Quotidiano di Cultura diretto e fondato da Stefano Duranti Poccetti nel 2011

“Pagare profumatamente” e “pagare salato”

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Cari amanti dell’italiano, quante sono le locuzioni che tutti i parlanti di una lingua usano più o meno frequentemente? Beh, sono talmente tante che potremmo tranquillamente dire che ce n’è una per ogni situazione. Probabilmente, non di rado, vi sarà capitato di utilizzare una frase idiomatica della quale conoscete il significato, ma non l’origine; ecco perché oggi, abbiamo deciso di occuparci della derivazione di due modi di dire, che ormai fanno parte del linguaggio comune, ovvero, “pagare profumatamente” e  “pagare salato”.

La prima espressione proviene dal mondo della moda. Nel Cinquecento, e ancor più nel Seicento, quando si riteneva che l’acqua fosse un veicolo di contagio, si abbandonò la pratica del lavarsi e si cominciò a coprire il cattivo odore causato dalla scarsa igiene personale con l’abuso di profumo e di cipria. All’epoca, tali articoli costavano molto cari, perciò, poiché venivano abbondantemente utilizzati, divennero il simbolo dei ceti sociali più agiati. Una delle prime attestazioni del detto “pagare profumatamente” si trova nelle lettere familiari di Annibal Caro (1507-1566).

La seconda locuzione invece trae la sua pregnanza espressiva dall’importanza che, anticamente, molte popolazioni attribuivano al sale. Luoghi e parole testificano l’antichità e l’universalità del prezioso minerale, basti pensare che tutt’ora, il compenso dei lavoratori viene chiamato salario, vocabolo che deriva dal suo corrispettivo latino salarium, questo perché gli antichi Romani pagavano i legionari con un pugno di sale e che ancora oggi, si cammina nella romana Via Salaria.

La rubrica Rispettiamo l’italiano vi dà appuntamento a giovedì prossimo con altre curiosità riguardanti la nostra lingua.

Martina Naccarato

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