Quotidiano di Cultura diretto e fondato da Stefano Duranti Poccetti nel 2011

I Momix e l’Arizona: “Opus Cactus”

Data:

Venezia Mestre, Teatro Toniolo, dal 22 al 27 novembre 2016

I Momix tornano puntualmente anche quest’anno a Mestre con ben sette repliche di Opus Cactus, spettacolo ideato da Moses Pendleton nell’ormai lontano 2001. Venuto alla luce come pezzo di breve durata per l’Arizona Ballet di Phoenix, fu successivamente ampliato per diventare opera articolata. L’ispirazione viene dal leggendario deserto del sudovest americano, ricreandone i paesaggi, la flora, la fauna e le sue magiche atmosfere durante l’alba, il mezzogiorno e la notte inoltrata. Opus cactus si compone di due atti. Nel primo, più lungo e dagli intenti palesemente descrittivi, segnalo Pole Dance, un trio maschile che si destreggia con le pertiche; i corpi che in Prickly Pairs diventano ombre di cactus ballerini; Gila Dance, in cui quattro uomini formano un unico animale; Caravan, pezzo finale ricco di delicatissimi giochi d’equilibrio da togliere il fiato. La seconda parte è più breve e si differenzia nettamente dalla prima per la notevole cifra simbolica. All’apertura, in sostituzione del previsto Dream Catcher con la scultura di Alan Boeding, Steven Ezra e Rebecca Rasmussen eseguono TUU da Momix Classics, una versione contemporanea dell’androgino platonico. Tra i vari numeri, Sundance è un elegante omaggio al sole con grandi ventagli dorati a creare una suggestiva coreografia. Emozionante il finale, First Contact, tre donne che cercano di salvare la loro anima dagli spiriti inferi.

Grazie alle luci di Joshua Starbuck, la compagnia sembra formata da una vastità impressionante di danzatori, quando in realtà sono dieci artisti, cinque uomini e cinque donne, a fare di tutto con humour, bellezza e sensualità. I costumi di Phoebe Katzin trasformano i Momix in lucertole, scorpioni, serpenti e rettili misteriosi che si agitano sui ritmi sciamanici delle civiltà desertiche dal forte carattere trascendentale.

Per due ore, senza percepirne il trascorrere, si entra in una dimensione altra. Il corpo, attraverso l’uso proteiforme della luce e della musica, sembra alleggerirsi e farsi di materia estremamente malleabile. Gravitazione rimanda a stabilità, saldezza, mentre l’intento di Pendleton è volare, metafora d’una mente libera di pensare ed espandersi verso mondi migliori del nostro.

Applausi prolungati del pubblico accorso numeroso alla recita pomeridiana fuori abbonamento del 26 novembre.

Luca Benvenuti

Opus cactus
Uno spettacolo di Moses Pendleton assistito da Kori Darling, Brian Sanders, Craig Berman, Amphaymany Keohavong, Nicole Loizides, Jane’l Caropolo, Kara Oculato, Brian Simerson e il Ballet Arizona
Co-direttore artistico: Cynthia Quinn
Luci: Joshua Starbuck, Moses Pendleton in collaborazione con John Finen III
Disegno del pupazzo: Michael Curry
Scultura: Alan Boeding
Costumi: Phoebe Katzin
Artisti: Anthony Bocconi, Jennifer Chicheportiche, Gregory Dearmond, Steven Ezra, Jenna Marie Graves, Amanda Hulen, Rebecca Rasmussen, Catherine Jaeger, Morgan Hulen, Jason Williams
Direttori tecnici: Gianni Melis, Fabrizio Pezzotti
Direttore di produzione: Woody Dick III
Coreografia della danza del fuoco: Brian Sanders
Foto Paul Azzopardi

 

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