione efficace, pulita, scevra da affettazioni, per evidenziare l’animo autentico dei personaggi. Colpiscono l’occhio, in una costante estasi poetica, le grandiose scenografie create da Hans Schavernoch tramite pochi elementi sul piano scenico scorrevole, dal lapalissiano simbolismo nel primo atto: un letto, una porta, una scrivania, uno specchio, delle candele consunte. Sullo sfondo i video di Thomas Reimer, suggestive proiezioni in bianco e nero che gradualmente trasmutano dai tetti della Ringstraße all’Hofburg, dalla Palmenhaus al Prater, contestualizzano la vicenda. In questa Vienna assai cinematografica, ove la purezza delle tinte lattee si stempera nel contrasto col grigio circostante, la vastità spaziale rimpicciolisce gli interpreti a rammentare lo stupor innanzi al potere dirompente dei sentimenti, sensazione palese durante la presentazione della rosa. Nel terzo atto la taverna diventa un vero Heurigen al Prater, mentre fuori cala la nebbia. La Marescialla e Faninal scompariranno su un’Auburn Boattail Speedster, lasciando i due giovani assorti nel mistero del nuovo amore. Aderiscono al mood generale i costumi di Yan Tax, dalla fattura sartoriale davvero pregiata, e le luci encomiabili di Jürgen Hoffmann.

Zubin Mehta, alla guida dell’orchestra in splendida forma, dirige con ampio respiro, evitando vezzi e straripamenti di genere. L’eleganza proposta in scena permane anche nelle scelte dinamiche e agogiche che restituiscono optime la partitura. Se nel primo atto Mehta gioca sui volumi, permettendo di apprezzare al meglio le lunghe conversazioni tra Marie Therese e Octavian, un gusto leggero e fluido accompagna i valzer del secondo atto, mentre i momenti più sublimi del terzo vibrano di morbidezze e chiaroscuri che rasentano il divino.

Nel cast, simile a quello di Salisburgo 2014, rifulge Krassimira Stoyanova, Marescialla perfetta in toto. Sta nella parte con grande signorilità, declinandone l’umanità e l’alto lignaggio, conquistando fin da subito lo spettatore. La linea di canto è precisa sia nel grave che nell’acuto, con bellissimi filati e fraseggio descrittivo. Sfoggiando un timbro ammaliante e intense spinte liriche, rivelanti la profonda crisi vissuta dalla Marescialla, si designa regina indiscussa della serata.

Christiane Karg è Sophie dalla voce leggera ma solida, con acuti centrati e buona espressione. Il giusto calibro dei volumi le permette di non farsi sovrastare dall’orchestra. Recita con garbo la parte della giovane innamorata, tutta slanci emotivi e occhi spalancati.

Barone Ochs diverso dal solito quello di Günther Groissböck. Alto, carismatico, seducente, possiede voce luminosa dall’ampia estensione e, grazie al sapido fraseggio, rende bene le sfumature del nobile sbruffone.

Sophie Koch non mi convince. Nonostante sappia calarsi nei panni dell’ardente Octavian, ruolo più volte praticato, persistono dei problemi di volume e acuti che virano verso una palese fissità.

Faninal molto esile quello di Adrian Eröd, sovente affossato dall’orchestra. La Marianne di Silvana Dussmann è simpatica, ma dal canto troppo querulo. Corretto Kresimir Spicer come Valzacchi, mentre altalenante mi pare l’Annina di Janina Baechle. Benjamin Bernheim, il cantante, possiede timbro interessante, ma dovrebbe porre maggior attenzione in dizione e intonazione, difetti che inficiano la sua aria Di rigori armato il seno.

Raccolgo in un unico elogio gli altri interpreti che dimostrano affiatamento anche dal punto di vista scenico, requisito essenziale per la riuscita generale.

Il Coro e le voci bianche del Teatro alla Scala, diretti da Bruno Casoni, partecipano in maniera impeccabile.

Applausi scroscianti ed ovazioni per tutti alla recita del 2 luglio.

Luca Benvenuti

 

Der Rosenkavalier
Andato in scena dal 4 giugno al 2 luglio 2016 al Teatro alla Scala di Milano
Commedia musicale in tre atti
Libretto: Hugo Von Hofmannsthal
Musica: Richard Strauss
Personaggi e interpreti:
La Marescialla Principessa di Werdenberg: Krassimira Stoyanova
Il Barone Ochs di Lerchenau: Günther Groissböck
Octavian: Sophie Koch
Il Signore di Faninal: Adrian Eröd
Sophie: Christiane Karg
Marianne Leitmetzerin: Silvana Dussmann
Valzacchi: Kresimir Spicer
Annina: Janina Baechle
Un cantante: Benjamin Bernheim
Direttore: Zubin Mehta
Maestro del coro: Bruno Casoni
Regia: Harry Kupfer
Scene: Hans Schavernoch
Costumi: Yan Tax
Luci: Jürgen Hoffmann
Video: Thomas Reimer
Coro e Orchestra del Teatro alla Scala
Coro di voci bianche dell’Accademia Teatro alla Scala
Foto Rinaldi-Teatro alla Scala

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