Strane creature di Tracy Chevalier: tra evoluzione e femminismo

Data:

Lyme Regis Inghilterra, XIX secolo.

Sono queste le coordinate del romanzo di Tracy Chevalier “Strane creature” edito da Neri Pozza, un romanzo brillante che porta alla luce la figura di Mary Anning, personaggio noto in ambito scientifico grazie ai fossili da lei trovati che hanno contribuito ad accantonare la teoria del creazionismo e a considerare l’idea di un mondo in divenire. Anche se il lavoro di Mary Anning diede un input notevole alla paleontologia, in vita ottenne pochissimi riconoscimenti e soprattutto pochissimo credito da parte dei scienziati suoi contemporanei, essendo appartenuta a una classe sociale povera ed essendo donna era impossibilitata a iscriversi a qualsiasi circolo scientifico, all’epoca unico appannaggio degli uomini di alta estrazione sociale.

“Strane creature” affronta proprio questi due temi che ora sembrano anni luce lontani dalla nostra contemporaneità: la condizione della donna e la visione del mondo.

Mary Anning e la sua amica Elizabeth Philpot – anch’essa fu poi nota nell’ambito della paleontologia – condividono la stessa passione e passano intere giornate insieme in riva all’oceano cercando fossili, − chiamati “ninnoli” da Mary Anning − e per questo vengono criticate dalla società antiprogressista inglese: “un passatempo stravagante e sudicio, poco adatto a una signora” è infatti il titolo del secondo capitolo del romanzo e racchiude appieno i preconcetti misogini dell’Inghilterra dell’800.

A pagare il prezzo di questa mentalità maschilista è soprattutto Mary Anning, in quanto di bassa estrazione sociale e quindi poco istruita, a differenza dell’amica Elizabeth Philpot appartenente a un ceto borghese medio. Tracy Chevalier riesce a rimarcare la differente estrazione sociale delle due amiche grazie a un sottile gioco di registro linguistico: nei capitoli dedicati a Elizabeth, la scrittrice userà un registro più alto e toccherà temi più profondi e complessi. Quando sarà Mary a parlare il registro si abbasserà adeguandosi alla sua cultura: si noteranno termini come “cocco” invece di coccodrillo o  “Pa’” invece di papà. La giovane di Lyme è infatti continuamente sfruttata da uomini interessati ai fossili per il suo grande occhio nel trovarli e riconoscerli e non potendo far parte di nessun circolo o associazione scientifica in quanto donna non poteva approfondire o divulgare la sua conoscenza. Avendo anche problemi finanziari era costretta a vendere i suoi fossili ai signori dell’alta società, interessati solo alla particolarità di quei ninnoli e alla curiosità che avrebbero potuto suscitare agli ospiti dei loro salotti. All’epoca, difatti, erano considerati come dei curiosi oggetti da esposizioni privi di qualsiasi valore scientifico.

L’evoluzionismo era all’epoca un concetto poco conosciuto: Darwin non aveva ancora scritto “L’origine delle specie” e sembrava impossibile pensare a un mondo che si trasforma e che non rimane sempre uguale a se stesso. Qualsiasi cambiamento sottintendeva la fallibilità di Dio, onnisciente e onnipotente: l’estinzione di una specie animale implicava infatti che Dio l’avesse “scartata” o l’avesse lasciata morire per via di un errore o per indifferenza: c’era stato un errore nel disegno divino? Oppure la sopravvivenza di una specie era indifferente al suo creatore? “com’è che Dio ha fatto delle creature che non esistono più?” chiede Mary a uno studioso di Oxford, ma la risposta non convince molto la giovane: “il dotto studioso aveva parlato bene con tutti quei paroloni, ma non aveva risposto alla mia domanda”.

All’interno del romanzo vediamo soprattutto Elizbeth Philpot, cercare risposte a queste domande,  desiderandole e temendole allo stesso tempo. Così Tracy Chevalier ci rende partecipi delle esitazioni e delle paure che si provano quando le certezze ataviche crollano all’improvviso. Basti pensare che all’epoca del romanzo si credeva che la nascita della terra risalisse 4004 a.C. e i fossili trovati da Mary, soprattutto il primo ittiosauro, sconvolgeva queste conoscenze date ormai per certe.

Degno di nota per capire l’atteggiamento dell’epoca è senza dubbio l’incontro di Elizabeth con il pastore di Lyme in cui lei pone le stesse domande che Mary ha rivolto al professore di Oxford, ma trova ancora meno risposte e soprattutto un atteggiamento ben più ostile. “ Come hanno fatto gli scheletri degli animali a infilarsi dentro le rocce? Com’è possibile che ci siano dei corpi dentro la scogliera, se le rocce furono create da Dio prima degli animali?”. Gli chiede infine Elizabeth dopo un lungo scontro di domanda-risposta incentrato sulla Genesi. Il reverendo non poteva non rispondere con un frettoloso “quando Dio creò le rocce ci infilò i fossili per mettere alla prova la nostra fede”, prima di andarsene sconvolto e offeso che una donna potesse essere tanto impudente.

Le due amiche dovranno attendere ancora molti anni prima di avere risposte e riconoscimenti e si dovrà aspettare di più prima di vedere la teoria dell’evoluzionismo accreditata e accertata e ancora di più per vedere le donne occupare un posto nelle associazioni scientifiche.

Con il suo solito stile limpido e cristallino Tracy Chevalier porta alla luce la storia di queste due donne poco conosciute e dal grande valore, ma soprattutto fa conoscere a un pubblico vasto il grande contributo che il lavoro di Mary Anning apportò alla comunità scientifica tanto da guadagnarsi un posto nelle lista delle dieci donne inglesi che più hanno contribuito alla storia della scienza e un giorno dedicato a lei e ai fossili a Lyme Regis – The Mary Anning Day.

Non si può non citare Dickens che nel 1856 menzionò Mary sul suo periodico: “La figlia del carpentiere si è conquistata un proprio nome, e lo ha meritato”.

Elisa Alfonsini

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